Segni per una lingua che non ne aveva
Il lessico è più antico dei segni. Nel Cratilo (399b) Platone può già dire che una sillaba mediana fu pronunciata con una βαρεῖα invece che con una ὀξεῖα, ma parla della voce: dell’altezza, non di un segno sulla pagina. I segni scritti sono attribuiti ad Aristofane di Bisanzio, bibliotecario ad Alessandria intorno al 200 a.C. Questa attribuzione richiede cautela. Probert e Roussou (Journal of Hellenic Studies, 2019) osservano che si fonda su un solo breve testo in due manoscritti parigini del XVI secolo, di storia incerta. La grammatica di Smyth (§161) aggiunge che nei manoscritti i segni non furono usati regolarmente prima del 600 d.C.
I nomi descrivono suoni. La ὀξεῖα, «acuta», indicava un tono alto, la βαρεῖα, «pesante», uno basso, e la περισπωμένη univa i due. Il dizionario Liddell–Scott–Jones (LSJ) cita tutti e tre come termini grammaticali in Dionisio Trace. I due spiriti, δασεῖα e ψιλή, dicevano se una parola cominciava o no con [h]. Il dizionario di Triantafyllidis spiega che questo [h] un tempo si scriveva con la lettera Η, come in ΗΕΛΙΟΣ, e che aveva smesso di essere pronunciato.
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Che cosa significa questa parola?
I suoni se ne andarono, i segni rimasero
Secondo Nikos Pantelidis, nella storia del greco del Portale della lingua greca, l’accento musicale durò fino ai primi secoli d.C. e poi cedette il posto all’accento dinamico tuttora in uso. Scomparso anche [h], il sistema descriveva suoni che non esistevano più. Acuto e circonflesso segnavano ormai la stessa cosa, una sillaba tonica, e lo spirito non segnava nulla. Gli alunni, però, dovevano imparare le regole. Nel dibattito del 1982 il relatore della maggioranza, Stefanos Tzoumakas, contò cinque regole generali, sette per pronomi e nomi e cinque per i verbi, oltre alle eccezioni, e disse che secondo le statistiche l’insegnamento richiedeva circa 6.000 ore o più. La cifra è sua e non abbiamo potuto rintracciare le statistiche su cui si basa.
Non ogni termine dall’aspetto antico è antico. Il dizionario di Triantafyllidis definisce la parola moderna υπογεγραμμένη, lo iota sottoscritto, un calco del neolatino iota subscriptum. L’antico ὑπογεγραμμένη che menziona significava tutt’altro: il trucco sotto gli occhi.
Cinquant’anni di proposte, una notte di voto
Nel 1982 l’idea non era nuova. Nel 1931 una commissione dell’Accademia di Atene propose di sostituire i tre accenti con un punto e di abolire lo spirito dolce. Nel 1939 la commissione di grammatica di cui faceva parte Manolis Triantafyllidis propose un solo segno d’accento e nessuno spirito. Durante l’Occupazione Ioannis Kakridis, professore all’Università di Atene, fu punito per la sua ortografia: la stampa greca riferisce una sospensione di due mesi nel 1942, mentre Nick Nicholas, in una storia del monotonico pubblicata online, data il licenziamento al 1941. Nicholas riferisce anche che entro gli anni Sessanta erano stati abbandonati il grave e lo spirito sul rho, e che negli anni Settanta gran parte della stampa e dell’editoria era di fatto monotonica. Tra il 1976 e il 1979 tre proposte di legge per il monotonico furono respinte.
L’11 gennaio 1982 il ministro dell’Istruzione, Lefteris Verivakis, aggiunse il monotonico come emendamento a un disegno di legge sugli esami di ammissione. Nea Dimokratia protestò per la sorpresa e per l’ora tarda, non per l’idea in linea di principio, e abbandonò l’aula. Il testo fu approvato all’1.20 del 12 gennaio. Divenne la legge 1228/1982, articolo 2, e le regole seguirono con il decreto presidenziale 297/1982 (Gazzetta ufficiale A 52, 29 aprile 1982). La relazione ufficiale prometteva anche risparmi: casse tipografiche con 60 posizioni invece di oltre 180 e costi di battitura e stampa ridotti del 40%.
Le regole e come leggere i due sistemi
L’articolo 1 del decreto parla del greco moderno scritto (ο γραπτός νεοελληνικός λόγος). Le sue regole principali sono brevi:
- Gli spiriti non si scrivono.
- Il segno d’accento è la ὀξεία, l’acuto.
- Lo riceve ogni parola di due o più sillabe.
- Le parole di una sillaba non lo ricevono, con eccezioni come ή «o» e gli interrogativi πού e πώς.
Si applicò alla scuola dalla pubblicazione, ai nuovi libri di testo dal 1982-83 e a tutto il settore pubblico dal 1° settembre 1982. L’apostrofo e la dieresi (διαλυτικά) esistono ancora, perché non sono accenti.
Per uno studente la conversione è facile in una direzione: ἥλιος diventa ήλιος, τῶν diventa των, ὁ ἄνθρωπος diventa ο άνθρωπος. Non si può invertire senza conoscere le vecchie regole, perché ήλιος non dice più nulla di quel [h] che si ritrova nell’italiano elio-, dove pure è caduto. La riforma ha ancora dei critici. Il linguista Evangelos Petrounias ne attaccò le regole come meccaniche e chiamò il risultato «monotonico-atonico», ribadendo però che il politonico era peggiore.
Date chiave
- c. 200 BCAd Aristofane di Bisanzio, bibliotecario ad Alessandria, si attribuiscono i segni d’accento.
- 1931Una commissione dell’Accademia di Atene propone un punto al posto dei tre accenti.
- 1939Una commissione di grammatica propone un segno d’accento e nessuno spirito.
- 1942L’Università di Atene sospende Ioannis Kakridis per due mesi (secondo la stampa; un autore indica il 1941).
- 1976–1979Tre proposte di legge per il monotonico sono respinte in Parlamento.
- 1982Il Parlamento approva l’emendamento il 12 gennaio; il decreto del 29 aprile fissa le regole.
Otto parole, ieri e oggi
| Greco antico | Greco di oggi | Significato |
|---|---|---|
| accento; segno d’accento | ||
| accento acuto | ||
| accento grave | ||
| accento circonflesso | ||
| spirito aspro | ||
| spirito dolce | ||
| soffio; spirito (oggi anche mente) | ||
| apostrofo |
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