La vita
Policleto (Πολύκλειτος), scritto anche Polyclitus o Polycletus, lavorò il bronzo nella seconda metà del V secolo a.C., all’incirca tra il 450 e il 420 a.C. Platone e Pausania lo chiamano argivo. Autori latini come Plinio e Cicerone lo chiamano sicionio, un’etichetta che gli studiosi moderni considerano di solito una confusione. Diresse una bottega argiva i cui allievi e successori portarono i suoi metodi fino al IV secolo a.C. Va distinto da Policleto il Giovane, artista più tardo della stessa tradizione, al quale gli studiosi moderni attribuiscono di solito il teatro di Epidauro che Pausania assegna a «Policleto».
Della sua vita privata non si sa quasi nulla. La sua carriera si ricostruisce dalle opere e da testimonianze scritte molto più tardi. Non si conosce alcun suo bronzo originale, perciò le sue statue si studiano attraverso copie in marmo romane e tardo-ellenistiche, basi iscritte e descrizioni di autori come Pausania, Plinio e Galeno. A Olimpia gli scavatori trovarono una base iscritta per la statua del giovane vincitore Cinisco di Mantinea, che gli studiosi collegano al tipo dell’Atleta Westmacott del British Museum; il collegamento è probabile, non certo. Dopo che il vecchio tempio di Era presso Argo bruciò nel 423 a.C., Policleto realizzò la nuova statua di culto seduta in oro e avorio, secondo Pausania.
Le opere

Il Κανών (Canone) era un trattato scritto, oggi perduto. Il titolo significa regolo di misura o norma. Galeno, che scriveva nel II secolo d.C., riferisce l’idea che la bellezza consista nella commensurabilità, συμμετρία (symmetria), delle parti: dito con dito, dita con la mano, e così via fino al corpo intero, come è scritto nel Canone di Policleto. Ricorda anche una statua lodata che si chiamava anch’essa Canone. Gli autori antichi non conservano i numeri veri e propri, e le ricostruzioni moderne del sistema restano ipotesi. Che la statua chiamata Canone sia il Δορυφόρος (Doriforo, portatore di lancia) è un’ipotesi tradizionale, ma discussa.
Il Doriforo e il Διαδούμενος (Diadumeno, un giovane che si lega intorno al capo la benda del vincitore, probabilmente verso il 430 a.C.) mostrano la posa più legata al suo nome. La figura poggia il peso su una gamba mentre l’altra è rilassata, e torace e bacino si inclinano in direzioni opposte; il Metropolitan Museum definisce questa posa calcolata una formula diventata standard, presente in quasi tutte le opere a lui attribuite. Plinio riferisce che Policleto vinse una gara tra scultori per un’Amazzone a Efeso, ma quale tipo di Amazzone conservato copi la sua statua è ancora discusso. Pausania descrive la sua Era ad Argo: seduta, con una corona di Cariti e Ore, con una melagrana e uno scettro sormontato da un cuculo.
L’eredità nella Grecia di oggi
In Grecia, il Diadumeno più grande del vero trovato a Delo, copia in marmo del 100 a.C. circa, è esposto al Museo Archeologico Nazionale di Atene; le rovine dell’Heraion di Argo si trovano vicino ad Argo. Provate con il Diadumeno del Metropolitan Museum, la cui fotografia è di pubblico dominio. Testa, braccia, parte inferiore delle gambe e tronco d’albero sono antichi; il resto è un calco tratto dalla copia di Delo. Descrivetelo con tre frasi greche: Στηρίζεται στο δεξί πόδι (Si appoggia sulla gamba destra), Το αριστερό πόδι μένει χαλαρό (La gamba sinistra resta rilassata), Σηκώνει τα χέρια για να δέσει την ταινία (Alza le braccia per legare la benda). Aggiungete poi una quarta frase che dica che ciò che vedete è una copia, non l’originale in bronzo perduto.
Lo sapevi?
- Gli autori antichi non erano d’accordo sulla sua patria: Platone e Pausania lo dicono argivo, Plinio sicionio.
- Galeno ricorda una statua lodata che si chiamava anch’essa Canone, come il trattato.
- Il Diadumeno del Metropolitan Museum unisce parti antiche in marmo a un calco della copia di Delo conservata ad Atene.
- Plutarco riferisce la sua osservazione che il lavoro è più difficile quando l’argilla arriva all’unghia; il senso esatto è discusso.
Opere principali
| Titolo greco | Titolo | Anno |
|---|---|---|
| Κυνίσκος | Cinisco, giovane vincitore a Olimpia (bronzo perduto; base iscritta) | c. 450–440 BC |
| Δορυφόρος | Doriforo, il portatore di lancia (bronzo perduto; copie romane) | 5th c. BC |
| Κανών | Il Canone, trattato sulle proporzioni (perduto; testimonianze tarde) | 5th c. BC |
| Αμαζόνα της Εφέσου | Amazzone per Efeso (perduta; tipo di copia discusso) | 5th c. BC |
| Διαδούμενος | Diadumeno, giovane che si lega la benda del vincitore (bronzo perduto; copie) | c. 430 BC |
| Ήρα του Αργείου Ηραίου | Era d’oro e avorio per l’Heraion di Argo (perduta) | after 423 BC |
Una frase da ricordare
τὸ γὰρ εὖ παρὰ μικρὸν διὰ πολλῶν ἀριθμῶν ἔφη γίνεσθαι
Nel greco di oggiΓιατί το τέλειο, έλεγε, γεννιέται παρά τρίχα, μέσα από πολλούς αριθμούς.
tò gàr eû parà mikròn dià pollôn arithmôn éphē gínesthai
Perché la perfezione, diceva, nasce per un soffio, attraverso molti numeri.










































