La vita
Giovanni nacque intorno al 347 ad Antiochia sull’Oronte, la grande città della Siria romana, e fu cresciuto dalla madre Antusa, rimasta vedova a vent’anni. Studiò retorica con Libanio, il più celebre oratore pagano dell’epoca, che avrebbe voluto Giovanni come successore «se i cristiani non ce l’avessero rubato». Battezzato poco dopo i vent’anni, trascorse diversi anni da asceta sulle montagne attorno ad Antiochia, rovinandosi la salute per sempre. Tornò in città, fu ordinato diacono nel 381 e sacerdote nel 386, e per dodici anni predicò nella cattedrale di Antiochia.
Quelle prediche antiochene lo resero famoso in tutto l’Oriente greco. Quando nel 387 la città insorse, abbatté le statue dell’imperatore e attese terrorizzata la punizione, Giovanni pronunciò giorno dopo giorno le Omelie sulle statue per rincuorare il popolo. Nel 398 la corte imperiale lo condusse, quasi a forza e in segreto, a Costantinopoli come arcivescovo. Vendette l’argenteria del palazzo episcopale per i poveri, disciplinò il clero e denunciò il lusso dei ricchi e la vanità della corte.
L’imperatrice Eudossia prese le sue prediche come attacchi personali. Con Teofilo, patriarca di Alessandria, fece condannare Giovanni al sinodo della Quercia nel 403 e lo esiliò; un terremoto e una sollevazione popolare lo riportarono indietro in pochi giorni, ma nel 404 fu esiliato di nuovo, a Cucuso, sui monti dell’Armenia. Nel 407 gli fu ordinato di spingersi oltre, a Pitionte sul Mar Nero, e vi fu condotto a piedi finché crollò e morì a Comana, nel Ponto, il 14 settembre 407. Le sue reliquie tornarono in trionfo a Costantinopoli nel 438.
Le opere

Del Crisostomo ci è giunto più che di qualsiasi altro Padre greco: circa seicento omelie, oltre duecento lettere e diversi trattati, che riempiono diciotto volumi della Patrologia Graeca del Migne. Il nucleo è la predicazione esegetica: serie di omelie che commentano, versetto per versetto, il Vangelo di Matteo (novanta prediche), il Vangelo di Giovanni, la Genesi, i Salmi, gli Atti e tutte le lettere di Paolo, che amava più di ogni altro scrittore. Il metodo è semplice: spiegare il testo, poi rivolgersi all’assemblea e applicarlo al suo modo di vivere, con una franchezza su denaro, schiavi, teatro e poveri che sorprende ancora. Il suo greco è l’attico chiaro e ritmato di un allievo di Libanio, usato da un uomo che voleva farsi capire dagli scaricatori di porto.
Fra i trattati, il Περὶ ἱερωσύνης (Sul sacerdozio) è un dialogo sul peso e sul pericolo dell’ufficio pastorale, letto dal clero da allora in poi; le Omelie sulle statue del 387 sono la cronaca di una città nella paura; e le lettere dall’esilio alla diaconessa Olimpiade, sua amica più intima a Costantinopoli, sono fra i documenti personali più commoventi dell’antichità. Due testi portano il suo nome senza essere suoi nel senso consueto. La Θεία Λειτουργία τοῦ Ἁγίου Ἰωάννου τοῦ Χρυσοστόμου, la Divina Liturgia di san Giovanni Crisostomo, è il rito eucaristico bizantino come si stabilizzò dopo la sua epoca, attribuito a lui per la sua autorità. E il Κατηχητικὸς Λόγος, l’omelia catechetica o pasquale, breve ed esultante, che invita alla festa diligenti e pigri allo stesso modo e si chiude deridendo la morte, viene letto in suo nome all’ufficio di mezzanotte di Pasqua.
L’eredità nella Grecia di oggi
Nessun autore greco viene ascoltato ad alta voce più spesso. Ogni domenica la Divina Liturgia di san Giovanni Crisostomo è celebrata in greco in ogni chiesa ortodossa, e le esclamazioni del sacerdote e le risposte del popolo, «Εἰρήνη πᾶσι», «Καὶ τῷ πνεύματί σου», sono l’unico frammento di greco antico che tutti i Greci conoscono a orecchio. A mezzanotte di Pasqua si legge l’omelia catechetica, e il suo «Ποῦ σου, θάνατε, τὸ κέντρον;» (Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?) fa parte del suono stesso della Pasqua. La sua festa è il 13 novembre, la traslazione delle reliquie il 27 gennaio, e il 30 gennaio è onorato con Basilio Magno e Gregorio il Teologo come uno dei Τρεις Ιεράρχες (Tre Gerarchi), patroni dell’istruzione greca, giorno in cui le scuole organizzano celebrazioni. Le sue ultime parole, «Δόξα τῷ Θεῷ πάντων ἕνεκεν», sono un’iscrizione e un detto comuni in greco, e nel 2004 papa Giovanni Paolo II restituì le sue reliquie da Roma al Patriarcato ecumenico di Costantinopoli.
Lo sapevi?
- Il soprannome Χρυσόστομος, bocca d’oro, non fu usato durante la sua vita; gli si associò a partire dal VI secolo circa.
- Il suo maestro Libanio, pagano, avrebbe detto sul letto di morte che Giovanni sarebbe stato il suo successore se i cristiani non glielo avessero preso.
- Morì il 14 settembre 407 mentre veniva condotto a piedi verso un esilio più remoto; le sue ultime parole, «Δόξα τῷ Θεῷ πάντων ἕνεκεν», sono ancora un detto greco.
- Le sue reliquie, portate a Roma dopo la quarta crociata, furono restituite a Costantinopoli da papa Giovanni Paolo II nel 2004.
Opere principali
| Titolo greco | Titolo | Anno |
|---|---|---|
| Ὁμιλίαι εἰς τοὺς ἀνδριάντας | Omelie sulle statue | 387 |
| Περὶ ἱερωσύνης | Sul sacerdozio | c. 390 |
| Ὁμιλίαι εἰς τὸ κατὰ Ματθαῖον Εὐαγγέλιον | Novanta omelie sul Vangelo di Matteo | c. 390 |
| Ἐπιστολαὶ πρὸς Ὀλυμπιάδα | Lettere a Olimpiade (dall’esilio) | 404–407 |
| Θεία Λειτουργία τοῦ Ἁγίου Ἰωάννου τοῦ Χρυσοστόμου | La Divina Liturgia di san Giovanni Crisostomo (attribuita) | |
| Κατηχητικὸς Λόγος εἰς τὸ Ἅγιον Πάσχα | Omelia catechetica per la Pasqua (attribuita) |
Dalle opere


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Una frase da ricordare
Μηδεὶς θρηνείτω πενίαν· ἐφάνη γὰρ ἡ κοινὴ βασιλεία. Μηδεὶς φοβείσθω θάνατον· ἠλευθέρωσε γὰρ ἡμᾶς ὁ τοῦ Σωτῆρος θάνατος.
Nel greco di oggiΚανείς ας μη θρηνεί τη φτώχεια, γιατί φάνηκε η κοινή βασιλεία. Κανείς ας μη φοβάται τον θάνατο, γιατί μας ελευθέρωσε ο θάνατος του Σωτήρα.
Mideis thrineito penian: efani gar i koini vasileia. Mideis foveistho thanaton: ileftherose gar imas o tou Sotiros thanatos.
Nessuno pianga la povertà, perché è apparso il regno comune. Nessuno tema la morte, perché la morte del Salvatore ci ha liberati.














