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Vita quotidiana

Gli atleti e lo sport nell’antica Grecia

Gli atleti greci correvano, saltavano, lanciavano il disco e lottavano con tutta la loro forza. A Olimpia il vincitore riceveva solo una corona di foglie, ma poteva diventare famoso in tutto il mondo greco. Conosci il lottatore Milone, il corridore Leonida e una principessa che vinse con i suoi cavalli. Poi visita lo stadio di marmo di Atene, dove i corridori arrivano ancora oggi al traguardo.

Chi erano gli atleti?

Un atleta si chiamava ἀθλητής. La parola appartiene alla stessa famiglia di ἆθλος, una gara, e ἆθλον, un premio. Un atleta, quindi, era una persona che gareggiava per un premio. Oggi un campione greco è ancora un αθλητής.

Ai Giochi olimpici potevano gareggiare solo uomini e ragazzi greci liberi, e anche i loro genitori dovevano essere liberi. I ragazzi avevano gare proprie. Le donne non potevano gareggiare, ma a Olimpia le ragazze correvano nelle loro gare, le Heraia. Lo scrittore Pausania racconta la storia di una madre coraggiosa. Si travestì da allenatore per portare il figlio ai Giochi.

Gli atleti si allenavano nella palestra e nel ginnasio. Corridori e lottatori gareggiavano nudi, con l’olio sulla pelle. Portavano l’olio in un piccolo vaso rotondo, l’aryballos. Molti sport nacquero dalla caccia e dalla guerra. Il giavellotto, per esempio, all’inizio era un’arma.

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Che cosa significa questa parola?

Correre, saltare, lanciare, combattere

A Olimpia c’era un solo vincitore per ogni gara, quindi non esisteva la medaglia d’argento. Questi erano gli sport principali:

  • La corsa. La gara più breve, lo στάδιον, a Olimpia era lunga circa 192 metri. La stessa parola indicava anche la pista, e da essa deriva la parola moderna στάδιο.
  • Il disco. Il δίσκος era prima di pietra e poi di solito di bronzo. Alcuni erano leggeri, per i ragazzi, e altri pesanti, per gli uomini. Verso il 450 a.C. lo scultore Mirone creò un famoso discobolo di bronzo. L’originale è perduto, ma restano copie romane in marmo.
  • Il giavellotto. L’ἀκόντιον era un’asta di legno, alta più o meno come l’atleta, lanciata con un laccio di cuoio.
  • Il salto. Per l’ἅλμα gli atleti tenevano dei pesi, gli ἁλτῆρες, da circa 1,5 a 4 chili, e li facevano oscillare per saltare più lontano. Oggi gli αλτήρες sono i manubri da palestra: la parola è tornata in greco attraverso il francese.
  • Gli sport di combattimento. Erano la lotta, πάλη, il pugilato, πυγμαχία, con strisce di cuoio intorno alle mani, e il duro παγκράτιον, un misto dei due.

Il πένταθλον aveva cinque gare: corsa, salto, giavellotto, disco e lotta. Gli esperti non sanno ancora con certezza se il salto fosse uno solo o più di uno.

Foglie, olio e gloria

Alle quattro feste più grandi il premio era una corona di foglie: olivo selvatico a Olimpia, alloro a Delfi, pino all’Istmo e sedano selvatico a Nemea. Oggi in greco un premio si dice έπαθλο, dall’antico ἔπαθλον.

Altri giochi davano premi di valore. Alle Panatenee, ad Atene, i vincitori ricevevano grandi vasi dipinti pieni di olio d’oliva. Su questi vasi si leggono le parole ΤΟΝ ΑΘΕΝΕΘΕΝ ΑΘΛΟΝ, «dai giochi di Atene». Anche la città del vincitore poteva premiarlo. Plutarco dice che una legge di Solone dava 500 dracme all’ateniese che vinceva a Olimpia.

Alcuni atleti diventarono delle star. Milone di Crotone vinse la lotta a Olimpia sei volte, la prima da ragazzo. Pausania dice che nessuno riusciva a strappargli una melagrana dalla mano, eppure lui non la schiacciava. Leonida di Rodi vinse le stesse tre corse in quattro Giochi di fila, dal 164 al 152 a.C.: dodici corone! La tradizione dice che il pugile Diagora di Rodi fu portato sulle spalle dai suoi due figli vincitori. Cinisca di Sparta, figlia di un re, fu la prima donna a vincere la corona, perché i cavalli vincitori erano suoi.

Uno stadio di marmo nel centro di Atene

Atene aveva un proprio stadio per le gare delle Grandi Panatenee. Il politico Licurgo lo costruì verso il 330 a.C., in una conca tra due colline. All’inizio i suoi lati erano solo di terra. Verso il 140 d.C. il ricco Erode Attico pagò per rivestirlo di marmo bianco. Il viaggiatore Pausania lo definì una meraviglia per gli occhi: στάδιόν ἐστι λευκοῦ λίθου, «uno stadio di pietra bianca».

Più tardi lo stadio fu abbandonato e la gente ne prese il marmo per altri usi. Per i Giochi olimpici del 1896 fu ricostruito, soprattutto con il denaro di Giorgio Averoff. Il tempo era poco. Secondo la Fondazione del Mondo Ellenico, nel 1896 solo le prime quattro file erano di marmo, e le file superiori erano di legno dipinto di bianco. I lavori in marmo finirono qualche anno dopo. Nel 1896 il corridore Spyros Louis vinse la maratona e arrivò qui.

Lo stadio è ancora in uso. Nel luglio 2026 ha ospitato una gara di salto con l’asta: in greco si dice άλμα επί κοντώ, con la parola antica per il salto. Nello stesso anno è iniziata la prima pulizia sistematica del suo marmo dopo 120 anni.

Date chiave

  1. 708 BCIl pentathlon e la lotta entrano nei Giochi olimpici.
  2. 540 BCMilone di Crotone vince la lotta dei ragazzi a Olimpia.
  3. 464 BCDiagora di Rodi vince il pugilato a Olimpia.
  4. c. 450 BCMirone crea il suo discobolo di bronzo.
  5. c. 396 BCI cavalli di Cinisca vincono a Olimpia, e la corona è sua.
  6. c. 330 BCLicurgo costruisce lo stadio panatenaico ad Atene.
  7. 164–152 BCLeonida di Rodi vince dodici corone olimpiche.
  8. 1896I primi Giochi olimpici moderni si aprono nello stadio ricostruito.

Otto parole, ieri e oggi

Greco anticoGreco di oggiSignificato
atleta
grande impresa (un tempo: gara)
premio
stadio
disco; anche disco musicale
salto
manubri (un tempo: pesi da salto)
pugilato
A2

Leggi in greco (A2)

Vuoi imparare il greco?Le cronache sportive greche usano ancora parole che un atleta antico conoscerebbe: αθλητής, στάδιο, δίσκος, άλμα. Con un po’ di greco puoi seguire una cronaca della maratona di Atene fino al traguardo nel Καλλιμάρμαρο.Inizia con il greco