La vita
Demostene nacque nel 384 a.C. nel demo ateniese di Peania. Il padre possedeva una bottega di schiavi che fabbricavano spade e letti e lasciò un grande patrimonio quando il ragazzo aveva sette anni; i tutori, guidati da un parente di nome Afobo, ne dilapidarono la maggior parte. Il giovane studiò retorica, avendo tra i maestri il logografo Iseo, e a vent'anni citò in giudizio i tutori con discorsi che ci sono pervenuti. Vinse, recuperò poco denaro, ma aveva trovato il suo mestiere: per anni si guadagnò da vivere come logografo, scrivendo discorsi che i clienti pronunciavano in tribunale.
Plutarco racconta le storie che ogni bambino greco conosce: che i suoi primi tentativi nell'assemblea furono sommersi dalle risate per la voce debole e la balbuzie; che si costruì uno studio sotterraneo, si rase metà della testa perché la vergogna lo trattenesse in casa, si esercitò con sassolini in bocca e declamò contro il fragore del mare al Falero. Nel 354 a.C. parlava già di finanze pubbliche, e dal 351, con la Prima Filippica, aveva trovato il suo grande tema: l'ascesa di Filippo II di Macedonia.
Combatté come oplita a Cheronea nel 338 a.C., dove Filippo schiacciò Atene e Tebe. Nel 324 fu condannato per aver preso denaro da Arpalo, il tesoriere fuggiasco di Alessandro, imprigionato, e fuggì in esilio. Richiamato dopo la morte di Alessandro nel 323, vide fallire l'anno seguente la rivolta delle città greche. Braccato dal reggente macedone Antipatro, si rifugiò nel tempio di Poseidone a Calauria, l'odierna Poros, e nell'ottobre del 322 a.C. prese il veleno piuttosto che essere catturato.
Le opere

Sotto il suo nome ci sono giunti sessantuno discorsi, alcuni spuri, insieme a lettere e proemi. Il nucleo sono i discorsi politici. Nelle tre Ολυνθιακοί (Olintiache, 349–348 a.C.) supplicò Atene di salvare la città di Olinto da Filippo, invano; nelle quattro Φιλιππικοί (Filippiche, 351–341 a.C.) analizzò, con una chiarezza che i concittadini trovavano noiosa, come il re macedone usasse il denaro, la rapidità e la disunione greca, e chiese che gli Ateniesi servissero di persona invece di assoldare mercenari. Questi discorsi hanno dato a tutte le lingue europee la parola «filippica» per un'aspra invettiva.
Περί του στεφάνου (Sulla corona, 330 a.C.) ne è la vetta. Nel 336 l'amico Ctesifonte aveva proposto una corona d'oro per i servigi di Demostene; il suo eterno rivale Eschine impugnò la proposta come illegale e, di fatto, mise sotto processo l'intera carriera di Demostene dopo la sconfitta a cui aveva portato. Demostene rispose che una città con il passato di Atene non avrebbe potuto agire altrimenti, giurando sugli antenati che avevano affrontato i Persiani a Maratona, Salamina e Platea che la lotta per la libertà greca era stata giusta anche se perduta. Eschine non ottenne un quinto dei voti e lasciò Atene per sempre. Accanto a questi stanno le orazioni private, una finestra sulla vita familiare, gli affari e il crimine ad Atene, e l'Επιτάφιος per i caduti di Cheronea. Il suo stile unisce lunghi periodi costruiti con cura a improvvisi colpi brevi, domande, giuramenti e dialoghi immaginari; i critici antichi lo misero al primo posto tra i dieci oratori attici, e Cicerone lo prese a modello.
L’eredità nella Grecia di oggi
In greco l'aggettivo δημοσθένειος (demostenico) descrive un oratore di forza travolgente, e «Φιλιππικός» è qualsiasi violento attacco politico. I sassolini e le onde del Falero vengono raccontati a ogni bambino che balbetta o ha paura di parlare in pubblico, e il suo discorso Υπέρ της Ροδίων ελευθερίας (Per la libertà dei Rodii) è stato testo d'esame nel liceo greco. Le rovine del santuario di Poseidone dove morì si possono visitare a Poros, sopra il paese, e una via chiamata Δημοσθένους attraversa il centro di Atene. La sua celebre statua stante, opera di Polieucto (280 a.C.), sopravvive in copie romane in Vaticano e a Copenaghen, con le labbra serrate e le mani intrecciate, immagine di un uomo che pensa prima di parlare. Traduzioni in greco moderno di Sulla corona si trovano in ogni libreria, e il testo greco è gratuito su Perseus.
Lo sapevi?
- La sua prima causa, a vent'anni, fu contro i propri tutori, che avevano sperperato il patrimonio lasciatogli dal padre; i discorsi Contro Afobo ci sono pervenuti.
- Eschine, il suo grande rivale, perse il processo della Corona così nettamente da ottenere meno di un quinto dei voti, fu multato e lasciò Atene per insegnare retorica a Rodi.
- La parola «filippica», un'aspra invettiva, viene dai suoi discorsi contro Filippo; Cicerone chiamò in suo onore Filippiche i propri attacchi contro Marco Antonio.
- Secondo Plutarco morì sull'isola di Poros, nel tempio di Poseidone, con un veleno che teneva nascosto nel calamo.
Opere principali
| Titolo greco | Titolo | Anno |
|---|---|---|
| Κατά Αφόβου | Contro Afobo (la causa contro i suoi tutori) | 363 BC |
| Κατά Φιλίππου Α΄ (Α΄ Φιλιππικός) | Prima Filippica | 351 BC |
| Ολυνθιακοί | Le Olintiache | 349–348 BC |
| Κατά Φιλίππου Γ΄ (Γ΄ Φιλιππικός) | Terza Filippica | 341 BC |
| Περί του στεφάνου | Sulla corona | 330 BC |
Dalle opere



Immagini di pubblico dominio da Wikimedia Commons.
Una frase da ricordare
Οὐκ ἔστιν, οὐκ ἔστιν ὅπως ἡμάρτετε, ἄνδρες Ἀθηναῖοι, τὸν ὑπὲρ τῆς ἁπάντων ἐλευθερίας καὶ σωτηρίας κίνδυνον ἀράμενοι· οὐ μὰ τοὺς Μαραθῶνι προκινδυνεύσαντας τῶν προγόνων.
Nel greco di oggiΌχι, δεν κάνατε λάθος, Αθηναίοι, που αναλάβατε τον κίνδυνο για την ελευθερία και τη σωτηρία όλων· όχι, μα τους προγόνους μας που πρώτοι κινδύνεψαν στον Μαραθώνα.
Ouk estin, ouk estin opos imartete, andres Athinaioi, ton yper tis apanton eleftherias kai sotirias kindynon aramenoi; ou ma tous Marathoni prokindynefsantas ton progonon.
No, non avete sbagliato, uomini di Atene, quando vi siete assunti il rischio per la libertà e la salvezza di tutti; no, per i nostri antenati che per primi affrontarono il pericolo a Maratona.
Dal testo originale
Il testo come lo ha scritto Demostene, di pubblico dominio, con la nostra traduzione a fronte.
«Περὶ τοῦ στεφάνου»Sulla corona
Il momento più celebre dell'orazione. Otto anni dopo la sconfitta di Cheronea, Demostene difende la politica che portò Atene a combattere Filippo: la scelta era giusta anche se fallì, e lo giura sui caduti delle guerre persiane.
Περὶ τοῦ στεφάνου 207–208 (330 BC), the oath by the men of Marathon · Testo di pubblico dominio, fonte: el.wikisource.org














