La vita
Quasi tutto ciò che sappiamo della vita di Saffo proviene dai suoi stessi frammenti e da autori molto più tardi e poco attendibili. Nacque intorno al 630 a.C. a Lesbo, a Ereso, nella parte occidentale dell’isola, oppure a Mitilene, la città principale, in una famiglia aristocratica. Le poesie nominano una figlia, Cleide, e tre fratelli, tra cui Carasso, un mercante che commerciava in Egitto e che lei rimprovera nel cosiddetto Carme dei fratelli, e Larico, giovane coppiere.
Intorno al 600 a.C. Lesbo era dilaniata dalle lotte tra famiglie nobili, e quella di Saffo finì dalla parte degli sconfitti: una cronaca antica riferisce che trascorse alcuni anni in esilio in Sicilia, probabilmente a Siracusa, prima di tornare in patria. A Lesbo sembra aver guidato una cerchia di giovani donne che cantavano, imparavano la musica e si preparavano al matrimonio; molte poesie sono rivolte a loro per nome: Anattoria, Attide, Gongila.
La celebre storia secondo cui si sarebbe gettata dalla rupe bianca di Leucade per amore di un traghettatore di nome Faone è un’invenzione della scena comica dei secoli successivi, e la data della sua morte è ignota; un frammento tardo, il carme di Titono pubblicato nel 2004, la mostra mentre lamenta che le ginocchia non la reggono più nella danza: visse dunque almeno fino alla vecchiaia.
Le opere
Saffo scriveva nel dialetto eolico di Lesbo, che suona diverso dal greco attico dei classici: σελάννα per la luna, ἔμμεναι per «essere». Gli studiosi di Alessandria raccolsero i suoi canti in nove libri, ordinati secondo il metro. Il primo libro era nella strofa di quattro versi oggi chiamata strofa saffica, poi ripresa in latino da Catullo e Orazio.
Una sola poesia sopravvive per intero, l’Ύμνος στην Αφροδίτη (Inno ad Afrodite, fr. 1), in cui la dea arriva su un carro tirato da passeri e chiede, divertita, chi abbia fatto torto alla poetessa questa volta. Il frammento 31, Φαίνεταί μοι κῆνος ἴσος θέοισιν (Mi sembra pari agli dèi), descrive i sintomi fisici della gelosia: la lingua spezzata, un fuoco sotto la pelle, il ronzio nelle orecchie, sudore e tremore. Il frammento 16 sostiene che la cosa più bella sulla terra non sono gli eserciti o le navi ma «ciò che si ama», e lo dimostra con Elena di Troia. Altri componimenti sono canti nuziali, un lamento per Adone, un’immagine quasi da ninnananna di madre e figlia e quella di una dolce mela rimasta in cima al ramo.
Gran parte di tutto ciò ci è tornata nel Novecento da frammenti di papiro trovati in Egitto; il Carme dei fratelli è apparso solo nel 2014. Il suo tono è diretto, personale e preciso, senza nulla della distanza epica di Omero: dice «io» e lo intende davvero.
L’eredità nella Grecia di oggi
A Mitilene la piazza centrale vicino al porto è la Πλατεία Σαπφούς, con la sua statua; a Skala Eresou, suo presunto luogo di nascita, un’altra statua guarda la spiaggia. Odysseas Elytis, anch’egli di origini lesbie, pubblicò nel 1984 una ricomposizione in greco moderno dei suoi frammenti (Σαπφώ), il modo più semplice per chi studia di leggerla. I frammenti 1, 16 e 31 compaiono nelle antologie scolastiche greche di lirica antica, di solito con una traduzione. Le parole lesbica e saffico in molte lingue derivano dalla sua isola e dal suo nome. I suoi versi vengono citati ai matrimoni greci e nelle canzoni, e l’espressione «la decima Musa», da un epigramma attribuito a Platone, è ancora il modo in cui i greci la presentano.
Lo sapevi?
- Una sola delle sue poesie, l’Inno ad Afrodite, sopravvive dall’inizio alla fine; fu trascritta dal critico Dionigi di Alicarnasso come modello di stile levigato.
- In questo secolo sono state pubblicate due «nuove» poesie di Saffo: il carme di Titono nel 2004 e il Carme dei fratelli nel 2014, entrambi da papiri.
- Il frammento 31 si è conservato perché il trattato Del sublime lo citava per mostrare come un grande poeta sceglie i dettagli; Catullo lo tradusse in latino.
- In epoca romana la città di Mitilene mise il suo ritratto sulle proprie monete.
Opere principali
| Titolo greco | Titolo | Anno |
|---|---|---|
| Ύμνος στην Αφροδίτη (απ. 1) | Inno ad Afrodite (fr. 1) | c. 600 BC |
| Οἰ μὲν ἰππήων στρότον (απ. 16) | Alcuni dicono che un esercito di cavalieri (fr. 16) | c. 600 BC |
| Φαίνεταί μοι κῆνος (απ. 31) | Mi sembra pari agli dèi (fr. 31) | c. 600 BC |
| Ποίημα του Τιθωνού | Carme di Titono | published 2004 |
| Ποίημα των Αδελφών | Carme dei fratelli | published 2014 |
Una frase da ricordare
οἰ μὲν ἰππήων στρότον οἰ δὲ πέσδων / οἰ δὲ νάων φαῖσ' ἐπὶ γᾶν μέλαιναν / ἔμμεναι κάλλιστον, ἔγω δὲ κῆν' ὄττω τις ἔραται.
Nel greco di oggiΆλλοι λένε πως το πιο όμορφο πράγμα πάνω στη μαύρη γη είναι ένας στρατός από ιππείς, άλλοι από πεζούς, άλλοι καράβια· εγώ όμως λέω πως είναι εκείνο που αγαπά κανείς.
oi men ippion stroton oi de pesdon / oi de naon fais' epi gan melainan / emmenai kalliston, ego de kin' otto tis eratai.
Alcuni dicono che una schiera di cavalieri, altri di fanti, / altri di navi sia la cosa più bella sulla terra nera; / io invece dico che è ciò che si ama.
Dal testo originale
Il testo come lo ha scritto Saffo, di pubblico dominio, con la nostra traduzione a fronte.
«Απόσπασμα 16»Frammento 16
Il componimento che contiene i versi citati: Saffo contrappone eserciti e flotte a ciò che si ama, porta Elena come prova e chiude con l'assente Anattoria. Il papiro è lacerato, perciò alcuni versi sono perduti.
Fragment 16, lines 1–20 (c. 600 BC), as preserved, with gaps · Testo di pubblico dominio, fonte: el.wikisource.org




