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Vita quotidiana

La morte e la sepoltura nell’antica Grecia

Quando qualcuno moriva nell’antica Atene, la famiglia aveva compiti precisi. Le donne lavavano e vestivano il corpo. I visitatori venivano a casa per l’ultimo saluto. Prima dell’alba, un corteo portava il morto alla tomba. I Greci volevano essere ricordati, perciò le famiglie innalzavano pietre e portavano doni. Molte delle loro parole vivono ancora: in Grecia, una tomba si chiama ancora τάφος.

Tre tappe per dire addio

Quasi tutto ciò che sappiamo viene da Atene: da leggi, libri e immagini sui vasi. Quando qualcuno moriva, i parenti organizzavano il funerale, e le donne facevano la maggior parte del lavoro. Lavavano il corpo, lo ungevano con l’olio e lo vestivano.

La prima tappa era la πρόθεσις, l’esposizione del morto. Il defunto stava su un letto alto, dentro casa. I visitatori venivano a piangere e a mostrare rispetto, e si sentivano canti tristi, i θρῆνοι.

La seconda tappa era l’ἐκφορά, il cammino verso il cimitero. Una legge ateniese, letta in un discorso in tribunale, dice quando doveva avvenire: il giorno dopo, prima che sorgesse il sole. Gli uomini camminavano davanti e le donne dietro. Le donne con meno di sessant’anni potevano andare solo se erano parenti strette.

La terza tappa era la ταφή, la sepoltura. Alcuni corpi venivano messi direttamente nella terra. Altri venivano prima bruciati, e poi si seppelliva ciò che restava.

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Che cosa significa questa parola?

Una pietra perché nessuno dimentichi

Il cimitero più noto di Atene è il Κεραμεικός (Ceramico), appena fuori dalla porta della città chiamata Porta Sacra. Dentro la tomba si mettevano pochi oggetti, ma il segno sopra la tomba contava molto. Nell’VIII secolo a.C., su alcune tombe stavano enormi vasi dipinti. Un vaso famoso mostra un morto esposto sul letto.

Più tardi, le famiglie innalzarono una στήλη, un’alta lastra di pietra. I Greci sentivano che i morti continuavano a vivere finché i vivi li ricordavano. Le donne visitavano le tombe con piccole focacce e offerte di bevande. Si lasciavano anche le λήκυθοι, sottili boccette d’olio. Nel V secolo a.C., ad Atene, molte di queste boccette erano bianche e mostravano scene di morte e di tombe.

I funerali potevano costare moltissimo, perciò Atene fissò delle regole. Secondo lo scrittore Plutarco, Solone proibì di uccidere un bue sulla tomba e di seppellire il morto con più di tre vesti. Alla fine del IV secolo a.C., una legge di Demetrio Falereo permise soltanto una colonnina, una lastra piatta o un bacile.

Il viaggio dell’anima

Molti Greci credevano che la ψυχή, l’anima, lasciasse il corpo e scendesse nel mondo dei morti, la terra di Ade. Nell’Odissea di Omero, il dio Ermes vi conduce le anime. Nell’Iliade, il fantasma di Patroclo supplica l’amico Achille di seppellirlo in fretta, per poter varcare le porte dell’Ade. Questo mostra perché la sepoltura contasse tanto.

I Greci raccontavano anche di un traghettatore, Caronte, che portava le anime oltre l’acqua. Nelle Rane, una commedia di Aristofane, il viaggio costa due oboli, cioè piccole monete. Lo scrittore Luciano, nel II secolo d.C., prende in giro le famiglie che mettono un obolo in bocca al morto. Eppure gli archeologi hanno trovato monete solo in una piccola parte delle tombe, e non sempre in bocca. Dunque non tutte le famiglie lo facevano.

Parole ancora vive

Molte di queste parole esistono ancora in greco. Una tomba si dice τάφος, e un morto νεκρός. Nella lingua di ogni giorno, una tomba è anche un μνήμα, da un’antica parola che indicava un monumento in ricordo di qualcuno. La parola moderna per «cimitero», νεκροταφείο, è formata da νεκρός e τάφος.

La parola ἐπιτάφιος significava «sulla tomba». Atene seppelliva insieme i suoi caduti in guerra, a spese pubbliche, e un oratore scelto teneva un discorso. Tucidide descrive la cerimonia: le ossa stavano in bare di cipresso, una per ogni tribù, e un letto vuoto ricordava chi non era mai stato ritrovato. Il discorso più famoso è quello che lui attribuisce a Pericle, per i primi caduti della guerra, nel 431 a.C.

Oggi i Greci conoscono questa parola anche dal Venerdì Santo. L’Επιτάφιος è il panno con l’immagine di Cristo morto, e anche il baldacchino decorato che lo regge, portato in processione. Questo significato è nato nel Medioevo.

Date chiave

  1. 8th c. BCEnormi vasi dipinti segnano alcune tombe del Ceramico, ad Atene.
  2. 6th c. BCSolone, secondo Plutarco, pone limiti alle usanze dei funerali.
  3. 5th c. BCGli Ateniesi lasciano boccette d’olio bianche, le λήκυθοι, dentro o sopra le tombe.
  4. 431 BCPericle parla per i primi caduti ateniesi della guerra del Peloponneso, secondo Tucidide.
  5. 4th c. BCAlla fine del secolo, una legge di Demetrio Falereo limita i monumenti funebri ad Atene.

Otto parole, ieri e oggi

Greco anticoGreco di oggiSignificato
tomba
sepoltura
persona morta
orazione funebre; baldacchino del Venerdì Santo
lastra di pietra verticale
sepolcro, monumento
canto di lutto
anima
A2

Leggi in greco (A2)

Vuoi imparare il greco?Nella Grecia di oggi incontrerai τάφος, μνήμα e μνημόσυνο nella vita di ogni giorno. Con il greco moderno puoi seguire un Επιτάφιος del Venerdì Santo e capire perché a una funzione in ricordo di un defunto si divide un vassoio di κόλλυβα.Inizia con il greco