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Jannis Kounellis
Gabuchan · CC BY-SA 2.0 · Wikimedia Commons

C1Grecia moderna · Artista (Arte Povera)

Jannis Kounellis

Γιάννης Κουνέλλης

1936 – 2017 · Il Pireo; Roma

Jannis Kounellis (Γιάννης Κουνέλλης, 1936–2017), scritto anche Yannis Kounellis, fu un artista greco che trascorse la vita a Roma e divenne una delle figure di punta dell'Arte Povera, il movimento italiano che faceva arte con materiali umili e vivi. Nel 1969 riempì una galleria romana con dodici cavalli vivi. Fuoco, carbone, sacchi, acciaio, pietre e il corpo umano erano i suoi materiali, e attraverso di essi parlava della memoria, della storia e della fragilità della cultura europea.

La vita

Kounellis nacque al Pireo il 23 marzo 1936 e crebbe nella città portuale negli anni duri dell'Occupazione e della guerra civile; le navi, i sacchi, il carbone e il ferro del porto lo accompagnarono per tutta la vita. Nel 1956, a vent'anni, lasciò la Grecia per Roma per studiare all'Accademia di Belle Arti, e Roma divenne la sua casa. Non smise mai di sentirsi greco, ma fece carriera in Italia, nella cerchia di artisti, critici e galleristi che si riuniva a Roma negli anni Sessanta.

La sua prima personale, L'Alfabeto di Kounellis alla Galleria La Tartaruga di Roma nel 1960, mostrava grandi tele coperte di lettere, numeri e segni, un alfabeto dipinto. Nel 1967 il critico Germano Celant diede il nome di Arte Povera a un gruppo di giovani artisti italiani che rifiutavano la pittura e la scultura tradizionali, e Kounellis ne divenne uno dei membri centrali, accanto a Mario Merz, Michelangelo Pistoletto e altri. Da allora espose in tutta Europa e nelle Americhe, e nel 1994 tornò in Grecia con una celebre installazione sulla nave Ιόνιον nel porto del Pireo. Rimase attivo oltre gli ottant'anni, creando grandi installazioni in chiese, fabbriche e musei. Morì a Roma il 16 febbraio 2017, e i giornali greci e italiani lo piansero allo stesso modo come uno dei loro.

Le opere

Kounellis cominciò come pittore e disse sempre di esserlo rimasto, anche quando smise di usare la tela. I suoi primi «alfabeti», tele con grandi lettere a stencil, facevano già della pittura una sorta di performance: dal 1960 partecipava fisicamente alle proprie mostre alla Galleria La Tartaruga di Roma. Dal 1967 portò in galleria cose vive e grezze: un pappagallo vivo appollaiato davanti a un pannello dipinto, cactus, sacchi di carbone, lana, una fiamma di gas a forma di fiore. La più famosa di queste opere è l'installazione senza titolo del gennaio 1969 alla Galleria L'Attico di Roma, in cui dodici cavalli vivi rimasero legati lungo le pareti per i giorni della mostra. I cavalli non erano il simbolo di qualcosa di semplice; erano una presenza viva, un pezzo di realtà e di mondo antico, collocato là dove la gente si aspettava dei quadri.

Dagli anni Settanta in poi il suo linguaggio si fece più cupo e pesante: porte murate con pietre, lastre d'acciaio con cappotti e cappelli appesi, telai di letti, sacchi, il fuoco e la fuliggine che lascia, frammenti di statue classiche. Queste opere parlano della crisi della cultura europea dopo la guerra, dell'esilio e della memoria, ma sempre attraverso la materia fisica anziché la spiegazione. I critici le paragonano spesso al teatro, e Kounellis amava davvero la scena: lavorò a produzioni teatrali e trasformò molte delle sue mostre in eventi. In tutte corre un filo greco: il mare, il porto, i frammenti antichi, il senso del tragico.

L’eredità nella Grecia di oggi

Kounellis è uno dei pochi artisti greci del Novecento con un posto davvero internazionale nella storia dell'arte; le sue opere sono nei grandi musei d'Europa e d'America, e ogni storia dell'Arte Povera parla dei cavalli del 1969. Nel 2019 la Fondazione Prada a Venezia gli dedicò una grande retrospettiva. In Grecia è visto come un ponte tra la tradizione greca e l'avanguardia europea, e i giovani artisti greci guardano ancora al suo esempio. Se visitate un museo d'arte contemporanea e vedete sacchi di carbone o una parete d'acciaio con un'unica fiamma, forse avete davanti un Kounellis. Leggere di lui è anche un buon modo per esercitarsi con il lessico greco dell'arte contemporanea.

Lo sapevi?

  • A vent'anni lasciò il Pireo per Roma e visse in Italia per il resto della vita.
  • Nel 1969 espose dodici cavalli vivi alla Galleria L'Attico di Roma, allora ospitata in un ex garage.
  • La sua prima personale, nel 1960, si intitolava L'Alfabeto di Kounellis (L'alfabeto di Kounellis).
  • Nel 1994 realizzò un'installazione su una nave nel porto del Pireo, dove era cresciuto.

Opere principali

Titolo grecoTitoloAnno
Τα «αλφάβητα»I quadri «alfabeto»1958–1960s
Χωρίς τίτλο (Παπαγάλος)Senza titolo (Pappagallo)1967
Μαργαρίτα της φωτιάςMargherita di fuoco1967
Χωρίς τίτλο (12 άλογα)Senza titolo (12 cavalli), Galleria L'Attico, Roma1969
Εγκατάσταση στο πλοίο «Ιόνιον», ΠειραιάςInstallazione sulla nave Ionion, Pireo1994

Una frase da ricordare

Θέλω την επιστροφή της ποίησης μ' όλα τα μέσα: με την άσκηση, την παρατήρηση, τη μοναξιά, το λόγο, την εικόνα, την εξέγερση.

Thelo tin epistrofi tis poiisis m' ola ta mesa: me tin askisi, tin paratirisi, ti monaxia, to logo, tin eikona, tin exegersi.

Voglio il ritorno della poesia con ogni mezzo: con la pratica, l'osservazione, la solitudine, la parola, l'immagine, la rivolta.

Interview with Vasiliki Sarilaki (theartnoise), reprinted in LiFO, 9 April 2012
C1

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Parole del brano

  • segnato
  • tragedia
  • tradizionale
  • materiale
  • vivo
  • materia
  • esilio
  • memoria

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