La vita
Pericle nacque intorno al 495 a.C. nell’aristocrazia ateniese: il padre Santippo comandava la flotta che sconfisse i Persiani a Micale nel 479 a.C., e la madre Agariste apparteneva agli Alcmeonidi, la famiglia del riformatore Clistene. Ebbe come maestro il filosofo Anassagora, frequentò lo scultore Fidia e i sofisti, ed era noto per un riserbo così assoluto che i poeti comici lo soprannominarono «l’Olimpio». Si burlavano anche della sua testa allungata, ed è per questo che ogni busto lo ritrae con l’elmo.
Entrò in politica negli anni 460 dalla parte democratica e, dopo che le riforme di Efialte nel 462/461 a.C. ebbero privato dei suoi poteri il consiglio aristocratico dell’Areopago, divenne l’uomo di punta dell’assemblea. Dal 443 a.C. circa fu eletto stratego (στρατηγός) ogni anno e si servì della carica per guidare la città. Fece trasferire ad Atene il tesoro della Lega delio-attica (454 a.C.), schiacciò la rivolta di Samo (440 a.C.) e tenne testa a Sparta nella crisi che portò alla guerra del Peloponneso nel 431 a.C., persuadendo gli Ateniesi a ritirarsi dietro le mura e ad affidarsi alla flotta.
La sua vita privata fu uno scandalo pubblico: divorziò dalla moglie e visse con Aspasia di Mileto, una straniera di celebre intelligenza, da cui ebbe un figlio. Quando nel 430 a.C. la peste colpì la città sovraffollata, perse i due figli legittimi, fu brevemente deposto e multato, poi rieletto. Morì anch’egli di peste nell’autunno del 429 a.C. Tucidide giudicò che Atene sotto di lui fosse «di nome una democrazia, di fatto il governo del primo cittadino».
Le opere

Le opere di Pericle sono leggi, edifici e un discorso. Le leggi resero radicale la democrazia. La paga ai giudici, introdotta su sua proposta, permetteva a un contadino povero di sedere nei tribunali popolari senza perdere una giornata di guadagno, e seguì la retribuzione delle cariche. La sua legge sulla cittadinanza del 451/450 a.C. limitò la cittadinanza a chi aveva madre oltre che padre ateniese, una misura che in seguito avrebbe colpito il suo stesso figlio avuto da Aspasia, che dovette essere fatto cittadino con un voto speciale.
Gli edifici furono pagati in parte con il tributo degli alleati, cosa che i suoi avversari chiamavano furto. Il Partenone fu costruito tra il 447 e il 432 a.C. dagli architetti Ictino e Callicrate, con Fidia a dirigere la scultura e a realizzare la grande Atena d’oro e d’avorio al suo interno; dal 437 a.C. seguirono la porta monumentale dei Propilei e l’Odeon accanto al teatro di Dioniso. In quindici anni l’Acropoli assunse la forma che il mondo riconosce ancora. Furono gli stessi anni di Sofocle, di Erodoto ad Atene, di Socrate giovane e delle prime opere di Euripide, ed è per questo che i Greci parlano del «secolo d’oro di Pericle».
Il discorso è l’Epitaffio (Επιτάφιος) per i primi caduti della guerra, nell’inverno 431/430 a.C., come lo riferisce Tucidide nel libro 2. Dei morti parla appena; descrive la città per cui sono morti: governo dei molti, uguale giustizia, libertà nella vita privata, apertura agli stranieri, coraggio che nasce dalla riflessione più che dall’addestramento, e il celebre «amiamo il bello con semplicità e il sapere senza mollezza». Fu, in sostanza, la prima definizione scritta di un modo di vivere democratico.
L’eredità nella Grecia di oggi
Gli studenti greci incontrano Pericle due volte: nei libri di storia del ginnasio, dove il V secolo a.C. è semplicemente «l’epoca di Pericle» (ο χρυσός αιώνας του Περικλή), e al liceo, dove molti leggono l’Epitaffio nell’originale greco con Tucidide. L’espressione «χρυσός αιώνας» è diventata il termine greco corrente per qualsiasi età dell’oro. Il visitatore può seguirlo sull’Acropoli, dai Propilei al Partenone, e nel nuovo Museo dell’Acropoli ai suoi piedi, il cui fregio e le cui metope sono l’opera che egli commissionò; la lettura A2 del sito sull’Acropoli è un primo passo. I suoi busti romani, copie di un bronzo perduto di Cresila, si trovano al British Museum e in Vaticano. Strade chiamate Περικλέους esistono nella maggior parte delle città greche, e l’Epitaffio viene ancora citato nei parlamenti quando la democrazia ha bisogno di essere difesa.
Lo sapevi?
- I poeti comici lo chiamavano «testa di cipolla marina» per la forma del cranio, ed è questa la spiegazione tradizionale dell’elmo in tutti i suoi ritratti.
- Secondo la sua stessa legge sulla cittadinanza del 451/450 a.C., il figlio avuto da Aspasia non era ateniese; dopo la morte dei figli legittimi nella peste, l’assemblea fece un’eccezione per il ragazzo.
- Fu eletto stratego quindici volte di seguito, con voto annuale, ed è così che una democrazia finì per essere guidata così a lungo da un solo uomo.
- L’Epitaffio ci è giunto solo perché Tucidide lo scrisse, con parole sue, secondo ciò che Pericle «avrebbe dovuto dire»; non ne esisteva alcuna trascrizione.
Opere principali
| Titolo greco | Titolo | Anno |
|---|---|---|
| Οι μεταρρυθμίσεις με τον Εφιάλτη | Le riforme democratiche con Efialte | 462/461 BC |
| Η μισθοφορά των δικαστών | La paga ai giudici | c. 450s BC |
| Ο νόμος για την ιθαγένεια | La legge sulla cittadinanza | 451/450 BC |
| Ο Παρθενώνας | Il Partenone | 447–432 BC |
| Τα Προπύλαια | I Propilei | 437–432 BC |
| Ο Επιτάφιος λόγος | L’Epitaffio (in Tucidide 2.35–46) | 431/430 BC |
Dalle opere


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Una frase da ricordare
Φιλοκαλοῦμέν τε γὰρ μετ' εὐτελείας καὶ φιλοσοφοῦμεν ἄνευ μαλακίας.
Nel greco di oggiΑγαπάμε το ωραίο με απλότητα και καλλιεργούμε το πνεύμα χωρίς μαλθακότητα.
Filokaloumen te gar met' efteleias kai filosofoumen anef malakias.
Amiamo il bello con semplicità e amiamo il sapere senza mollezza.
Dal testo originale
Il testo come lo ha scritto Pericle, di pubblico dominio, con la nostra traduzione a fronte.
«Ἐπιτάφιος»L'epitaffio di Pericle
Dal discorso funebre per i primi caduti ateniesi della guerra del Peloponneso, come lo riferisce Tucidide: il cuore del ritratto che Pericle fa di Atene, città della bellezza, della ragione e dello spirito civico. La citazione della pagina apre il brano.
Ἐπιτάφιος, as reported by Thucydides, Ἱστορίαι 2.40.1–2 (winter 431/430 BC) · Testo di pubblico dominio, fonte: perseus.tufts.edu














