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Andreas Karkavitsas
Unknown author · Public domain · Wikimedia Commons

B2Grecia moderna · Romanziere, novelliere

Andreas Karkavitsas

Ανδρέας Καρκαβίτσας

1865 – 1922 · Lechena (Elide); Atene

Andreas Karkavitsas (Ανδρέας Καρκαβίτσας, 1865–1922), medico militare di Lechena, scrisse la prosa più cupa e più vivida della generazione del 1880. Il suo romanzo Ο Ζητιάνος (Il mendicante, 1896), in cui un mendicante di professione spoglia un misero villaggio della Tessaglia, è il romanzo naturalista greco per eccellenza, e i suoi racconti di mare Λόγια της πλώρης (Parole di prua, 1899) si leggono in ogni scuola greca. Scriveva in un demotico aspro e concreto in un’epoca in cui era ancora una battaglia.

La vita

Karkavitsas nacque il 12 marzo 1865 a Lechena, borgo di mercato nella piana dell’Elide vicino alla costa occidentale del Peloponneso, in una famiglia di commercianti. Studiò medicina ad Atene dal 1883 al 1888 e, ancora studente, cominciò a pubblicare racconti e a raccogliere i canti e le usanze popolari della sua terra. Nel 1890 prestò servizio come giovane medico militare a Missolungi e a Larissa, dove conobbe i villaggi della Tessaglia da poco annessa, e dall’ottobre 1891 trascorse circa quattro anni come medico di bordo sul piroscafo Αθηνά, navigando per l’Egeo e ascoltando i marinai le cui storie divennero Λόγια της πλώρης.

Nel 1896 entrò stabilmente nel corpo sanitario dell’esercito e rimase ufficiale per vent’anni, partecipando alla campagna del 1897, alle guerre balcaniche del 1912–13 e prestando servizio in guarnigioni in tutto il paese. Era un demoticista convinto, scriveva per la rivista Νουμάς e dichiarava che la katharevousa purista era una lingua a cui «getti oro e ti restituisce carbone». Nel 1916 si schierò contro il governo rivoluzionario di Venizelos a Salonicco, fu imprigionato per alcuni mesi e poi collocato a riposo.

Una tubercolosi della laringe gli tolse la voce negli ultimi anni, così che l’uomo che aveva scritto la prosa più loquace del greco poteva comunicare solo sulla carta. Morì a Marousi, alle porte di Atene, il 24 ottobre 1922, a 57 anni, nelle settimane successive alla catastrofe dell’Asia Minore, e lì fu sepolto.

Le opere

Η Λυγερή (La slanciata, 1890, in volume nel 1896) è il suo primo racconto lungo: Anthi, una ragazza di Lechena, ama un uomo ma viene data in sposa a un droghiere benestante di mezza età, e il libro osserva, senza romanticismi, come si adagia nell’agiatezza. Ο Ζητιάνος (Il mendicante, pubblicato a puntate nel 1896) è il capolavoro. Tziritokostas, mendicante di professione formatosi nei villaggi dei Kravara, la cui intera economia era l’accattonaggio, arriva con il suo ragazzo Moutzouris a Nychteremi, villaggio di servi karagounides in una tenuta tessala vicino alla valle di Tempe. Vende alle donne amuleti e pozioni, gioca sulla loro paura e sulla loro avidità, e quando un uomo muore e arrivano le autorità sono gli abitanti del villaggio a essere puniti, mentre il mendicante se ne va più ricco. È il ritratto più duro della Grecia rurale nella lingua.

Λόγια της πλώρης (Parole di prua, 1899) raccoglie venti racconti di mare narrati da marinai sul ponte di un caicco: Η θάλασσα (Il mare), in cui il figlio di un marinaio viene messo in guardia per tutta la vita contro il mare «infido» che si è preso gli uomini della famiglia, e che si chiude con «Με κράζει η θάλασσα» (Il mare mi chiama); Το γιούσουρι (Il corallo nero), Οι σφουγγαράδες (I pescatori di spugne), Η Γοργόνα, dove la sirena chiede se re Alessandro sia ancora vivo. Ο Αρχαιολόγος (L’archeologo, 1904) è un’allegoria: due fratelli, Aristodimos, che vive solo per le rovine e le carte della casa avita, e Dimitrakis, che vuole coltivare la terra, rappresentano una Grecia divisa tra il suo passato antico e il suo presente.

L’eredità nella Grecia di oggi

Gli studenti greci incontrano Karkavitsas nelle antologie del ginnasio attraverso Η θάλασσα, Η Γοργόνα o un brano di Ο Ζητιάνος, e il mendicante Tziritokostas è un cattivo familiare quanto qualsiasi altro della letteratura greca; «Κραβαρίτης», uomo dei Kravara, significa ancora mendicante di professione, in gran parte a causa del suo romanzo. Le sue opere complete, di pubblico dominio dal 1993, sono gratuite su el.wikisource e in edizioni economiche. Lechena lo onora con un busto e una via, e vie intitolate a Καρκαβίτσα esistono in diverse città greche. Per chi studia, i racconti di mare sono la porta migliore: sono brevi, narrati in prima persona da marinai e pieni del lessico del vento, della barca e della riva che si sente oggi su qualsiasi isola greca.

Lo sapevi?

  • Fu medico militare in servizio per gran parte della sua vita di scrittore e raccolse il materiale per Ο Ζητιάνος quando era di stanza in Tessaglia nel 1890.
  • Λόγια της πλώρης nacque da quattro anni come medico di bordo sul piroscafo Αθηνά, ascoltando sul ponte le storie dei marinai.
  • Nel 1892 liquidò la katharevousa con la frase «της ρίχνεις χρυσάφι και σου βγάζει κάρβουνο» (le getti oro e ti restituisce carbone).
  • La tubercolosi laringea gli tolse la parola negli ultimi anni; morì nell’ottobre 1922, pochi giorni dopo la catastrofe dell’Asia Minore.

Opere principali

Titolo grecoTitoloAnno
Η ΛυγερήLa slanciata1890
ΔιηγήματαRacconti1892
Ο ΖητιάνοςIl mendicante1896
Λόγια της πλώρηςParole di prua (racconti di mare)1899
Ο ΑρχαιολόγοςL’archeologo1904

Una frase da ricordare

— Μακριά, έλεγε, μακριά, παιδί μου, απ' τ' άτιμο στοιχειό! Δεν έχει πίστη, δεν έχει έλεος. […] Με κράζει η θάλασσα.

— Makria, elege, makria, paidi mou, ap' t' atimo stoicheio! Den echei pisti, den echei eleos. […] Me krazei i thalassa.

«Stai lontano, diceva, stai lontano, figlio mio, dal mostro infame! Non ha fede, non ha pietà.» […] Il mare mi chiama.

Η θάλασσα, in Λόγια της πλώρης (1899): the father's warning, and the story's last words

Dal testo originale

Il testo come lo ha scritto Andreas Karkavitsas, di pubblico dominio, con la nostra traduzione a fronte.

«Ἡ θάλασσα»Il mare

L'inizio del racconto che dà voce all'intera raccolta: un vecchio marinaio ricorda l'ammonimento del padre contro il mare, ripetuto dagli anziani dell'isola, prima di narrare come il mare lo abbia attirato comunque. Le ultime parole del racconto sono «Mi chiama il mare».

Ο πατέρας μου – μύρο τὸ κῦμα ποῦ τὸν τύλιξε – δὲν εἶχε σκοπὸ νὰ μὲ κάμῃ ναυτικό.Mio padre – gli sia come mirra l'onda che lo avvolse – non aveva intenzione di fare di me un marinaio.
— Μακριά, ἔλεγε, μακριά, παιδί μου, ἀπὸ τ’ ἄτιμο στοιχειό! Δὲν ἔχει πίστη, δὲν ἔχει ἔλεος. Λάτρεψέ την ὅσο θές· δόξασέ την· ἐκείνη τὸ σκοπό της. Μὴν κυτᾷς ποῦ χαμογελᾷ, ποῦ σοῦ τάζει θησαυρούς. Ἀργὰ-γρήγορα θὰ σοῦ σκάψῃ τὸ λάκκο ἢ θὰ σὲ ρίξῃ πετσὶ καὶ κόκκαλο, ἄχρηστο στὸν κόσμο. Εἶπες θάλασσα, εἶπες γυναίκα τὸ ἴδιο κάνει.«Lontano, diceva, lontano, figlio mio, da quel mostro infame! Non ha fede, non ha pietà. Adorala quanto vuoi, glorificala: lei segue il suo scopo. Non guardare come ti sorride, come ti promette tesori. Presto o tardi ti scaverà la fossa, o ti rigetterà pelle e ossa, inutile al mondo. Dici mare, dici donna: è la stessa cosa.»
Καὶ τὰ ἔλεγε αὐτὰ ἄνθρωπος ποῦ ἔφαγε τὴ ζωή του στὸ καράβι· ποῦ ὁ πατέρας, ὁ πάππος, ὁ πρόπαππος ὅλοι ὡς τὴ ρίζα τῆς γενιᾶς ξεψύχησαν στὸ παλαμάρι. Μὰ δὲν τὰ ἔλεγε μόνον αὐτός, ἀλλὰ κ’ οἱ ἄλλοι γέροντες τοῦ νησιοῦ, οἱ ἀπόμαχοι τῶν ἀρμένων τόρα, καὶ οἱ νιώτεροι, ποῦ εἶχαν ἀκόμη τοὺς κάλους στὰ χέρια, ὅταν κάθιζαν στὸν καφενὲ νὰ ρουφήξουν τὸν ναργιλέ, κουνοῦσαν τὸ κεφάλι καὶ στενάζοντας ἔλεγαν:E a dire così era un uomo che aveva consumato la vita sulla nave; il cui padre, il nonno, il bisnonno, tutti fino alla radice della stirpe, avevano esalato l'anima sulla gomena. Ma non lo diceva soltanto lui: anche gli altri vecchi dell'isola, ormai veterani a riposo del sartiame, e i più giovani, che avevano ancora i calli sulle mani, quando sedevano al caffè a tirare dal narghilè, scuotevano il capo e sospirando dicevano:
— Ἡ θάλασσα δὲν ἔχει πιὰ ψωμί. Ἂς εἶχα ἕνα κλῆμα στὴ στεριὰ καὶ μαύρη πέτρα νὰ ρίξω πίσω μου.«Il mare non dà più pane. Avessi almeno una vite sulla terraferma, e potessi gettarmi dietro una pietra nera, per non tornare mai più!»

«Ἡ θάλασσα», from Λόγια τῆς πλώρης (1899), opening paragraphs · Testo di pubblico dominio, fonte: el.wikisource.org

B2

Leggi di Andreas Karkavitsas in greco (B2)

Parole del brano

  • medico
  • marinaio
  • raccolta
  • mendicante
  • superstizione
  • povertà
  • vivace, vivo
  • morto

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