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C2Rinascimento · Storico bizantino

Procopio di Cesarea

Προκόπιος

c. 500 – c. 565 · Cesarea (Palestina); Costantinopoli

Procopio (Προκόπιος, 500 ca.–565 ca.), giurista di Cesarea in Palestina, seguì il generale Belisario nelle guerre di Giustiniano contro Persiani, Vandali e Goti e le narrò in otto libri, gli Υπέρ των πολέμων (Guerre). Lodò gli edifici dell’imperatore, Santa Sofia prima di tutti, nel Περί κτισμάτων (Sugli edifici), e in segreto scrisse gli Ανέκδοτα (Storia segreta), dove Giustiniano è un demone in forma umana e l’imperatrice Teodora un’ex attrice dai costumi scandalosi.

La vita

Procopio nacque intorno al 500 a Cesarea Marittima, la capitale romana della Palestina, città di lingua greca con scuole famose, e si formò come retore e giurista, probabilmente a Gaza o a Beirut. Nel 527, l’anno in cui Giustiniano divenne imperatore, fu nominato consigliere giuridico e segretario del giovane generale Belisario sulla frontiera persiana, e per i tredici anni successivi vide le guerre dell’epoca dalla tenda del comandante: la vittoria di Dara nel 530, la spedizione che distrusse il regno vandalo del Nord Africa nel 533–34, la guerra contro gli Ostrogoti in Italia, compreso l’assedio di Roma durato un anno nel 537–38, e l’ingresso a Ravenna nel 540.

Nel 542 era a Costantinopoli, dove vide la peste bubbonica uccidere, secondo i suoi calcoli, fino a diecimila persone al giorno; la sua descrizione nel secondo libro delle Guerre è il primo resoconto clinico della malattia nella letteratura europea. Visse poi nella capitale come uomo di rango, forse titolare di un’alta carica, e pubblicò i primi sette libri delle Guerre intorno al 551, l’ottavo verso il 553 e gli Edifici a metà degli anni Cinquanta del VI secolo. La Storia segreta, scritta intorno al 550 nella rabbia e nella paura, la tenne sotto chiave. La data della sua morte è ignota; di solito si ipotizza il 565 circa, l’anno in cui morì lo stesso Giustiniano.

Della sua vita privata non si sa nulla, e i suoi tre libri parlano con tre voci diverse: il sobrio storico-soldato, il panegirista di corte e l’autore della Storia segreta, così velenoso che per secoli gli studiosi si rifiutarono di credere che un solo uomo avesse scritto tutti e tre.

Le opere

Gli Υπέρ των πολέμων (Le guerre) seguono il modello di Tucidide: discorsi prima della battaglia, digressioni geografiche, uno sguardo freddo sulle cause. I pezzi forti sono la rivolta di Nika del gennaio 532, quando metà di Costantinopoli bruciò e Giustiniano si preparava a fuggire finché Teodora disse al consiglio che preferiva morire nella porpora, citando l’antico detto secondo cui «il regno è un bel sudario»; la peste del 542; e la lunga agonia dell’Italia. Il Περί κτισμάτων (Sugli edifici) cataloga chiese, fortezze e cisterne di Giustiniano, e il suo primo libro contiene la descrizione classica di Santa Sofia, la cui cupola sembrava a Procopio non poggiare sulla muratura, ma pendere dal cielo appesa a una catena d’oro.

Gli Ανέκδοτα (letteralmente «cose inedite», la Storia segreta) sono il libro che lo rese famigerato. Vi sostiene che Giustiniano e Teodora rovinarono l’impero per piacere e avidità; che l’imperatore fu visto camminare di notte per il palazzo senza testa; che Teodora, figlia di un guardiano d’orsi dell’Ippodromo, era stata attrice e cortigiana; che Belisario era un vile dominato dalla moglie infedele Antonina. Gli storici lo leggono con cautela, come la vendetta di un senatore conservatore contro un autocrate riformatore, ma i suoi dettagli su fisco, diritto e vita di corte trovano spesso conferma altrove. Il manoscritto rimase ignoto nella Biblioteca Vaticana finché Niccolò Alamanni lo stampò nel 1623. Il suo greco è un attico artificiale che evita i termini cristiani, così che un vescovo diventa «un sacerdote» e una chiesa «un tempio», ed è proprio per questo che i classicisti lo leggono ancora come l’ultimo degli antichi.

L’eredità nella Grecia di oggi

Ogni scolaro greco incontra Procopio senza saperlo: il manuale di storia bizantina del secondo anno di scuola media racconta la rivolta di Nika attraverso i suoi occhi, e il «η βασιλεία είναι ωραίο σάβανο» (il regno è un bel sudario) di Teodora è una frase che i Greci citano ancora quando si rifiutano di fuggire. Santa Sofia, che gli Edifici descrivono pietra per pietra, resta il monumento bizantino che tutti conoscono. La parola greca ανέκδοτο, oggi una storiella divertente o una barzelletta, ha preso questo significato dal titolo della sua Storia segreta, il libro «inedito» pieno di racconti scandalosi. La Storia segreta è un bestseller in traduzione neogreca e la fonte del romanzo di Robert Graves Il conte Belisario (1938) e di ogni Teodora del cinema e della televisione. La peste del 542 da lui descritta è chiamata peste di Giustiniano ed è stata citata di continuo durante la pandemia di Covid.

Lo sapevi?

  • La parola greca ανέκδοτο e l’italiano «aneddoto» derivano dal titolo della sua Storia segreta, Ἀνέκδοτα, «cose non divulgate».
  • La Storia segreta rimase non letta per mille anni, finché un manoscritto fu trovato nella Biblioteca Vaticana e stampato nel 1623.
  • Racconta che un monaco, condotto a palazzo, si rifiutò di entrare perché vedeva il Signore dei demoni seduto sul trono al posto di Giustiniano.
  • La sua descrizione della peste del 542, con bubboni, delirio e fosse comuni, è il più antico resoconto clinico della peste bubbonica negli scritti europei.

Opere principali

Titolo grecoTitoloAnno
Υπέρ των πολέμων, Α΄–Ζ΄ (Περσικός, Βανδαλικός, Γοτθικός πόλεμος)Le guerre, libri 1–7 (guerra persiana, vandalica e gotica)c. 551
Ανέκδοτα (Απόκρυφη Ιστορία)La Storia segretac. 550, printed 1623
Υπέρ των πολέμων, Η΄Le guerre, libro 8c. 553
Περί κτισμάτωνSugli edifici (le costruzioni di Giustiniano, tra cui Santa Sofia)c. 555

Una frase da ricordare

Ἐμὲ γάρ τις καὶ παλαιὸς λόγος ἀρέσκει, ὡς καλὸν ἐντάφιον ἡ βασιλεία ἐστί.

Nel greco di oggiΕμένα μου αρέσει ένας παλιός λόγος: ότι η βασιλεία είναι ωραίο σάβανο.

Eme gar tis kai palaios logos areskei, os kalon entafion i vasileia esti.

Quanto a me, mi piace un antico detto: che il regno è un bel sudario.

Theodora's words during the Nika riot (532), as reported in Υπέρ των πολέμων 1.24.37

Dal testo originale

Il testo come lo ha scritto Procopio di Cesarea, di pubblico dominio, con la nostra traduzione a fronte.

«Ὑπὲρ τῶν πολέμων»Le guerre

Gennaio 532, la rivolta di Nika: Costantinopoli brucia e Giustiniano con il suo consiglio discute la fuga per mare. Procopio attribuisce all'imperatrice Teodora questo discorso; l'imperatore resta, e la rivolta viene schiacciata nell'Ippodromo.

Τὸ μὲν γυναῖκα ἐν ἀνδράσι μὴ χρῆναι τολμᾶν ἢ ἐν τοῖς ἀποκνοῦσι νεανιεύεσθαι, τὸν παρόντα οἶμαι καιρὸν ἥκιστα ἐφεῖναι διασκοπεῖσθαι, εἴτε ταύτῃ εἴτε ἄλλῃ πη νομιστέον. οἷς γὰρ τὰ πράγματα ἐς κίνδυνον τὸν μέγιστον ἥκει, οὐκ ἄλλο οὐδὲν εἶναι δοκεῖ ἄριστον ἢ τὰ ἐν ποσὶν ὡς ἄριστα θέσθαι.Che una donna non debba mostrarsi audace tra gli uomini, né fare la temeraria tra chi esita: il momento presente, credo, non ci concede affatto di stare a esaminare se questa regola vada osservata in un modo o in un altro. Per coloro le cui sorti sono giunte al pericolo più grande, nulla sembra meglio che sistemare nel modo migliore ciò che hanno davanti.
ἡγοῦμαι δὲ τὴν φυγὴν ἔγωγε, εἴπερ ποτὲ, καὶ νῦν, ἢν καὶ τὴν σωτηρίαν ἐπάγηται, ἀξύμφορον εἶναι. ἀνθρώπῳ μὲν γὰρ ἐς φῶς ἥκοντι τὸ μὴ οὐχὶ καὶ νεκρῷ γενέσθαι ἀδύνατον, τῷ δὲ βεβασιλευκότι τὸ φυγάδι εἶναι οὐκ ἀνεκτόν. μὴ γὰρ ἂν γενοίμην τῆς ἁλουργίδος ταύτης χωρὶς, μηδ' ἂν τὴν ἡμέραν ἐκείνην βιῴην, ἐν ᾗ με δέσποιναν οἱ ἐντυχόντες οὐ προσεροῦσιν. εἰ μὲν οὖν σώζεσθαί σοι βουλομένῳ ἐστὶν, ὦ βασιλεῦ, οὐδὲν τοῦτο πρᾶγμα. χρήματα ‹γάρ› τε πολλὰ ἔστιν ἡμῖν, καὶ θάλασσα μὲν ἐκείνη, πλοῖα δὲ ταῦτα. σκόπει μέντοι μὴ διασωθέντι ξυμβήσεταί σοι ἥδιστα ἂν τῆς σωτηρίας τὸν θάνατον ἀνταλλάξασθαι. ἐμὲ γάρ τις καὶ παλαιὸς ἀρέσκει λόγος, ὡς καλὸν ἐντάφιον ἡ βασιλεία ἐστί.Quanto alla fuga, io ritengo che ora, se mai, sia svantaggiosa, anche se portasse la salvezza. Chi è venuto alla luce non può evitare di diventare anche un cadavere; ma per chi ha regnato, essere un fuggiasco è intollerabile. Che io non sia mai separata da questa porpora, e non viva mai il giorno in cui chi mi incontra non mi chiamerà signora. Se dunque vuoi salvarti, imperatore, non è cosa difficile: abbiamo molto denaro, là c'è il mare, ecco le navi. Ma bada che, una volta salvo, tu non abbia a desiderare di aver scambiato quella salvezza con la morte. A me piace un detto antico: che il regno è un bel sudario.

Ὑπὲρ τῶν πολέμων 1.24.33–37 (c. 551): the speech of Theodora during the Nika riot · Testo di pubblico dominio, fonte: el.wikisource.org

C2

Leggi di Procopio di Cesarea in greco (C2)

Parole del brano

  • storico
  • segretario
  • testimone oculare
  • arringa, discorso pubblico
  • esaltare, lodare
  • sobrio, equilibrato
  • peste
  • vergognoso, infamante

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