La vita
Plutarco nacque intorno al 46 d.C. a Cheronea, piccola città della Beozia nota soprattutto per la battaglia in cui Filippo di Macedonia sbaragliò le città greche nel 338 a.C. La sua famiglia era antica e benestante, ed egli studiò filosofia e retorica ad Atene con il platonico Ammonio. Viaggiò ad Alessandria e in Asia Minore e più volte a Roma, dove tenne conferenze e si fece amici potenti; uno di loro, Lucio Mestrio Floro, gli ottenne la cittadinanza romana, così che il suo nome ufficiale era Lucio Mestrio Plutarco. Una tradizione più tarda sostenne che Traiano e Adriano lo onorarono con alte cariche, il che forse è esagerato, ma di certo si muoveva con disinvoltura nel mondo romano.
Scelse tuttavia di vivere a Cheronea. Diceva di restarvi perché la città non diventasse ancora più piccola, e la servì come magistrato e perfino come sovrintendente ai lavori edilizi. Negli ultimi tre decenni della sua vita fu anche uno dei due sacerdoti permanenti di Apollo a Delfi, a poche ore di distanza, e si adoperò per far rivivere il santuario. Sposò Timossena, e la lettera di consolazione che le scrisse alla morte della loro figlioletta, anch'essa chiamata Timossena, si è conservata tra i Moralia. Dei suoi figli, due raggiunsero l'età adulta. In casa sua riuniva una cerchia di amici e allievi, e molti dei suoi scritti sembrano le conversazioni di quella cerchia. Morì intorno al 120, ultrasettantenne.
Le opere

Le Βίοι Παράλληλοι (Vite parallele) sono ventitré coppie di biografie superstiti, ciascuna delle quali accosta un Greco a un Romano e di solito si chiude con un breve confronto: Teseo e Romolo, i fondatori; Alessandro e Cesare, i conquistatori; Demostene e Cicerone, gli oratori; Pericle e Fabio Massimo; Licurgo e Numa. A Plutarco interessa il carattere, non gli eventi. Come dice all'inizio della Vita di Alessandro, egli scrive vite, non storia, e una piccola frase o uno scherzo rivelano spesso un uomo meglio di una battaglia con diecimila morti. Raccoglie dunque il momento rivelatore: il giovane Alessandro che calma il cavallo Bucefalo voltandolo via dalla sua ombra; Cesare che piange davanti a una statua di Alessandro perché alla stessa età non aveva ancora fatto nulla; Archimede ucciso mentre tracciava figure nella sabbia.
Gli Ηθικά (Moralia) sono circa settantotto saggi e dialoghi su ogni argomento: come distinguere l'adulatore dall'amico, come ascoltare le lezioni, consigli agli sposi, i ritardi della giustizia divina, il volto che appare nella luna, se siano più intelligenti gli animali di terra o di mare, gli oracoli di Delfi, gli dèi d'Egitto in Περί Ίσιδος και Οσίριδος (Iside e Osiride). Le Συμποσιακά (Conversazioni a tavola) riportano discorsi conviviali su questioni come il motivo per cui i vecchi leggono meglio da lontano. La sua raccolta di detti spartani conserva «ἢ τὰν ἢ ἐπὶ τᾶς», l'ordine della madre di tornare con lo scudo o sopra di esso. Il suo greco è la prosa colta dell'Impero romano, dai periodi lunghi, calda e ricca di digressioni, e per secoli fu il più letto di tutti gli autori greci: Montaigne lo citava di continuo, e il Plutarco inglese di Thomas North del 1579 divenne la fonte di Giulio Cesare, Antonio e Cleopatra e Coriolano di Shakespeare.
L’eredità nella Grecia di oggi
In Grecia Plutarco si legge a scuola in brani scelti, di solito dalla Vita di Alessandro o da quella di Pericle, e i suoi aneddoti sono moneta corrente: «ἢ τὰν ἢ ἐπὶ τᾶς», «ο κύβος ερρίφθη» (il dado è tratto, che secondo lui Cesare disse al Rubicone) e il titolo stesso «Βίοι Παράλληλοι», che i greci usano per qualsiasi confronto tra due carriere. Cheronea, vicino a Livadia, conserva ancora il leone di marmo del campo di battaglia e un piccolo museo, e a Delfi si possono visitare il santuario che egli servì e il suo museo. C'è una via Πλουτάρχου a Kolonaki, ad Atene, e nella maggior parte delle città greche. Le Vite sono disponibili in traduzione in greco moderno in edizioni economiche, e chi studia può cominciare dalle prime pagine dell'Alessandro, dove Plutarco spiega il suo metodo e racconta la storia di Bucefalo.
Lo sapevi?
- Il suo nome romano completo era Lucio Mestrio Plutarco, dall'amico che gli aveva procurato la cittadinanza.
- Diceva di restare nella minuscola Cheronea «perché non diventasse ancora più piccola».
- Fu sacerdote di Apollo a Delfi per circa trent'anni, in un'epoca in cui l'oracolo aveva perso gran parte della sua antica fama.
- Shakespeare riprese interi discorsi dalla traduzione delle Vite di North; la descrizione della nave di Cleopatra fatta da Enobarbo è Plutarco quasi parola per parola.
Opere principali
| Titolo greco | Titolo | Anno |
|---|---|---|
| Βίοι Παράλληλοι | Vite parallele | c. AD 100–120 |
| Ηθικά | Moralia (saggi e dialoghi) | c. AD 80–120 |
| Περί Ίσιδος και Οσίριδος | Iside e Osiride | c. AD 100–120 |
| Συμποσιακά | Conversazioni a tavola | c. AD 100–120 |
| Λακωνικά αποφθέγματα | Detti degli Spartani | c. AD 100 |
| Παραμυθητικός προς την γυναίκα | Consolazione alla moglie | c. AD 90–110 |
Dalle opere


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Una frase da ricordare
Οὔτε γὰρ ἱστορίας γράφομεν, ἀλλὰ βίους· … πρᾶγμα βραχὺ πολλάκις καὶ ῥῆμα καὶ παιδιά τις ἔμφασιν ἀρετῆς ἐποίησε μᾶλλον ἢ μάχαι μυριόνεκροι.
Nel greco di oggiΓιατί δεν γράφουμε ιστορία, αλλά βίους· και συχνά μια μικρή πράξη, μια λέξη ή ένα αστείο φανερώνουν τον χαρακτήρα καλύτερα από μάχες με χιλιάδες νεκρούς.
Oute gar istorias grafomen, alla vious· … pragma vrachy pollakis kai rima kai paidia tis emfasin aretis epoiise mallon i machai myrionekroi.
Perché non scriviamo storie, ma vite; e spesso un piccolo gesto, una parola o uno scherzo rivelano il carattere più di battaglie con diecimila morti.
Dal testo originale
Il testo come lo ha scritto Plutarco, di pubblico dominio, con la nostra traduzione a fronte.
«Βίοι Παράλληλοι, Ἀλέξανδρος»Vite parallele, Alessandro
La prefazione alle vite accoppiate di Alessandro e Cesare, in cui Plutarco dichiara che cos’è tutto il suo progetto: non storia, ma ritratti di carattere, colti, come il pittore coglie una somiglianza, nel piccolo gesto rivelatore piuttosto che nella grande battaglia.
Βίοι Παράλληλοι, Ἀλέξανδρος 1.1–3 (c. AD 100–120) · Testo di pubblico dominio, fonte: el.wikisource.org














