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Testi di studio

L’Anabasi di Senofonte: la ritirata dei Diecimila

Nel 401 a.C. più di diecimila mercenari greci seguirono il principe persiano Ciro verso l’interno, per combattere suo fratello, il Gran Re. Ciro fu ucciso a Cunassa, e i Greci dovettero trovare da soli la via del ritorno. Senofonte, che era presente, raccontò la vicenda nei sette libri dell’Anabasi. Questa pagina segue la marcia, legge da vicino il celebre passo 4,7,21–25 e ne segue il lessico fino al greco di oggi.

La salita: Ciro, il Re e Cunassa

Il titolo greco è Κύρου Ἀνάβασις, «la salita di Ciro». Un’ἀνάβασις è una marcia dalla costa verso l’interno, e l’opera si apre proprio con il verbo: quando Dario II era in punto di morte, Ciro «salì», ἀναβαίνει, dal padre (1,1,2). Dopo che Artaserse II divenne re, Ciro progettò di togliere il trono al fratello maggiore e reclutò soldati greci con falsi pretesti, molti dei quali nel Peloponneso (1,1,6).

Senofonte dà cifre precise. A Celene Ciro contò circa undicimila opliti e duemila peltasti (1,2,9); alla rassegna prima della battaglia, 10.400 opliti e 2.500 peltasti (1,7,10). Il nome «i Diecimila» è una cifra arrotondata. Le cifre che riferisce per l’esercito del Re, 1.200.000 uomini, non sono credibili, e gli storici moderni le respingono.

La battaglia si combatté nel 401 a.C. a nord di Babilonia. I Greci vinsero sulla loro ala, ma Ciro si lanciò contro il fratello gridando «Vedo l’uomo», lo ferì e fu ucciso (1,8,26–27). Senofonte non nomina mai il luogo: il nome Cunassa è attestato solo in Plutarco, nella Vita di Artaserse.

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La ritirata: Senofonte prende il comando

Senza Ciro, i Greci rimasero bloccati nel cuore dell’impero. Il satrapo Tissaferne invitò i loro strateghi nella sua tenda, li fece arrestare, e i locaghi che aspettavano fuori furono trucidati (2,5,31–32). Solo ora Senofonte si presenta, in terza persona: un Ateniese venuto «né come stratego, né come locago, né come soldato», ma su invito dell’amico Prosseno (3,1,4). Aveva consultato Socrate, che lo mandò a Delfi (3,1,5–7), e nella notte della disperazione sognò un fulmine che colpiva la casa paterna (3,1,11). Prima dell’alba gli ufficiali scelsero nuovi comandanti, e Senofonte fu eletto al posto di Prosseno (3,1,47).

La marcia verso nord attraversò le montagne dei Carduchi e le nevi dell’Armenia. Senofonte la misura in σταθμοί, le tappe di una giornata di marcia, e in παρασάγγαι, l’unità di distanza persiana. I Greci raggiunsero il mare a Trapezunte, colonia greca di Sinope (4,8,22), e a Cerasunte un censimento contò 8.600 superstiti (5,3,3). Un riepilogo finale, che alcuni editori ritengono un’aggiunta posteriore, conta 215 tappe e 1.150 parasanghe per l’ἀνάβασις e la κατάβασις, in un anno e tre mesi (7,8,26).

«θάλαττα θάλαττα»: lettura di 4,7,21–25

Una guida del posto promise di condurre l’esercito in cinque giorni in un luogo «da cui vedranno il mare» (4,7,20). Il quinto giorno giunsero a un monte chiamato Θήχης. Quando l’avanguardia raggiunse la cima e vide il mare, «si levò un grande grido», κραυγὴ πολλὴ ἐγένετο (4,7,21). Senofonte, con la retroguardia, pensò che nuovi nemici attaccassero davanti. Mentre il clamore cresceva, montò a cavallo e avanzò con la cavalleria, «e subito sentono i soldati gridare θάλαττα θάλαττα e passarsi la voce» (4,7,24).

  • ἀκούουσι βοώντων: presente storico, e ἀκούω con il genitivo delle persone che si sentono.
  • θάλαττα: ττ attico dove lo ionico e la maggior parte degli altri dialetti hanno σσ (Smyth § 78).
  • παρεγγυώντων: la voce passava lungo la colonna, come anche in 4,7,25.

Sulla cima gli uomini abbracciarono piangendo strateghi e locaghi, poi ammucchiarono pietre in un grande tumulo, un κολωνός, e vi dedicarono pelli, bastoni e scudi catturati (4,7,25–26). Dove fosse il Teche è ancora discusso: poiché da molte cime alle spalle di Trebisonda si vede il mare, Tuplin e Brennan (2023) sostengono che ogni identificazione resta un’ipotesi.

Senofonte narratore, e perché il testo conta

Senofonte, figlio di Grillo, nacque nel demo attico di Erchia intorno al 430–425 a.C. Parla di sé quasi sempre in terza persona, come «Senofonte ateniese». Nelle Elleniche (3,1,2) rimanda chi vuole conoscere la spedizione di Ciro e il ritorno al mare a un racconto «di Temistogene di Siracusa». Già Plutarco lo intese come uno pseudonimo, e molti studiosi ritengono che l’Anabasi circolasse dapprima sotto quel nome, cosa che spiegherebbe anche la voce distaccata in terza persona. È un’ipotesi, non un dato certo; è anche possibile che l’opera sia uscita libro per libro.

Il distacco non va scambiato per neutralità. Senofonte attribuisce a sé lunghi discorsi e le decisioni migliori, e i libri successivi rispondono alle accuse mosse contro di lui nell’esercito (5,6–8). Eppure l’Anabasi è apprezzata come fonte storica per le distanze precise e le descrizioni di popoli, fiumi e villaggi in tutto l’impero persiano. Per chi studia il greco unisce una prosa attica limpida a un racconto avvincente, e per questo le sue battaglie, le sue assemblee e la scena sul Teche sono una scelta frequente per le versioni.

Date chiave

  1. c. 430 BCSenofonte nasce nel demo di Erchia, in Attica (all’incirca tra il 430 e il 425)
  2. 401 BCCiro parte da Sardi verso l’interno con i suoi mercenari greci (Anabasi 1,2)
  3. 401 BCBattaglia di Cunassa: Ciro è ucciso; poi Tissaferne fa arrestare gli strateghi greci (1,8; 2,5)
  4. 4th c. BCSenofonte scrive l’Anabasi, forse diffusa dapprima con il nome di Temistogene (Elleniche 3,1,2)

Otto parole, ieri e oggi

Greco anticoGreco di oggiSignificato
salita, marcia verso l’interno
discesa, marcia verso la costa
mare (attico θάλαττα)
soldato
generale, stratego
capitano (capo di una compagnia)
tappa di marcia; oggi stazione
parasanga, misura persiana di distanza
B2

Leggi in greco (B2)

Vuoi imparare il greco?Chi traduce il quarto libro incontra parole che i Greci usano ancora: θάλασσα, στρατιώτης, λοχαγός, e σταθμός, oggi una stazione della metro e non più una tappa di marcia. Il greco moderno conserva perfino la parasanga di Senofonte nell’espressione «απέχει παρασάγγας».Inizia con il greco