La vita
Della vita di Tirteo pochissimo è certo. Appartiene alla Sparta del VII secolo a.C.: la Suda colloca la sua acme nella 35ª Olimpiade (640–637 a.C.), e il Centro per la Lingua Greca lo data intorno al 660–600 a.C. I suoi carmi sono legati alla seconda guerra messenica, quando i Messeni, che Sparta aveva conquistato e ridotto a iloti, si ribellarono. Nell’elegia poi chiamata Εὐνομία (Eunomia, Buon governo), chi parla dice di aver lasciato «la ventosa Erineo» con i discendenti di Eracle per giungere nell’isola di Pelope, parole che lo fanno sembrare uno Spartano che parla per la propria comunità.
Gli autori antichi raccontavano però anche una storia molto diversa. Pausania riferisce che Delfi ordinò agli Spartani di prendere un consigliere da Atene e che gli Ateniesi mandarono Tirteo, un maestro di scuola zoppo da un piede e ritenuto di scarso ingegno. L’oratore ateniese Licurgo dice che Sparta lo prese da Atene come guida, e Platone lo chiama ateniese di nascita e poi cittadino spartano. La Suda invece lo dice «Laconio o Milesio», figlio di Archembroto, poeta elegiaco e suonatore di aulo. Già Strabone dubitava della versione ateniese a causa del verso su Erineo. Leggeva inoltre i carmi come se Tirteo avesse comandato gli Spartani in guerra, ma questo, come il resto della sua biografia, non si può verificare. Gli studiosi moderni considerano di solito il maestro zoppo una leggenda.
Le opere

Tirteo scrisse elegie, versi in distici formati da un esametro e un pentametro, eseguiti di solito con l’aulo. La Suda gli attribuisce una costituzione per gli Spartani, precetti morali in versi elegiaci e canti di guerra, in cinque libri. Ne resta una serie di frammenti citati da autori più tardi, tra cui quattro elegie guerresche di una certa estensione. L’Eunomia, citata da Strabone, presenta l’ordine di Sparta come un dono di Zeus ai discendenti di Eracle.
Le elegie guerresche si rivolgono direttamente ai giovani dell’esercito cittadino. La lingua è omerica, ma l’ideale è nuovo: non l’eroe solitario, bensì la fila degli opliti schierati fianco a fianco nella falange. Nel frammento 10, conservato da Licurgo, si dice che è bello cadere in prima fila combattendo per la patria, mentre chi abbandona la propria città diventa un mendicante errante. Il frammento 11, conservato da Stobeo, si apre con l’incoraggiamento citato in questa pagina e poi descrive il corpo a corpo con dettagli crudi. Il frammento 12 mette da parte la velocità nella corsa, la bellezza, la ricchezza e l’eloquenza e celebra il coraggio in guerra come la vera virtù; Platone ne discute l’inizio nelle Leggi. Questi carmi appartengono a una società in guerra per la terra di un popolo che aveva asservito. È meglio leggerli come testimonianza storica dei valori spartani, non come consigli senza tempo.
L’eredità nella Grecia di oggi
Tirteo resta un testimone fondamentale per la Sparta arcaica e per l’elegia greca antica. L’antologia online del Centro per la Lingua Greca presenta il frammento 10 con una traduzione in versi in greco moderno di Thrasyvoulos Stavrou, sotto il titolo del verso latino di Orazio «Dulce et decorum est pro patria mori», che ne è un’eco. Per esercitarti, prendi i tre versi antichi citati in questa pagina. Trova le forme plurali ἐστέ (siete), θαρσεῖτε (fatevi coraggio) e φοβεῖσθε (temete). Confronta il greco moderno κάνε κουράγιο / κάντε κουράγιο e μη φοβάσαι / μη φοβάστε. Poi scrivi due brevi incoraggiamenti prima di un esame di greco, uno per un solo amico e uno per tutta la classe: Μη φοβάσαι, Ελένη! Μη φοβάστε, παιδιά, ξέρετε πολλά! (Non avere paura, Eleni! Non abbiate paura, ragazzi, sapete tanto!)
Lo sapevi?
- L’oratore Licurgo, parlando ad Atene nel 330 a.C., disse che una legge spartana chiamava i soldati in campagna alla tenda del re per ascoltare insieme i versi di Tirteo.
- Secondo Filocoro, citato da Ateneo, gli Spartani in campagna cantavano Tirteo uno dopo l’altro dopo cena, e il polemarco dava al cantore migliore un pezzo di carne.
- La Suda lo chiama non solo poeta ma anche αὐλητής (suonatore di aulo).
- Strabone si servì di un solo verso sulla «ventosa Erineo» per sostenere che Tirteo non era ateniese.
Opere principali
| Titolo greco | Titolo | Anno |
|---|---|---|
| Εὐνομία | Eunomia (Buon governo) — elegia sull’ordine spartano, frammenti | 7th c. BC |
| «τεθνάμεναι γὰρ καλὸν…» (απόσπ. 10 West) | Elegia guerresca sulla prima fila — frammento 10, citato da Licurgo | 7th c. BC |
| «ἀλλ᾿, Ἡρακλῆος γὰρ ἀνικήτου γένος ἐστέ…» (απόσπ. 11 West) | Elegia guerresca «Fatevi coraggio» — frammento 11, citato da Stobeo | 7th c. BC |
| «οὔτ᾿ ἂν μνησαίμην…» (απόσπ. 12 West) | Elegia sulla vera virtù — frammento 12, discusso da Platone | 7th c. BC |
Una frase da ricordare
ἀλλ᾿, Ἡρακλῆος γὰρ ἀνικήτου γένος ἐστέ, θαρσεῖτ᾿· οὔπω Ζεὺς αὐχένα λοξὸν ἔχει· μηδ᾿ ἀνδρῶν πληθὺν δειμαίνετε, μηδὲ φοβεῖσθε
Nel greco di oggiΑφού είστε γενιά του ανίκητου Ηρακλή, πάρτε θάρρος· ο Δίας δεν έχει ακόμη στρέψει αλλού το κεφάλι του· μην τρομάζετε από το πλήθος των αντιπάλων, μη φοβάστε.
all’, Hēraklêos gàr anikḗtou génos esté, tharseît’· oúpō Zeùs auchéna loxòn échei· mēd’ andrôn plēthỳn deimaínete, mēdè phobeîsthe
Poiché siete la stirpe dell’invitto Eracle, fatevi coraggio: Zeus non ha ancora volto altrove il capo; non temete la folla degli avversari, non abbiate paura.











































