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Luoghi e monumenti

Il faro di Alessandria

Più di 2200 anni fa, un’enorme torre bianca si alzava su una piccola isola, vicino alla città di Alessandria d’Egitto. Di notte, un fuoco in cima mostrava ai marinai la via per il porto. L’isola si chiamava Φάρος. La torre prese il suo nome, e oggi φάρος è la parola greca per ogni faro. Qui vedrai come un’isola ha regalato una parola al mondo.

Un’isola e una costa pericolosa

Nell’Odissea, Omero parla di una νῆσος, un’isola, davanti alla costa dell’Egitto, con un buon porto. Il suo nome è Φάρος. Omero dice che a una nave serviva un giorno intero per arrivarci. Molti secoli dopo, nel 331 a.C., Alessandro Magno fondò su quella costa una nuova città: Alessandria.

Il geografo Strabone visitò Alessandria nel I secolo a.C. Descrive Faro come un νησίον, una piccola isola lunga, proprio accanto alla terraferma. Una lunga diga, l’Eptastadio, una strada sopra l’acqua, la univa alla riva. Tra l’isola e la costa c’era il grande λιμήν, il porto.

Qui arrivavano molte navi, ma l’entrata era pericolosa. Strabone spiega perché: la costa, da entrambi i lati, è bassa e senza porti, e ci sono scogli e acque poco profonde. In mare aperto, i marinai avevano bisogno di un segnale alto e luminoso per trovare l’entrata.

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Che cosa significa questa parola?

La grande torre bianca

Tolomeo I, uno dei generali di Alessandro e poi re d’Egitto, cominciò a progettare un’enorme torre sulla punta orientale dell’isola. Suo figlio, Tolomeo II, la finì intorno al 280 a.C. Strabone la chiama πύργος, torre, di pietra bianca, costruita in modo meraviglioso, con molti piani. Aggiunge che aveva lo stesso nome dell’isola.

Nessuno conosce la sua altezza esatta. Le stime moderne vanno da circa 100 a 140 metri. Monete di età romana e autori arabi più tardi indicano tre parti: una base quadrata, una parte centrale a otto lati e una cima rotonda, ma le antiche descrizioni non sono sempre d’accordo. Oggi è contata tra le sette meraviglie del mondo antico.

Plinio, un autore romano, dice che l’architetto era Sostrato di Cnido e che il re gli permise di mettere il suo nome sulla torre. Alcuni storici pensano che Sostrato l’abbia pagata e non progettata. Luciano, che scriveva in greco, racconta un’altra storia: Sostrato incise il suo nome nella pietra, lo coprì di intonaco e scrisse sull’intonaco il nome del re. Quando l’intonaco cadde, apparvero le sue parole: θεοῖς σωτῆρσιν, «agli dèi salvatori», per chi naviga. Un σωτήρ è un salvatore.

Fuoco nella notte

A che cosa serviva la torre? Plinio, che scriveva nel I secolo d.C., dice che di notte mostrava dei fuochi, per avvisare ogni πλοῖον, ogni nave, delle acque basse e per indicare l’entrata del porto. Aveva una preoccupazione: da lontano, un fuoco sempre acceso può sembrare una stella. Luciano aggiunge che la sua luce teneva i marinai lontani da un tratto di costa molto pericoloso.

La parola antica per il fuoco è πῦρ. Oggi i greci dicono φωτιά nella lingua di ogni giorno, ma πυρ esiste ancora nel greco formale, e lo senti dentro πυροσβέστης, il pompiere.

Alcune cose restano sconosciute. Gli storici discutono se un fuoco ardesse fin dall’inizio, anche se il poeta Posidippo, vissuto in quegli anni, parla già di un grande fuoco acceso tutta la notte in cima. Forse bruciava olio, perché la legna era scarsa. Autori arabi più tardi descrivono un grande specchio, ma nessuno può dimostrare che sia esistito. Plinio ci dice anche che ai suoi tempi fuochi simili ardevano in altri porti, come Ostia e Ravenna, in Italia. L’idea si era diffusa.

Terremoti, un forte e sommozzatori

Il Faro restò in piedi per più di 1500 anni. Un σεισμός, un terremoto, può scuotere forte una torre alta, e Alessandria ne ebbe molti. Si ricordano forti terremoti nel 796, negli anni 950, nel 1303 e nel 1323. La torre fu riparata più volte, ma diventava sempre più debole.

Il viaggiatore Ibn Battuta ci andò due volte. Nel 1326 poteva ancora raggiungere la porta del primo piano. Nel 1349 era così in rovina che non poté né entrare né salire fino alla porta. Nel 1477 il sultano Qaitbay cominciò a costruire un forte nello stesso punto, con pietre della vecchia torre. Il forte è ancora lì oggi.

Dal 1960 circa, i sommozzatori cominciarono a studiare i resti in mare. Nel 1994 l’archeologo francese Jean-Yves Empereur e la sua squadra cominciarono a scavare sott’acqua. Oggi hanno registrato più di 5000 blocchi del faro e di edifici vicini, e alcuni pesano fino a 60 tonnellate. Hanno trovato anche statue gigantesche, ed Empereur crede che siano ritratti del re Tolomeo.

Date chiave

  1. 331 BCAlessandro Magno fonda Alessandria.
  2. c. 280 BCTolomeo II finisce la torre sull’isola di Faro.
  3. 1st c. ADPlinio scrive dei fuochi che guidano le navi di notte.
  4. 1303Un grande terremoto danneggia gravemente la torre.
  5. 1349Ibn Battuta trova la torre in rovina.
  6. 1477Il sultano Qaitbay comincia un forte nello stesso punto.
  7. c. 1960I sommozzatori cominciano a studiare i resti in mare.
  8. 1994Cominciano gli scavi sott’acqua.

Otto parole, ieri e oggi

Greco anticoGreco di oggiSignificato
faro
torre
isola
porto (tramite il turco liman)
nave
fuoco (φωτιά nel parlato)
terremoto
salvatore
A2

Leggi in greco (A2)

Vuoi imparare il greco?Le isole greche hanno ancora i loro fari di pietra, e i greci chiamano ognuno di essi φάρος. Con un po’ di greco puoi leggerne sul sito del servizio dei fari della Marina greca, e sentire un nome nato su una piccola isola davanti all’Egitto.Inizia con il greco