La vita
Teognide veniva da Megara, una città tra Atene e Corinto. Le sue date sono incerte. I cronografi antichi lo collocavano intorno alla 58ª o 59ª Olimpiade, cioè verso il 548–544 a.C., mentre alcuni studiosi moderni lo pongono alla fine del VII secolo a.C. Platone, nelle Leggi, lo chiama cittadino della Megara di Sicilia. Già i commentatori antichi ne discutevano, e la maggior parte degli studiosi ritiene che venisse dalla Megara vicina ad Atene; un'antica spiegazione dice che la città siciliana lo onorò con la cittadinanza.
Quasi tutto ciò che sappiamo della sua vita viene dalle poesie stesse. Chi parla appartiene alle antiche famiglie nobili, che chiama ἐσθλοί (i buoni), e guarda con amarezza i nuovi ricchi, i κακοί (i cattivi), conquistare il potere nella città. Si lamenta di non poter piacere a tutti i concittadini. Alcune poesie ricordano viaggi in Sicilia, in Eubea e a Sparta. Poiché la raccolta mescola molte voci, questi dettagli descrivono il parlante poetico; non sono una biografia sicura. Il giovane Cirno, chiamato anche Πολυπαΐδης (figlio di Polipao), è colui al quale sono rivolti i consigli.
Le opere

Le poesie di Teognide sono elegie: brevi componimenti in distici, cantati o recitati con l'aulo nel συμπόσιο (simposio), il convito in cui amici aristocratici bevevano insieme. Circa 1.400 versi sopravvivono in un'unica raccolta, spesso chiamata Theognidea. Molti passi sono ὑποθῆκαι (precetti), consigli di un uomo più anziano a Cirno: frequentare gli uomini buoni, non cercare onori o ricchezza con azioni vergognose e confidare i progetti importanti solo a pochi amici. Un distico dice che in un duro conflitto un uomo fidato vale oro e argento.
La raccolta non è opera di una sola persona. Alcuni suoi versi ci sono giunti anche sotto i nomi di Solone, Mimnermo e Tirteo, e altri vengono da poeti sconosciuti. Per questo gli studiosi considerano spesso l'apostrofe a Cirno un segno che un passo è più probabilmente di Teognide stesso. Nei versi 19–26 il poeta parla di una σφραγίς (sigillo) posta sui suoi versi, perché tutti dicano: queste sono le parole di Teognide di Megara. Gli studiosi discutono ancora che cosa sia il sigillo: forse il nome di Cirno, forse il nome stesso del poeta. Nei versi 237–254 dice a Cirno che le sue poesie gli hanno dato le ali: giovani canteranno il suo nome nei banchetti molto tempo dopo la sua morte.
L’eredità nella Grecia di oggi
Oggi Teognide si legge nelle antologie scolastiche e universitarie greche di lirica arcaica, e il Centro per la lingua greca pubblica online passi delle sue elegie con traduzioni in greco moderno. Comincia dai due versi di «Una frase da ricordare» e dalla nostra resa in greco moderno: dai buoni si imparano cose buone. Il livello A1 riguarda la breve lettura di questa pagina, non l'originale antico. Poi trova due parole nella resa, καλούς (buoni) e μάθεις (impari), e scrivi tre frasi tue: Αυτός είναι ο φίλος μου. Ο φίλος μου είναι καλός. Εμπιστεύομαι τον φίλο μου (Questo è il mio amico. Il mio amico è buono. Mi fido del mio amico). Dille ad alta voce con il vero nome di un amico.
Lo sapevi?
- Nel passo del «sigillo» il poeta aggiunge che nemmeno Zeus piace a tutti, sia che mandi la pioggia sia che la trattenga.
- Il nome di Cirno ricorre di continuo nella raccolta, spesso al vocativo Κύρνε (Cirno!).
- Alcuni versi della raccolta ci sono giunti anche sotto il nome di Solone, il legislatore ateniese.
- Platone chiama Teognide cittadino della Megara di Sicilia, un'affermazione già discussa nell'antichità.
Opere principali
| Titolo greco | Titolo | Anno |
|---|---|---|
| Ἐλεγεῖαι 19–26 (η «σφραγίς») | Elegie, versi 19–26 — il «sigillo» con il nome di Teognide | 6th c. BC |
| Ἐλεγεῖαι 27–38 | Elegie, versi 27–38 — consigli a Cirno: frequentare i buoni | 6th c. BC |
| Ἐλεγεῖαι 77–78 | Elegie, versi 77–78 — un uomo fidato vale oro e argento | 6th c. BC |
| Ἐλεγεῖαι 237–254 | Elegie, versi 237–254 — ali per Cirno: poesia e fama | 6th c. BC |
Una frase da ricordare
ἐσθλῶν μὲν γὰρ ἄπ᾽ ἐσθλὰ μαθήσεαι· ἢν δὲ κακοῖσιν συμμίσγῃς, ἀπολεῖς καὶ τὸν ἐόντα νόον.
Nel greco di oggiΑπό τους καλούς θα μάθεις καλά· αν όμως σμίξεις με τους κακούς, θα χάσεις και το μυαλό που έχεις.
esthlôn mèn gàr áp’ esthlà mathḗseai; ḕn dè kakoîsin symmísgēis, apoleîs kaì tòn eónta nóon.
Dai buoni imparerai cose buone; ma se ti mescoli ai cattivi, perderai anche il senno che hai.















































