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Solone
Sailko · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

C2Antichità · Legislatore e poeta

Solone

Σόλων

c. 630 BC – c. 560 BC · Atene; viaggi in Egitto e in Lidia

Solone (Σόλων, 630 circa – 560 circa a.C.) fu l’ateniese che, da arconte nel 594 a.C., strappò la sua città alla guerra civile: cancellò i debiti, liberò quanti erano stati ridotti in schiavitù per debiti, vietò i prestiti garantiti sulla persona e scrisse su tavole di legno leggi che aprivano le cariche e i tribunali ai cittadini in base alla ricchezza anziché alla nascita. Fu anche poeta, il primo ateniese di cui ci restino versi, e uno dei Sette Savi; Erodoto ne fece il saggio che disse al re Creso di non chiamare nessuno felice prima della morte.

La vita

Solone nacque intorno al 630 a.C. in una delle antiche famiglie nobili di Atene, ma il padre aveva dissipato il patrimonio di famiglia e Solone si guadagnava da vivere con il commercio, viaggiando per mare. Si fece conoscere dapprima come poeta e agitatore: quando gli Ateniesi, sfiniti da una guerra perduta contro Megara per l’isola di Salamina, vietarono a chiunque di proporne la ripresa, si racconta che Solone si precipitò nell’agorà fingendosi pazzo e recitò un’elegia, Σαλαμίς (Salamina), che li fece vergognare al punto da tornare a combattere, e Salamina fu infine conquistata.

Intorno al 594 a.C. Atene era sull’orlo della guerra civile. I contadini poveri dell’Attica erano indebitati con i ricchi, e sui loro campi ipotecati sorgevano cippi di confine, ὅροι; chi non pagava veniva venduto come schiavo. Le due parti accettarono di nominare Solone arconte con pieni poteri per riformare lo Stato. Egli lo fece in un solo anno e poi, si racconta, fece giurare agli Ateniesi di mantenere immutate le sue leggi per dieci anni e lasciò la città perché nessuno potesse fare pressione su di lui per cambiarle. Viaggiò in Egitto, dove conversò con i sacerdoti di Sais, e in Lidia; Erodoto colloca in questi anni la sua celebre conversazione con il re Creso a Sardi.

Al ritorno trovò le fazioni di nuovo in lotta e il suo parente Pisistrato che manovrava per instaurare la tirannide. Solone, ormai vecchio, avvertì in versi gli Ateniesi che stavano costruendo la propria schiavitù, e rimase inascoltato. Morì intorno al 560 a.C., poco dopo che Pisistrato ebbe preso il potere.

Le opere

Le riforme di Solone sono note dalle sue stesse poesie, dalla Ἀθηναίων Πολιτεία (Costituzione degli Ateniesi) di Aristotele e da Plutarco. La prima fu la σεισάχθεια, lo «scuotimento dei pesi»: tutti i debiti garantiti sulla terra o sulla persona furono cancellati, i cippi divelti, gli Ateniesi asserviti per debiti liberati e quelli venduti all’estero riscattati, e la riduzione in schiavitù di un cittadino per debiti fu vietata per sempre. In una poesia giambica chiama a testimone la Terra nera di averla liberata dalle pietre. Rifiutò tuttavia di ridistribuire la terra, il che gli procurò nemici da entrambe le parti, e lo disse in versi con un certo orgoglio.

Ricostruì poi la costituzione sulla ricchezza invece che sulla nascita. I cittadini furono divisi in quattro classi secondo la resa delle loro terre, i πεντακοσιομέδιμνοι, ἱππεῖς, ζευγῖται e θῆτες; le cariche più alte spettavano ai più ricchi, ma ogni cittadino, anche il più povero, sedeva nell’assemblea e nel tribunale popolare, l’Ἡλιαία, presso cui si poteva ricorrere contro le decisioni dei magistrati. Aristotele gli attribuisce un consiglio di quattrocento membri. Le sue leggi, che regolavano tutto, dall’eredità e dalla dote alla piantagione degli ulivi e al comportamento di chi piangeva ai funerali, furono scritte su tavole di legno girevoli, gli ἄξονες, esposte in pubblico. Della sua poesia restano circa 280 versi: l’elegia Εὐνομία (Buon governo), che attribuisce i mali della città all’avidità dei suoi capi, versi sulle età dell’uomo, sulla ricchezza e la giustizia, e il verso sull’invecchiare imparando sempre.

L’eredità nella Grecia di oggi

In greco il nome di Solone è proverbiale per il legislatore saggio: un politico che redige una legge sensata viene chiamato, mezzo sul serio, «ο Σόλων», e «σολώνειος» significa assennato e misurato. Più incisivamente, σεισάχθεια è una parola viva: ogni piano di alleggerimento del debito proposto nel parlamento greco dal 2010 è stato chiamato σεισάχθεια da qualcuno, di solito ricordando quanto restasse al di sotto dell’originale. Gli studenti incontrano le sue riforme nel corso di storia antica del primo anno di liceo, e il racconto di Erodoto su Solone e Creso, con la morale «μηδένα πρὸ τοῦ τέλους μακάριζε», non chiamare nessuno felice prima della fine, è uno dei testi antichi che la maggior parte dei Greci ricorda. La Οδός Σόλωνος, nel centro di Atene, la via della facoltà di giurisprudenza e delle librerie, porta il suo nome, e la massima delfica «μηδὲν ἄγαν», nulla di troppo, gli è attribuita fin dall’antichità. Il sito ha letture C2 su Creso e Solone e sul racconto di Atlantide che, secondo Platone, egli riportò dall’Egitto.

Lo sapevi?

  • È il più antico ateniese di cui ci siano giunte parole sue: circa 280 versi, citati da autori posteriori.
  • Il racconto di Atlantide di Platone, nel Timeo e nel Crizia, è presentato come qualcosa che Solone udì dai sacerdoti egiziani di Sais e riportò ad Atene.
  • Il suo incontro con Creso, narrato da Erodoto, è quasi certamente impossibile sul piano cronologico; Creso divenne re intorno al 560 a.C., quando Solone stava morendo.
  • Rifiutò di diventare tiranno di Atene quando, a suo dire, molti lo spingevano a farlo, e scrisse una poesia che derideva chi per questo lo considerava uno sciocco.

Opere principali

Titolo grecoTitoloAnno
Σαλαμίς (ελεγεία)Salamina, l’elegia che riaccese la guerra con Megarac. 600 BC
ΣεισάχθειαSeisachtheia, cancellazione dei debiti e della schiavitù per debiti594 BC
Οι νόμοι στους άξονεςLe leggi sugli axones di legno e le quattro classi di censo594 BC
Εὐνομία (ελεγεία)Eunomia (Buon governo), elegia sui mali della città
Ταξίδι στην Αίγυπτο και τη ΛυδίαViaggi in Egitto e in Lidia; l’incontro con Creso (Erodoto 1.30–33)c. 593–583 BC

Una frase da ricordare

Γηράσκω δ' αἰεὶ πολλὰ διδασκόμενος.

Nel greco di oggiΓερνάω μαθαίνοντας πάντα πολλά.

Girasko d' aiei polla didaskomenos.

Invecchio imparando sempre molte cose.

Fragment 18 (West), quoted by Plutarch and others

Dal testo originale

Il testo come lo ha scritto Solone, di pubblico dominio, con la nostra traduzione a fronte.

«Εὐνομία»Eunomia (Il buon governo)

L'elegia che dà il nome all'Eunomia, conservata perché Demostene la fece leggere in tribunale due secoli dopo: non saranno gli dèi a distruggere Atene, ma i suoi stessi cittadini; la chiusa dice che cosa fa invece il buon governo. I versi 11–25 sono qui omessi.

ἡμετέρη δὲ πόλις κατὰ μὲν Διὸς οὔποτ᾽ ὀλεῖταιLa nostra città non perirà mai per decreto di Zeus
αἶσαν καὶ μακάρων θεῶν φρένας ἀθανάτων·né per volere dei beati dèi immortali;
τοίη γὰρ μεγάθυμος ἐπίσκοπος ὀβριμοπάτρηperché una custode così magnanima, figlia di un padre possente,
Παλλὰς Ἀθηναίη χεῖρας ὕπερθεν ἔχει.Pallade Atena, tiene le mani stese su di lei.
αὐτοὶ δὲ φθείρειν μεγάλην πόλιν ἀφραδίῃσινMa sono i cittadini stessi che, nella loro follia,
ἀστοὶ βούλονται, χρήμασι πειθόμενοι,vogliono distruggere una grande città, sedotti dal denaro,
δήμου θ᾽ ἡγεμόνων ἄδικος νόος, οἷσιν ἑτοῖμονe ingiusta è la mente dei capi del popolo, ai quali è destinato
ὕβριος ἐκ μεγάλης ἄλγεα πολλὰ παθεῖν.patire molti dolori per la loro grande tracotanza.
οὐ γὰρ ἐπίστανται κατέχειν κόρον, οὐδὲ παρούσαςNon sanno infatti frenare l'ingordigia, né godere
εὐφροσύνας κοσμεῖν δαιτὸς ἐν ἡσυχίῃ.in pace la gioia del banchetto che hanno davanti.
οὕτω δημόσιον κακὸν ἔρχεται οἴκαδ᾽ ἑκάστῳ,Così il male pubblico arriva in casa di ciascuno,
αὔλειοι δ᾽ ἔτ᾽ ἔχειν οὐκ ἐθέλουσι θύραι,e le porte del cortile non vogliono più tenerlo fuori;
ὑψηλὸν δ᾽ ὑπὲρ ἕρκος ὑπέρθορεν, εὗρε δὲ πάντως,salta oltre l'alto recinto e lo trova di sicuro,
εἰ καί τις φεύγων ἐν μυχῷ ᾖ θαλάμου.anche se uno fugge e si nasconde in fondo alla stanza.
ταῦτα διδάξαι θυμὸς Ἀθηναίους με κελεύει,Questo il cuore mi comanda di insegnare agli Ateniesi:
ὡς κακὰ πλεῖστα πόλει δυσνομίη παρέχει,che il malgoverno porta alla città moltissimi mali,
εὐνομίη δ᾽ εὔκοσμα καὶ ἄρτια πάντ᾽ ἀποφαίνει,mentre il buon governo rende tutto ordinato e giusto,
καὶ θαμὰ τοῖς ἀδίκοις ἀμφιτίθησι πέδας,e spesso mette ceppi agli ingiusti;
τραχέα λειαίνει, παύει κόρον, ὕβριν ἀμαυροῖ,leviga ciò che è aspro, ferma l'ingordigia, offusca la tracotanza,
αὐαίνει δ᾽ ἄτης ἄνθεα φυόμενα,fa seccare i fiori della rovina mentre spuntano,
εὐθύνει δὲ δίκας σκολιάς, ὑπερήφανά τ᾽ ἔργαraddrizza le sentenze storte, mitiga le opere
πραΰνει, παύει δ᾽ ἔργα διχοστασίης,della superbia, pone fine alle opere della discordia,
παύει δ᾽ ἀργαλέης ἔριδος χόλον· ἔστι δ᾽ ὑπ᾽ αὐτῆςpone fine all'ira della lotta dolorosa; e sotto di lui
πάντα κατ᾽ ἀνθρώπους ἄρτια καὶ πινυτά.tutto tra gli uomini è giusto e assennato.

Εὐνομία (fr. 4 West), lines 1–10 and 26–39, as quoted in full by Demosthenes, Περὶ τῆς παραπρεσβείας 255 · Testo di pubblico dominio, fonte: perseus.tufts.edu

C2

Leggi di Solone in greco (C2)

Parole del brano

  • rampollo, discendente
  • orlo, bordo, labbro
  • ipotecare
  • saldare, estinguere
  • schiavo
  • moderato
  • ricordare (a qualcuno)
  • modificare, emendare

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