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B2Grecia moderna · Poeta

Kostis Palamas

Κωστής Παλαμάς

1859 – 1943 · Patrasso, Missolungi, Atene

Kostis Palamas (Κωστής Παλαμάς, 1859–1943) fu il poeta greco centrale del mezzo secolo compreso tra la generazione della guerra d'indipendenza e i premi Nobel. Scrisse le parole dell'Inno olimpico cantato a ogni edizione dei Giochi, lunghi poemi visionari come Ο Δωδεκάλογος του Γύφτου (Il Dodecalogo dello Zingaro), e si batté per il greco demotico come lingua letteraria. Il suo funerale, nell'Atene occupata del 1943, si trasformò in una manifestazione contro i tedeschi.

La vita

Palamas nacque a Patrasso il 13 gennaio 1859. Entrambi i genitori morirono quando aveva circa sette anni, e fu mandato a Missolungi, la città del celebre assedio del 1826, per essere cresciuto da uno zio. La laguna e la memoria della guerra d'indipendenza greca lo accompagnarono per tutta la vita. Nel 1875 andò ad Atene per studiare legge all'università, ma presto abbandonò il diritto per il giornalismo e la poesia, scrivendo articoli e recensioni per i giornali per guadagnarsi da vivere.

La sua prima raccolta, Τα τραγούδια της πατρίδος μου (I canti della mia patria), uscì nel 1886, e con Georgios Drosinis e altri giovani scrittori formò quella che oggi si chiama Nuova Scuola Ateniese, la generazione del 1880 che voltò le spalle ai rigidi versi romantici dei decenni precedenti. Nel 1887 sposò Maria Valvi; ebbero tre figli. La morte del più piccolo, Alkis, nel 1898 a quattro anni, produsse Ο Τάφος (La tomba), un ciclo di brevi e semplici lamenti. Dal 1897 Palamas fu segretario generale dell'Università di Atene, carica che tenne per circa trent'anni, scrivendo la sera nella sua casa di via Asklipiou.

Fu membro fondatore dell'Accademia di Atene nel 1926 e ne divenne presidente nel 1930, e fu candidato molte volte al premio Nobel per la letteratura senza mai vincerlo. Morì ad Atene il 27 febbraio 1943, durante l'occupazione tedesca, a ottantaquattro anni.

Le opere

La poesia che quasi tutti hanno sentito senza saperlo è l'Ολυμπιακός Ύμνος (Inno olimpico). Palamas lo scrisse per i primi Giochi olimpici moderni, ad Atene nel 1896, Spyros Samaras lo mise in musica, e dal 1958 è l'inno ufficiale del movimento olimpico, eseguito a ogni cerimonia d'apertura.

Le sue opere maggiori sono lunghi poemi costruiti su idee. Ασάλευτη Ζωή (Vita immobile, 1904) contiene sequenze liriche sulla Grecia antica, sul paesaggio greco e sul compito stesso del poeta. Ο Δωδεκάλογος του Γύφτου (Il Dodecalogo dello Zingaro, 1907), ambientato intorno alla caduta di Costantinopoli nel 1453, segue un musicista zingaro che rifiuta a turno il lavoro, la patria, la religione e l'amore, e trova libertà e senso soltanto nella sua arte. Η Φλογέρα του Βασιλιά (Il flauto del re, 1910) è un'epopea bizantina: un flauto intagliato dall'osso di un imperatore racconta il pellegrinaggio di Basilio II al Partenone, allora chiesa della Vergine, e lega Atene antica, Bisanzio e la Grecia moderna in un'unica storia. Scrisse anche il racconto lungo Θάνατος παλληκαριού (Morte di un giovane valoroso, 1891) e il dramma Τρισεύγενη (1903).

Il suo stile è retorico e musicale, con lunghi versi rimati, riferimenti colti e ritmi forti, molto diverso dalla voce asciutta del suo contemporaneo Kavafis (Cavafis). La sua causa di sempre fu la lingua: scriveva in demotico, il greco parlato, e lo difese contro la katharevousa in saggi e polemiche per decenni, ed è per questo che i libri di scuola lo presentano come il poeta che rese rispettabile il demotico.

L’eredità nella Grecia di oggi

Ascoltate l'Inno olimpico alla prossima cerimonia d'apertura: le parole greche sono sue, e ogni scolaro greco impara il primo verso, «Αρχαίο Πνεύμα αθάνατο». Il suo funerale, il 28 febbraio 1943, è una delle storie dell'occupazione: migliaia di persone seguirono la bara fino al Primo Cimitero di Atene, la folla cantò l'inno nazionale davanti a ufficiali tedeschi e italiani, e Angelos Sikelianos lesse la sua poesia «Ηχήστε οι σάλπιγγες» (Suonate, trombe), con il verso «su questa bara si appoggia la Grecia». La breve poesia che scrisse per la gioventù greca nel 1940, «μεθύστε με τ' αθάνατο κρασί του Εικοσιένα» (ubriacatevi del vino immortale del 1821), viene citata a ogni festa scolastica del 25 marzo. La sua casa in via Asklipiou 3 ad Atene ospita la Fondazione Kostis Palamas, e la casa dove crebbe a Missolungi è un piccolo museo; quasi ogni città greca ha una via Palama (Odos Palama).

Lo sapevi?

  • L'Inno olimpico che scrisse nel 1896 fu adottato come inno ufficiale dei Giochi solo nel 1958, quindici anni dopo la sua morte.
  • Fu candidato al premio Nobel per la letteratura molte volte negli anni Venti e Trenta, più spesso di qualsiasi altro scrittore greco, e non lo vinse mai.
  • Diresse l'amministrazione dell'Università di Atene per circa trent'anni mentre scriveva alcuni dei poemi più lunghi del greco moderno.
  • Al suo funerale, nel 1943, i presenti cantarono l'inno nazionale greco in sfida alle truppe d'occupazione; quel giorno è ricordato come la prima protesta di massa dell'occupazione.

Opere principali

Titolo grecoTitoloAnno
Τα τραγούδια της πατρίδος μουI canti della mia patria1886
Ολυμπιακός ΎμνοςInno olimpico1896
Ο ΤάφοςLa tomba1898
Ασάλευτη ΖωήVita immobile1904
Ο Δωδεκάλογος του ΓύφτουIl Dodecalogo dello Zingaro1907
Η Φλογέρα του ΒασιλιάIl flauto del re1910

Una frase da ricordare

Αρχαίο Πνεύμα αθάνατο, αγνέ πατέρα / του ωραίου, του μεγάλου και του αληθινού, / κατέβα, φανερώσου κι άστραψε εδώ πέρα / στη δόξα της δικής σου γης και τ' ουρανού.

Archaio Pnevma athanato, agne patera / tou oraiou, tou megalou kai tou alithinou, / kateva, fanerosou ki astrapse edo pera / sti doxa tis dikis sou gis kai t' ouranou.

Antico Spirito immortale, padre puro / del bello, del grande e del vero, / scendi, rivelati e sfolgora qui / nella gloria della tua terra e del tuo cielo.

Ολυμπιακός Ύμνος (1896)
B2

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Parole del brano

  • orfano
  • pubblico
  • considero, ritengo
  • difensore
  • ispirazione
  • funerale
  • manifestazione, protesta
  • conquistatore, occupante

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