La prima frase: che cosa Erodoto dice di fare
L'opera si nomina nelle sue prime parole: Ἡροδότου Ἁλικαρνησσέος ἱστορίης ἀπόδεξις ἥδε, «questa è l'esposizione dell'indagine di Erodoto di Alicarnasso». Il titolo «Storie», dunque, non è una sua espressione. Qui ἱστορίη è al singolare e in forma ionica, e il lessico LSJ la intende come il sapere ottenuto con l'indagine. Il sostantivo è raro: compare cinque volte nel testo di Perseus (l'inizio, 2.99, 2.118, 2.119, 7.96), e solo per 7.96 il LSJ propone, con un «probabilmente», il senso di resoconto scritto. Il verbo ἱστορέω, «chiedere, indagare», è più comune: i sacerdoti gli parlano di Elena ἱστορέοντι, «quando chiesi» (2.113). Aristotele cita la frase con «di Turi» invece di Alicarnasso (Retorica 3.9), dalla colonia dell'Italia meridionale.
Il resto della frase dichiara lo scopo. Ciò che gli uomini hanno fatto non deve svanire con il tempo (ἐξίτηλα), e le imprese grandi e meravigliose, τὰ μὲν Ἕλλησι τὰ δὲ βαρβάροισι, compiute alcune da Greci e altre da persone che non erano greche, non devono perdere la loro fama (ἀκλεᾶ). Per ultima viene la domanda che regge il libro: δι᾽ ἣν αἰτίην, il motivo per cui si fecero guerra. Erodoto riferisce prima i racconti persiani e fenici sui rapimenti di donne (1.1–5), si rifiuta di giudicarli e parte dall'uomo che egli stesso sa aver cominciato le offese contro i Greci (1.5.3): Creso di Lidia (1.6).
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I nove libri: che cosa c'è in ciascuno
La divisione in nove libri non è sua: la fecero studiosi di età ellenistica. Diodoro (11.37.6) è il primo a indicarla esplicitamente, e Luciano (Come si deve scrivere la storia 42), nel II secolo d.C., è il primo a dire che i libri erano chiamati Muse.
- 1 Clio: Creso e l'avvertimento di Solone (1.29–33), la caduta della Lidia, Ciro e l'ascesa della Persia.
- 2 Euterpe: l'Egitto, il suo fiume, i costumi e i re, in una lunga digressione.
- 3 Talia: Cambise in Egitto, il dibattito sulle forme di governo (3.80–82), Dario diventa re.
- 4 Melpomene: Dario contro gli Sciti; la Libia.
- 5 Tersicore: la rivolta ionica e le navi ateniesi che furono «l'inizio dei mali» (5.97).
- 6 Erato: la caduta di Mileto e la battaglia di Maratona (6.102–117).
- 7 Polimnia: l'invasione di Serse e le Termopili (7.201–233).
- 8 Urania: Artemisio e Salamina.
- 9 Calliope: Platea, Micale e l'assedio di Sesto; il libro si chiude sul consiglio di Ciro riguardo alle terre molli e agli uomini molli (9.122).
Il filo conduttore è l'espansione persiana, con digressioni sui popoli che essa raggiunse. La guerra di Serse occupa quasi un terzo dell'opera. Il racconto si ferma al 479 a.C., anche se Erodoto lo pubblicò negli anni 420: non è quindi una storia del suo tempo.
Vedere, giudicare, chiedere, ascoltare: possiamo fidarci di lui?
In 2.99 Erodoto elenca i suoi strumenti: ὄψις τε ἐμὴ καὶ γνώμη καὶ ἱστορίη, «la mia vista, il mio giudizio e la mia indagine». Da lì in poi darà i racconti egiziani come li ha sentiti. In 2.29 traccia il confine sulla carta: fino a Elefantina è andato come testimone oculare (αὐτόπτης), oltre ha indagato ἀκοῇ, per sentito dire. La sua regola sta in 7.152: ἐγὼ δὲ ὀφείλω λέγειν τὰ λεγόμενα, πείθεσθαί γε μὲν οὐ παντάπασι ὀφείλω, «devo riferire ciò che si dice, ma non sono tenuto a credere a tutto». Argomenta anche in prima persona: in 7.139 dice di essere costretto a esprimere un'opinione sgradita ai più, cioè che Atene salvò la Grecia.
Quanto ci si possa fidare di lui si discute fin dall'antichità. Cicerone lo chiama pater historiae e nella stessa frase dice che la sua opera contiene innumerevoli fabulae (De legibus 1.5). Plutarco scrisse un intero saggio, La malignità di Erodoto. Da Jacoby (1913) in poi molti studiosi prendono alla lettera i suoi rinvii agli informatori, il che presuppone viaggi molto ampi. Fehling (1989) li considera un espediente letterario, Fowler (1996) indicazioni di dove Erodoto pensava si trovasse l'informazione; secondo queste tesi viaggiò molto meno. I numeri sono un altro problema: i suoi 5.283.220 uomini per le forze di Serse, seguito compreso (7.186), superano di molto le stime moderne di 70.000–300.000 per l'esercito persiano.
Leggere lo ionico
Erodoto scrive in ionico. Chi conosce l'attico nota subito le differenze; tutti questi esempi vengono da passi citati in questa pagina.
- η per l'α lungo attico: ἱστορίης, ἡμετέρη (1.32), πρηγμάτων (1.32).
- Vocali non contratte: ποιέειν (attico ποιεῖν), ἱστορέοντι (attico ἱστοροῦντι).
- κ per π in alcuni pronomi e avverbi: ὁκότερα (7.139), κότε (9.122), per l'attico ὁπότερα, πότε.
- Nessuna aspirazione dopo un prefisso: ἀπικνέεται (2.113), per l'attico ἀφικνεῖται.
- Altre vocali: θωμαστά per θαυμαστά, ξεῖνος per ξένος, ἀπόδεξις per ἀπόδειξις.
Due brevi passi da provare. Solone a Creso: πᾶν ἐστὶ ἄνθρωπος συμφορή, «l'uomo è tutto caso» (1.32.4). E gli Ateniesi agli Spartani, con parole che Erodoto attribuisce loro, su che cosa costituisce τὸ Ἑλληνικόν: ὅμαιμόν τε καὶ ὁμόγλωσσον, lo stesso sangue e la stessa lingua, con santuari, sacrifici e modi di vita comuni (8.144.2).
Date chiave
- c. 484 BCData abituale della nascita di Erodoto ad Alicarnasso; una stima basata su Gellio 15.23
- 499 BCI Greci della Ionia si ribellano alla Persia (libro 5)
- 490 BCLa battaglia di Maratona (libro 6)
- 480 BCL'invasione di Serse: Termopili, Artemisio, Salamina (libri 7–8)
- 479 BCPlatea e Micale; il racconto si chiude con Sesto (libro 9)
- 444 BCFondazione di Turi nell'Italia meridionale; il testo di Aristotele chiamerà Erodoto «di Turi»
- c. 425 BCData abituale della pubblicazione delle Storie, negli anni 420
- 1st c. BCDiodoro menziona i nove libri; Cicerone chiama Erodoto pater historiae
Otto parole, ieri e oggi
| Greco antico | Greco di oggi | Significato |
|---|---|---|
| indagine; oggi storia, racconto | ||
| indagare; oggi narrare, dipingere scene | ||
| esposizione; oggi prova, ricevuta | ||
| causa, colpa | ||
| non greco; oggi brutale | ||
| vista; oggi aspetto, lato | ||
| udito, sentito dire | ||
| giudizio; oggi opinione |
Le guerre persiane (490–479 a.C.)
La battaglia di Maratona e la prima maratona
La battaglia delle Termopili (480 a.C.)