Come la medicina imparò a parlare greco
Le più antiche fonti scritte della medicina occidentale sono gli scritti ippocratici del V e IV secolo a.C., che usano già molti termini tecnici. Come spiega il medico Henrik Wulff, il greco rimase la lingua della medicina anche dopo la conquista romana: i Romani non avevano una tradizione paragonabile, la maggior parte dei medici dell’Impero era greca e le opere di Galeno di Pergamo (II secolo d.C.) furono a lungo stimate quanto quelle ippocratiche.
All’inizio del I secolo d.C., il romano Celso scrisse in latino il De Medicina, basandosi su fonti greche. Wulff distingue tre soluzioni: copiava una parola greca (pyloros), le dava una desinenza latina (stomachus) o ne traduceva l’immagine (caecum per τὸ τυφλόν, «l’intestino cieco»).
Dal Rinascimento il latino fu la lingua comune dei libri di medicina. Quando in seguito cedette il passo alle lingue nazionali, i nuovi termini continuarono a formarsi soprattutto da radici greche, perché il latino crea composti meno facilmente. L’esempio di Wulff è nefrectomia, che il latino medico dovrebbe esprimere con excisio renis.
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Che cosa significa questa parola?
Un organo, due registri
Il greco moderno aggiunge un altro strato: molte di queste radici sono ancora parole comuni. Καρδία oggi è καρδιά, con il senso che ha già in Omero; αἷμα è αίμα, e δέρμα ha conservato la sua forma. Chi studia il greco incontra quindi le radici di cardiologia e dermatologia nel lessico di ogni giorno.
Altre parole antiche vivono in un registro formale o tecnico, accanto a un’altra parola quotidiana. Il dizionario Triantafyllidis del greco moderno segna ήπαρ come termine anatomico e lo spiega semplicemente con το συκώτι; il suo stesso esempio sotto συκώτι dice che l’ηπατίτιδα, l’epatite, è una malattia del συκώτι. Anche questa parola quotidiana ha una storia greca: il dizionario la riconduce a ἧπαρ συκωτόν, il fegato di un animale ingrassato con i fichi. Allo stesso modo οστό è la forma dotta di ὀστοῦν, e il dizionario lo spiega con κόκαλο, dal medievale κόκκαλον, a sua volta da κόκκαλος, il nocciolo di una pigna.
Lo stomaco mostra una divisione più complessa. Il quotidiano στομάχι viene da στόμαχος, che in Omero è la gola e solo più tardi lo stomaco, mentre la radice medica γαστρ- viene da γαστήρ, «ventre».
-ite: da «del, della» a «infiammazione»
La desinenza medica più nota non significava all’origine infiammazione. È il femminile di aggettivi in -ίτης, e queste forme si usavano spesso da sole, con νόσος, «malattia», sottinteso. Il LSJ rende ἀρθρῖτις con «delle articolazioni, nelle articolazioni»: lo scritto ippocratico De affectionibus (30) lo ha con νόσος, gli Aforismi (3.16) da solo per la gotta. Πλευρῖτις, la pleurite, compare negli Aforismi (3.23) e in Aristofane (Le donne all’assemblea 417).
La forma non doveva nemmeno indicare una malattia. Nell’ippocratico De ossium natura (10) e in Diogene di Apollonia, citato da Aristotele (Historia animalium 512a6), ἡ ἡπατῖτις è una vena, con φλέψ sottinteso: letteralmente «quella del fegato».
Il senso ristretto di «infiammazione» è recente; un’opera di consultazione sugli affissi inglesi lo data al XVIII secolo, in inglese. Il greco moderno riflette questa storia mista. Il Triantafyllidis deriva αρθρίτιδα e πλευρίτιδα dalle parole antiche, ma γαστρίτιδα e βρογχίτιδα dal neolatino, αμυγδαλίτιδα e ωτίτιδα dal francese. Per ηπατίτιδα indica il neolatino per il significato attuale, con l’antico ἡπατῖτις alle spalle.
Andata e ritorno: la radice è solo un indizio
Molte parole mediche «greche» sono dunque arrivate in greco dall’estero. Il Triantafyllidis deriva καρδιολόγος dal francese cardiologue, νευρολόγος da neurologue e παιδίατρος da pédiatre: gli elementi sono antichi, ma la fonte diretta è il francese moderno.
Dove altre lingue conservano il latino, il greco tende a usare materiale proprio. Wulff scrive che il greco moderno ammette solo termini greci: il nervo muscolocutaneo è così το μυοδερματικό νεύρο. Il francese appendicite è stato reso con σκωληκοειδίτιδα, da σκωληκοειδής, «a forma di verme».
Anche i significati si sono spostati, quindi una radice è un indizio e non una definizione:
- νεῦρον: tendine in Omero e in Platone; il LSJ registra per la prima volta «nervo» in Erasistrato (III secolo a.C.), citato da Galeno.
- ἀρτηρία: la trachea, e anche l’arteria; il greco dice ancora τραχεία αρτηρία per la trachea.
- μῦς: sia il topo sia il muscolo, come il latino musculus, «topolino».
- καρκίνος: un granchio; negli Aforismi (6.38) un’ulcera corrosiva o un cancro.
Date chiave
- 5th c. BCIniziano gli scritti ippocratici, le più antiche fonti scritte della medicina occidentale (V e IV secolo a.C.).
- 3rd c. BCErofilo ad Alessandria ed Erasistrato, la cui presenza lì è incerta, studiano i nervi; il LSJ registra per la prima volta νεῦρον come «nervo» in Erasistrato.
- 1st c. ADCelso scrive il De Medicina in latino da fonti greche, copiando, latinizzando o traducendo i termini greci.
- 2nd c. ADGaleno di Pergamo scrive le opere stimate per secoli accanto a quelle ippocratiche.
- 1478Il De Medicina di Celso viene stampato, mentre il latino diventa la lingua comune dei libri di medicina.
- 18th c.In inglese, le parole in -itis cominciano a indicare specificamente le infiammazioni.
- 1802Escono i Commentarii di Heberden, probabilmente l’ultima opera medica di rilievo in latino in Gran Bretagna.
Otto parole, ieri e oggi
| Greco antico | Greco di oggi | Significato |
|---|---|---|
| ventre (l’organo: στομάχι) | ||
| cuore | ||
| sangue | ||
| osso (comune: κόκαλο) | ||
| nervo (un tempo tendine) | ||
| fegato (comune: συκώτι) | ||
| rene | ||
| artrite (senso antico: gotta) |
La medicina greca e il giuramento di Ippocrate