La vita
Katraki nacque nel 1914 ad Aitoliko, piccola città costruita su un’isola nella laguna vicino a Missolungi, nella Grecia occidentale. Il paesaggio d’acqua, canne e pietra, e la vita dura dei suoi pescatori, la accompagnarono per sempre. Nel 1936 entrò alla Scuola di Belle Arti di Atene, dove studiò pittura con Konstantinos Parthenis e scoprì l’incisione, l’arte che sarebbe diventata la sua, con Giannis Kefallinos, che allora stava rinnovando la grafica greca. Si diplomò nel 1940.
La guerra e l’occupazione tedesca la formarono come artista e come cittadina. In quegli anni lei e il marito, il medico Giorgos Katrakis, aderirono al fronte di resistenza EAM, e lei realizzò xilografie sulla fame, il lutto e la lotta, immagini semplici e dirette che si potevano riprodurre e diffondere. Rimase una donna di sinistra, e la sconfitta della sinistra nella guerra civile e le persecuzioni dei decenni successivi sono presenti nella sua opera.
Negli anni Cinquanta e Sessanta la sua arte maturò e la sua fama crebbe, in Grecia e all’estero. Nel 1966 espose due opere monumentali alla 33ª Biennale di Venezia, tra cui Η πτώση του Καραϊσκάκη (La caduta di Karaiskakis), e ricevette il premio internazionale Tamarind per la litografia, un raro riconoscimento internazionale per un’incisora greca. Un anno dopo, il 21 aprile 1967, primo giorno del colpo di Stato militare, fu arrestata e inviata sull’isola-prigione di Gyaros con altri oppositori della dittatura; una campagna internazionale ne ottenne la liberazione nel 1968. Dopo il ritorno della democrazia nel 1974 continuò a lavorare ed esporre ad Atene, onorata come una delle maggiori artiste greche della sua generazione, fino alla morte nel 1988.
Le opere

Il primo grande nucleo dell’opera di Katraki è fatto di xilografie. In bianco e nero, con intagli profondi e forti contrasti, ritrasse la gente del suo tempo: donne in nero, operai, profughi, i morti e chi li piange. Non c’è nulla di decorativo in queste immagini; come il lamento popolare, parlano con poche parole pesanti. Le sue figure sono spesso frontali, immobili, quasi come icone o statue arcaiche, e proprio quell’immobilità dà loro forza.
Intorno al 1950 sviluppò la sua tecnica più personale: l’incisione su pietra. Invece del legno, intagliava direttamente lastre di arenaria e stampava da esse, oppure esponeva le pietre incise stesse. Il materiale, ruvido e antico, si adattava perfettamente ai suoi soggetti. Grandi teste e corpi emergono dalla pietra come se vi fossero sempre stati, e le crepe e la grana della superficie diventano parte dell’immagine. Madri che stringono i figli, uomini con le mani legate, figure dietro le sbarre, folle in piedi tutte insieme: i suoi temi sono il dolore, la resistenza e la dignità umana, ma anche la sopportazione e la speranza.
Il suo stile unisce diverse tradizioni greche, l’icona bizantina, l’intaglio popolare di pastori e scalpellini, la semplicità della scultura greca arcaica, a un senso moderno, quasi astratto, della forma. Le sue immagini si sono strettamente legate alla memoria della Resistenza e del confino politico in Grecia. Pochi artisti greci hanno espresso l’esperienza collettiva del Novecento con tanta severità e tanta tenerezza.
L’eredità nella Grecia di oggi
Il posto migliore per incontrare Katraki è la sua città natale: il Μουσείο Βάσως Κατράκη (Museo Vaso Katraki, ufficialmente un centro di arti grafiche) ad Aitoliko, aperto nel 2006, conserva le opere che lasciò al suo paese: stampe e pietre incise che mostrano come nascevano le sue immagini. Le sue opere si trovano anche alla Pinacoteca Nazionale di Atene e in altre collezioni greche, e compaiono spesso in mostre sulla Resistenza e sulla grafica greca. Molti incisori greci delle generazioni successive la considerano un modello. Una visita ad Aitoliko, insieme alla vicina Missolungi e alla sua laguna, è un bel modo per vedere il paesaggio che l’ha formata, e chi studia può esercitarsi a descrivere in greco una delle sue figure: chi è, che cosa esprime, che cosa aggiunge la pietra.
Lo sapevi?
- Incideva direttamente sulla pietra, una tecnica che fece propria dagli anni Cinquanta.
- Nel 1966 vinse il premio internazionale Tamarind per la litografia alla Biennale di Venezia.
- Un anno dopo, il primo giorno del colpo di Stato del 1967, la giunta militare la arrestò e la mandò sull’isola-prigione di Gyaros.
- La sua città natale, Aitoliko, è costruita su un’isola in una laguna, un paesaggio che segnò la sua arte.
Opere principali
| Titolo greco | Titolo | Anno |
|---|---|---|
| Ξυλογραφίες της Κατοχής και της Αντίστασης | Xilografie dell’Occupazione e della Resistenza | 1940s |
| Χαρακτική σε πέτρα (ψαμμίτη) | Incisioni su arenaria | from c. 1950 |
| Η πτώση του Καραϊσκάκη | La caduta di Karaiskakis (esposta alla Biennale di Venezia) | 1966 |
| Διεθνές βραβείο λιθογραφίας Tamarind, 33η Μπιενάλε Βενετίας | Premio internazionale Tamarind per la litografia, 33ª Biennale di Venezia | 1966 |
| Μουσείο Βάσως Κατράκη, Αιτωλικό | Museo Vaso Katraki, Aitoliko (apertura) | 2006 |
Una frase da ricordare
Η πτώση του Καραϊσκάκη
I ptosi tou Karaiskaki
La caduta di Karaiskakis






















