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Pericle
Copy of Kresilas · Public domain · Wikimedia Commons

B2Antichità · Statista

Pericle

Περικλής

c. 495 BC – 429 BC · Atene

Pericle (Περικλής, 495–429 a.C. circa) guidò Atene per una trentina d’anni, dalle riforme democratiche del 461 a.C. al secondo anno della guerra del Peloponneso. Sotto di lui l’assemblea dei cittadini divenne il vero governo, i giudici furono retribuiti perché anche i poveri potessero prestare servizio e il Partenone sorse sull’Acropoli. Il discorso per i caduti in guerra che Tucidide gli attribuisce, con l’elogio di una città che ama il bello senza sfarzo, è la descrizione della democrazia più citata che sia mai stata scritta.

La vita

Pericle nacque intorno al 495 a.C. nell’aristocrazia ateniese: il padre Santippo comandava la flotta che sconfisse i Persiani a Micale nel 479 a.C., e la madre Agariste apparteneva agli Alcmeonidi, la famiglia del riformatore Clistene. Ebbe come maestro il filosofo Anassagora, frequentò lo scultore Fidia e i sofisti, ed era noto per un riserbo così assoluto che i poeti comici lo soprannominarono «l’Olimpio». Si burlavano anche della sua testa allungata, ed è per questo che ogni busto lo ritrae con l’elmo.

Entrò in politica negli anni 460 dalla parte democratica e, dopo che le riforme di Efialte nel 462/461 a.C. ebbero privato dei suoi poteri il consiglio aristocratico dell’Areopago, divenne l’uomo di punta dell’assemblea. Dal 443 a.C. circa fu eletto stratego (στρατηγός) ogni anno e si servì della carica per guidare la città. Fece trasferire ad Atene il tesoro della Lega delio-attica (454 a.C.), schiacciò la rivolta di Samo (440 a.C.) e tenne testa a Sparta nella crisi che portò alla guerra del Peloponneso nel 431 a.C., persuadendo gli Ateniesi a ritirarsi dietro le mura e ad affidarsi alla flotta.

La sua vita privata fu uno scandalo pubblico: divorziò dalla moglie e visse con Aspasia di Mileto, una straniera di celebre intelligenza, da cui ebbe un figlio. Quando nel 430 a.C. la peste colpì la città sovraffollata, perse i due figli legittimi, fu brevemente deposto e multato, poi rieletto. Morì anch’egli di peste nell’autunno del 429 a.C. Tucidide giudicò che Atene sotto di lui fosse «di nome una democrazia, di fatto il governo del primo cittadino».

Le opere

Le opere di Pericle sono leggi, edifici e un discorso. Le leggi resero radicale la democrazia. La paga ai giudici, introdotta su sua proposta, permetteva a un contadino povero di sedere nei tribunali popolari senza perdere una giornata di guadagno, e seguì la retribuzione delle cariche. La sua legge sulla cittadinanza del 451/450 a.C. limitò la cittadinanza a chi aveva madre oltre che padre ateniese, una misura che in seguito avrebbe colpito il suo stesso figlio avuto da Aspasia, che dovette essere fatto cittadino con un voto speciale.

Gli edifici furono pagati in parte con il tributo degli alleati, cosa che i suoi avversari chiamavano furto. Il Partenone fu costruito tra il 447 e il 432 a.C. dagli architetti Ictino e Callicrate, con Fidia a dirigere la scultura e a realizzare la grande Atena d’oro e d’avorio al suo interno; dal 437 a.C. seguirono la porta monumentale dei Propilei e l’Odeon accanto al teatro di Dioniso. In quindici anni l’Acropoli assunse la forma che il mondo riconosce ancora. Furono gli stessi anni di Sofocle, di Erodoto ad Atene, di Socrate giovane e delle prime opere di Euripide, ed è per questo che i Greci parlano del «secolo d’oro di Pericle».

Il discorso è l’Epitaffio (Επιτάφιος) per i primi caduti della guerra, nell’inverno 431/430 a.C., come lo riferisce Tucidide nel libro 2. Dei morti parla appena; descrive la città per cui sono morti: governo dei molti, uguale giustizia, libertà nella vita privata, apertura agli stranieri, coraggio che nasce dalla riflessione più che dall’addestramento, e il celebre «amiamo il bello con semplicità e il sapere senza mollezza». Fu, in sostanza, la prima definizione scritta di un modo di vivere democratico.

L’eredità nella Grecia di oggi

Gli studenti greci incontrano Pericle due volte: nei libri di storia del ginnasio, dove il V secolo a.C. è semplicemente «l’epoca di Pericle» (ο χρυσός αιώνας του Περικλή), e al liceo, dove molti leggono l’Epitaffio nell’originale greco con Tucidide. L’espressione «χρυσός αιώνας» è diventata il termine greco corrente per qualsiasi età dell’oro. Il visitatore può seguirlo sull’Acropoli, dai Propilei al Partenone, e nel nuovo Museo dell’Acropoli ai suoi piedi, il cui fregio e le cui metope sono l’opera che egli commissionò; la lettura A2 del sito sull’Acropoli è un primo passo. I suoi busti romani, copie di un bronzo perduto di Cresila, si trovano al British Museum e in Vaticano. Strade chiamate Περικλέους esistono nella maggior parte delle città greche, e l’Epitaffio viene ancora citato nei parlamenti quando la democrazia ha bisogno di essere difesa.

Lo sapevi?

  • I poeti comici lo chiamavano «testa di cipolla marina» per la forma del cranio, ed è questa la spiegazione tradizionale dell’elmo in tutti i suoi ritratti.
  • Secondo la sua stessa legge sulla cittadinanza del 451/450 a.C., il figlio avuto da Aspasia non era ateniese; dopo la morte dei figli legittimi nella peste, l’assemblea fece un’eccezione per il ragazzo.
  • Fu eletto stratego quindici volte di seguito, con voto annuale, ed è così che una democrazia finì per essere guidata così a lungo da un solo uomo.
  • L’Epitaffio ci è giunto solo perché Tucidide lo scrisse, con parole sue, secondo ciò che Pericle «avrebbe dovuto dire»; non ne esisteva alcuna trascrizione.

Opere principali

Titolo grecoTitoloAnno
Οι μεταρρυθμίσεις με τον ΕφιάλτηLe riforme democratiche con Efialte462/461 BC
Η μισθοφορά των δικαστώνLa paga ai giudicic. 450s BC
Ο νόμος για την ιθαγένειαLa legge sulla cittadinanza451/450 BC
Ο ΠαρθενώναςIl Partenone447–432 BC
Τα ΠροπύλαιαI Propilei437–432 BC
Ο Επιτάφιος λόγοςL’Epitaffio (in Tucidide 2.35–46)431/430 BC

Una frase da ricordare

Φιλοκαλοῦμέν τε γὰρ μετ' εὐτελείας καὶ φιλοσοφοῦμεν ἄνευ μαλακίας.

Nel greco di oggiΑγαπάμε το ωραίο με απλότητα και καλλιεργούμε το πνεύμα χωρίς μαλθακότητα.

Filokaloumen te gar met' efteleias kai filosofoumen anef malakias.

Amiamo il bello con semplicità e amiamo il sapere senza mollezza.

Funeral Oration, Thucydides 2.40.1

Dal testo originale

Il testo come lo ha scritto Pericle, di pubblico dominio, con la nostra traduzione a fronte.

«Ἐπιτάφιος»L'epitaffio di Pericle

Dal discorso funebre per i primi caduti ateniesi della guerra del Peloponneso, come lo riferisce Tucidide: il cuore del ritratto che Pericle fa di Atene, città della bellezza, della ragione e dello spirito civico. La citazione della pagina apre il brano.

φιλοκαλοῦμέν τε γὰρ μετ᾽ εὐτελείας καὶ φιλοσοφοῦμεν ἄνευ μαλακίας· πλούτῳ τε ἔργου μᾶλλον καιρῷ ἢ λόγου κόμπῳ χρώμεθα, καὶ τὸ πένεσθαι οὐχ ὁμολογεῖν τινὶ αἰσχρόν, ἀλλὰ μὴ διαφεύγειν ἔργῳ αἴσχιον. ἔνι τε τοῖς αὐτοῖς οἰκείων ἅμα καὶ πολιτικῶν ἐπιμέλεια, καὶ ἑτέροις πρὸς ἔργα τετραμμένοις τὰ πολιτικὰ μὴ ἐνδεῶς γνῶναι· μόνοι γὰρ τόν τε μηδὲν τῶνδε μετέχοντα οὐκ ἀπράγμονα, ἀλλ᾽ ἀχρεῖον νομίζομεν, καὶ οἱ αὐτοὶ ἤτοι κρίνομέν γε ἢ ἐνθυμούμεθα ὀρθῶς τὰ πράγματα, οὐ τοὺς λόγους τοῖς ἔργοις βλάβην ἡγούμενοι, ἀλλὰ μὴ προδιδαχθῆναι μᾶλλον λόγῳ πρότερον ἢ ἐπὶ ἃ δεῖ ἔργῳ ἐλθεῖν.Noi infatti amiamo il bello con semplicità e amiamo il sapere senza mollezza. Della ricchezza ci serviamo come occasione per agire più che come vanto di parole, e ammettere la propria povertà non è una vergogna per nessuno; più vergognoso è non adoperarsi per uscirne. Gli stessi uomini si curano insieme delle faccende private e di quelle pubbliche, e anche chi è tutto preso dal proprio lavoro conosce bene la vita della città. Noi soli consideriamo chi non vi prende parte non un uomo tranquillo, ma un inutile; e noi stessi decidiamo, o almeno vagliamo rettamente, le questioni pubbliche, convinti che non siano le parole a nuocere alle azioni, ma piuttosto il non essersi prima chiariti le idee discutendo, prima di passare a ciò che si deve fare.

Ἐπιτάφιος, as reported by Thucydides, Ἱστορίαι 2.40.1–2 (winter 431/430 BC) · Testo di pubblico dominio, fonte: perseus.tufts.edu

B2

Leggi di Pericle in greco (B2)

Parole del brano

  • cittadino
  • potere, autorità
  • giudice, giurato
  • iniziativa
  • Stato
  • potente, forte
  • peste
  • apogeo, culmine

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