La vita
Eschilo nacque intorno al 525 a.C. a Eleusi, la città a ovest di Atene famosa per i misteri di Demetra, in un’antica famiglia di proprietari terrieri. Cominciò a gareggiare negli agoni tragici delle Dionisie intorno al 499 a.C. e ottenne la sua prima vittoria nel 484; in tutto vinse il primo premio tredici volte. Ma l’evento che segnò la sua vita, e l’unico menzionato nel suo epitaffio, fu la battaglia di Maratona del 490 a.C., in cui combatté nello schieramento ateniese e in cui morì suo fratello Cinegiro. Molto probabilmente combatté anche a Salamina dieci anni dopo: la sua descrizione della battaglia navale nei Persiani sembra un resoconto dal ponte di una nave.
Si recò almeno due volte in Sicilia su invito del tiranno Ierone di Siracusa, scrivendo un’opera per la fondazione della città di Etna. Ad Atene fu una volta accusato di aver rivelato sulla scena segreti dei misteri eleusini e fu assolto; si racconta che non si fosse reso conto che fossero segreti.
Morì a Gela, in Sicilia, nel 456 a.C. Una leggenda posteriore narra che un’aquila lasciò cadere una tartaruga sulla sua testa calva, scambiandola per una roccia. Gli Ateniesi lo onorarono con un decreto unico: le sue tragedie potevano essere rappresentate di nuovo alle feste dopo la sua morte, in gara con poeti viventi. Anche i suoi figli Euforione ed Euèone scrissero tragedie.
Le opere
Aristotele attribuisce a Eschilo l’introduzione del secondo attore, che rese possibile il dialogo e quindi il dramma; ridusse anche il ruolo del coro e usò costumi, maschere e macchine sceniche per effetti spettacolari. La sua lingua è solenne e densa, piena di aggettivi composti e immagini audaci, e le sue opere pongono soprattutto una domanda: come agisce la giustizia divina attraverso le generazioni?
I Πέρσαι (Persiani, 472 a.C.) mostrano la sconfitta di Salamina dal punto di vista persiano, attraverso il dolore della madre di Serse e il fantasma di Dario; fu Pericle a finanziare l’allestimento. Επτά επί Θήβας (Sette contro Tebe, 467) si chiude con i figli di Edipo, Eteocle e Polinice, che si uccidono a vicenda alle porte della città. Le Ικέτιδες (Supplici) seguono le cinquanta figlie di Danao in fuga da un matrimonio forzato.
Il suo capolavoro è l’Ορέστεια (Orestea, 458 a.C.): nell’Αγαμέμνων (Agamennone) Clitennestra uccide il marito al suo ritorno da Troia; nelle Χοηφόροι (Coefore) il figlio Oreste lo vendica uccidendola; nelle Ευμενίδες (Eumenidi) le Erinni inseguono Oreste fino ad Atene, dove Atena fonda il primo tribunale e il ciclo del sangue è sostituito dalla legge. Il Προμηθεύς Δεσμώτης (Prometeo incatenato), sul Titano incatenato per aver donato il fuoco agli uomini, ci è giunto sotto il suo nome, anche se oggi molti studiosi dubitano che l’abbia scritto lui.
L’eredità nella Grecia di oggi
L’Orestea va in scena quasi ogni estate nel teatro antico di Epidauro, e mettervi in scena i Persiani è un rito di passaggio per i registi greci. La sua città natale, oggi Elefsina, organizza ogni anno in suo onore il festival Αισχύλεια (Eschilee) e lo ha celebrato quando è stata Capitale europea della cultura nel 2023. I Greci dicono ancora πάθει μάθος, «imparare attraverso la sofferenza», un’espressione tratta dall’Agamennone, e il grido dei Persiani, ὦ παῖδες Ἑλλήνων ἴτε, viene citato negli anniversari nazionali. Per chi studia, le letture di questo sito raccontano in greco moderno le storie di Prometeo, Oreste, Clitennestra, le Erinni e i fratelli Eteocle e Polinice; leggile e poi cerca i versi originali.
Lo sapevi?
- Il suo epitaffio, che si dice scritto da lui stesso, ricorda soltanto che il bosco sacro di Maratona e il Persiano dalla lunga chioma conoscono il suo valore; nemmeno una parola sulle sue opere.
- I Persiani (472 a.C.) sono l’opera più antica conservata del teatro mondiale e l’unica tragedia greca superstite dedicata a un evento storico anziché a un mito.
- Dopo la sua morte gli Ateniesi permisero di riproporre le sue opere negli agoni, un onore concesso a nessun altro poeta della sua generazione.
- Si dice che abbia scritto dalle ottanta alle novanta opere; ne sopravvivono sette, e i titoli della maggior parte delle altre sono noti solo da elenchi e citazioni.
Opere principali
| Titolo greco | Titolo | Anno |
|---|---|---|
| Πέρσαι | I Persiani | 472 BC |
| Επτά επί Θήβας | I Sette contro Tebe | 467 BC |
| Ικέτιδες | Le Supplici | c. 463 BC |
| Ορέστεια (Αγαμέμνων, Χοηφόροι, Ευμενίδες) | Orestea (Agamennone, Coefore, Eumenidi) | 458 BC |
| Προμηθεύς Δεσμώτης | Prometeo incatenato (attribuito) | after 456 BC? |
Una frase da ricordare
ὦ παῖδες Ἑλλήνων ἴτε, / ἐλευθεροῦτε πατρίδ', ἐλευθεροῦτε δὲ / παῖδας, γυναῖκας, θεῶν τε πατρῴων ἕδη, / θήκας τε προγόνων· νῦν ὑπὲρ πάντων ἀγών.
Nel greco di oggiΕμπρός, παιδιά των Ελλήνων, ελευθερώστε την πατρίδα, ελευθερώστε τα παιδιά, τις γυναίκες, τους ναούς των πατρικών θεών και τους τάφους των προγόνων· τώρα ο αγώνας είναι για όλα.
o paides Ellinon ite, / eleftheroute patrid', eleftheroute de / paidas, gynaikas, theon te patroon edi, / thikas te progonon; nyn yper panton agon.
Avanti, figli dei Greci! / Liberate la patria, liberate / i figli, le spose, le sedi degli dèi dei padri, / le tombe degli antenati: ora la lotta è per tutto.