La vita
Erodoto nacque intorno al 484 a.C. ad Alicarnasso, oggi Bodrum sulla costa turca, una città greca sotto dominio persiano con una popolazione mista greca e caria; suo padre stesso portava il nome cario di Lyxes. La famiglia si oppose al tiranno locale Ligdami; un parente di Erodoto, il poeta epico Paniassi, fu ucciso, ed Erodoto trascorse un periodo in esilio a Samo. Sembra che sia tornato per aiutare a rovesciare il tiranno, per poi partire definitivamente.
Seguirono i viaggi che riempiono il suo libro: risalendo il Nilo fino a Elefantina, a Babilonia, presso gli Sciti della costa settentrionale del Mar Nero, a Cirene in Libia e attraverso l'Egeo. Ovunque andasse chiedeva a sacerdoti, guide e mercanti che cosa sapessero, e annotava quando credeva loro e quando no. Ad Atene, all'apice del potere di Pericle, tenne letture pubbliche della sua opera, divenne amico di Sofocle e, secondo una fonte più tarda, la città gli votò un cospicuo compenso.
Nel 444 o 443 a.C. si unì alla nuova colonia di Turi, nell'Italia meridionale, che Atene stava fondando. Probabilmente vi morì intorno al 425 a.C., anche se una tradizione colloca la sua tomba a Pella, in Macedonia. Scriveva in greco ionico, il dialetto dell'Egeo orientale, e l'epigramma sulla sua tomba lo chiamava «il signore della storia ionica».
Le opere
Le Ιστορίαι (Storie) si propongono, come dice la prima frase, di registrare le grandi imprese di Greci e barbari perché il tempo non le cancelli, e di spiegare perché combatterono. I nove libri, intitolati più tardi alle nove Muse dagli editori di Alessandria, cominciano con Creso di Lidia e il saggio ateniese Solone, che dice al ricco re che nessuno può dirsi felice prima della morte. Seguono poi l'ascesa della Persia sotto Ciro, Cambise, Dario e Serse, con lunghe digressioni sulle terre conquistate: l'Egitto, con le sue piramidi, i coccodrilli e gli imbalsamatori, occupa l'intero libro 2.
I libri dal 6 al 9 sono le guerre persiane vere e proprie: il corridore inviato a Sparta e la carica di Maratona nel 490; Serse che getta un ponte sull'Ellesponto e fa frustare il mare; Leonida e i trecento alle Termopili, di cui cita l'epitaffio; le mura di legno dell'oracolo e la trappola di Salamina; Platea e Micale nel 479.
Tra le battaglie stanno le storie che tutti ricordano: Gige costretto a spiare la regina di Candaule; Policrate di Samo che getta in mare il suo anello, solo per vederlo tornare dentro un pesce; Arione riportato a casa da un delfino; Cleobi e Bitone. Erodoto riferisce ciò che gli hanno raccontato, spesso in più versioni, e dice chiaramente «io non ci credo, ma lo scrivo». Questa miscela di curiosità, equità e gusto per una bella storia è il motivo per cui il libro non ha mai smesso di essere letto.
L’eredità nella Grecia di oggi
Ogni bambino greco legge Erodoto: racconti scelti dalle Storie, in traduzione in greco moderno, fanno parte del corso di letteratura antica del primo anno di Ginnasio, accanto all'Odissea. Espressioni giunte attraverso di lui sono greco quotidiano: ο πατέρας της ιστορίας (il padre della storia), «l'Egitto è un dono del Nilo» e l'epitaffio spartano Ὦ ξεῖν', ἀγγέλλειν Λακεδαιμονίοις (Straniero, annuncia agli Spartani), inciso sul monumento moderno alle Termopili, che fu lui a conservare. Strade intitolate Ηροδότου esistono in tutta la Grecia, e i racconti di Erodoto su questo sito, Creso e Solone, l'anello di Policrate e il delfino di Arione, sono narrati a tre livelli diversi, così puoi cominciare da dove ti trovi.
Lo sapevi?
- La divisione in nove libri intitolati alle Muse fu opera di editori successivi; Erodoto stesso scrisse semplicemente una lunga «indagine».
- Plutarco scrisse un intero saggio intitolato Sulla malignità di Erodoto, accusandolo di essere ingiusto verso Tebe e Corinto; i critici lo hanno chiamato sia padre della storia sia padre delle menzogne.
- È la nostra unica fonte sul corridore di Maratona Fidippide, che nella sua versione corre da Atene a Sparta per chiedere aiuto, non da Maratona ad Atene.
- Descrive passo per passo la tecnica egizia della mummificazione, compreso l'uncino usato per estrarre il cervello dal naso.
Opere principali
| Titolo greco | Titolo | Anno |
|---|---|---|
| Ιστορίαι, Α΄ (Κλειώ): Κροίσος και Σόλων | Storie, libro 1 (Clio): Creso e Solone | c. 430 BC |
| Ιστορίαι, Β΄ (Ευτέρπη): Αίγυπτος | Storie, libro 2 (Euterpe): l'Egitto | c. 430 BC |
| Ιστορίαι, Γ΄ (Θάλεια): το δαχτυλίδι του Πολυκράτη | Storie, libro 3 (Talia): l'anello di Policrate | c. 430 BC |
| Ιστορίαι, ΣΤ΄ (Ερατώ): Μαραθώνας | Storie, libro 6 (Erato): Maratona | c. 430 BC |
| Ιστορίαι, Ζ΄–Η΄ (Πολύμνια, Ουρανία): Θερμοπύλες, Σαλαμίνα | Storie, libri 7–8 (Polimnia, Urania): Termopili, Salamina | c. 430 BC |
Una frase da ricordare
Ἡροδότου Ἁλικαρνησσέος ἱστορίης ἀπόδεξις ἥδε, ὡς μήτε τὰ γενόμενα ἐξ ἀνθρώπων τῷ χρόνῳ ἐξίτηλα γένηται, μήτε ἔργα μεγάλα τε καὶ θωμαστά, τὰ μὲν Ἕλλησι τὰ δὲ βαρβάροισι ἀποδεχθέντα, ἀκλεᾶ γένηται.
Nel greco di oggiΑυτή είναι η έκθεση της έρευνας του Ηροδότου από την Αλικαρνασσό, για να μη σβήσουν με τον χρόνο όσα έκαναν οι άνθρωποι, και για να μη μείνουν χωρίς δόξα έργα μεγάλα και θαυμαστά, άλλα των Ελλήνων και άλλα των βαρβάρων.
Irodotou Alikarnisseos istoriis apodexis ide, os mite ta genomena ex anthropon to chrono exitila genitai, mite erga megala te kai thomasta, ta men Ellisi ta de varvaroisi apodechthenta, aklea genitai.
Questa è l'esposizione dell'indagine di Erodoto di Alicarnasso, affinché ciò che gli uomini hanno fatto non svanisca con il tempo, e le imprese grandi e meravigliose, compiute alcune dai Greci e altre dai barbari, non restino senza gloria.