La vita
Quasi tutto ciò che sappiamo della vita di Esopo viene da storie raccontate molto tempo dopo la sua morte. La prima menzione è in Erodoto, nel V secolo a.C.: dice che Esopo era uno schiavo sull'isola di Samo, di proprietà di un certo Iadmone, e che fu ucciso dagli abitanti di Delfi, che in seguito pagarono un risarcimento per la sua morte. Autori più tardi aggiungono che veniva dalla Tracia o dalla Frigia, che fu liberato per la sua intelligenza e che viaggiò presso le corti dei re, risolvendo le liti con una storia ben scelta. Le date tradizionali, circa dal 620 al 564 a.C., non sono altro che una stima.
Nei primi secoli d.C. un testo greco anonimo, il Βίος Αισώπου (Vita di Esopo), lo trasformò in un eroe popolare: brutto, gobbo e all'inizio incapace di parlare, finché una dea gli donò il dono della parola, dopo di che superò in astuzia il suo padrone filosofo a ogni occasione. L'episodio di Delfi divenne un finale tragico: accusato di aver rubato una coppa sacra, fu gettato da una rupe.
Gli storici trattano tutto questo con cautela. Ciò che è certo è che nel V secolo a.C. gli Ateniesi parlavano già delle storie di Esopo come di qualcosa di familiare: Aristofane ci scherza nelle sue commedie, e Platone racconta che Socrate, in prigione in attesa dell'esecuzione, passava il tempo mettendo in versi le favole di Esopo.
Le opere
Una favola (μύθος, mythos) è una storia molto breve, di solito con animali come personaggi, che termina con una morale, e quelle di Esopo sono il modello dell'intero genere. In Η αλεπού και τα σταφύλια (La volpe e l'uva) una volpe non riesce a raggiungere un grappolo d'uva e se ne va dicendo che tanto era acerba. In Ο λαγός και η χελώνα (La lepre e la tartaruga) la tartaruga lenta e costante vince la gara. In Ο τζίτζικας και ο μέρμηγκας (La cicala e la formica) la cicala che ha cantato tutta l'estate implora cibo alla formica laboriosa quando arriva l'inverno. Altre che tutti conoscono: il pastorello che gridava «al lupo», il leone e il topo, il topo di città e il topo di campagna, il lupo e l'agnello.
Esopo non scrisse nulla. Le favole circolarono oralmente per secoli prima che Demetrio Falereo le raccogliesse intorno al 300 a.C.; quella raccolta è perduta, e le versioni che leggiamo vengono da autori successivi: Fedro in versi latini nel I secolo d.C., Babrio in versi greci intorno al II secolo, e raccolte anonime in prosa greca. La prosa antica è semplice e rapida: una situazione, un colpo di scena e la formula finale ὁ μῦθος δηλοῖ (la favola mostra che…), seguita dalla lezione. È proprio questa struttura essenziale il motivo per cui le favole sono sopravvissute a ogni cambiamento di lingua e di gusto, e per cui sono tra i testi greci antichi più facili da leggere.
L’eredità nella Grecia di oggi
In Grecia le favole sono la prima letteratura che un bambino incontra: compaiono nei libri di lettura delle elementari e in innumerevoli albi illustrati, e Αισώπειος μύθος (favola esopica) è il termine corrente per qualsiasi storia con una morale. Diverse favole sopravvivono come espressioni quotidiane. Quando qualcuno finge di non volere ciò che non può avere, i greci dicono «ξινά τα σταφύλια» (l'uva è acerba), direttamente dalla volpe. L'antica formula finale «ο μύθος δηλοί» si usa con un sorriso per annunciare la morale di qualunque storia, e chi dà falsi allarmi «φωνάζει λύκος» (grida «al lupo»). Chi studia può cominciare dalle versioni greche de La volpe e l'uva o de La lepre e la tartaruga: brevi, al presente, piene di nomi di animali e già familiari fin dall'infanzia in quasi ogni lingua.
Lo sapevi?
- Erodoto indica Esopo come compagno di schiavitù di Rodopi, una famosa cortigiana, nella casa di Iadmone a Samo: è il più antico riferimento a lui che ci sia giunto.
- Secondo il Fedone di Platone, Socrate trascorse i suoi ultimi giorni in prigione mettendo in versi le favole di Esopo.
- Non sopravvive una sola riga dell'epoca di Esopo; le raccolte complete più antiche sono quelle di Fedro in latino e di Babrio in greco, scritte da cinque a sette secoli dopo la sua presunta esistenza.
- L'espressione inglese «sour grapes» e la greca «ξινά τα σταφύλια» vengono dalla stessa favola su una volpe.
Opere principali
| Titolo greco | Titolo | Anno |
|---|---|---|
| Η αλεπού και τα σταφύλια | La volpe e l'uva | |
| Ο λαγός και η χελώνα | La lepre e la tartaruga | |
| Ο τζίτζικας και ο μέρμηγκας | La cicala e la formica | |
| Ο βοσκός που φώναζε «λύκος» | Il pastorello che gridava al lupo | |
| Το λιοντάρι και το ποντίκι | Il leone e il topo | |
| Αισώπειοι μύθοι (συλλογή) | Favole di Esopo (la raccolta delle favole) | collected c. 300 BC onward |
Una frase da ricordare
Ἀπαλλαττομένη δὲ πρὸς ἑαυτὴν εἶπεν· «Ὄμφακές εἰσιν.»
Nel greco di oggiΦεύγοντας, είπε μέσα της: «Είναι άγουρα.»
Apallattomeni de pros eaftin eipen: «Omfakes eisin.»
Allontanandosi disse tra sé: «È ancora acerba.»