grecfacilegrecfacile
Archimede
Domenico Fetti · Public domain · Wikimedia Commons

B1Antichità · Matematico e inventore

Archimede

Αρχιμήδης

c. 287 BC – c. 212 BC · Siracusa, Sicilia

Archimede (Αρχιμήδης, 287 ca.–212 a.C.) di Siracusa, in Sicilia, fu il più grande matematico e ingegnere del mondo antico. Calcolò il volume della sfera, scoprì la legge della leva e il principio di galleggiamento, costruì macchine che tennero a bada un esercito romano e, secondo la storia che tutti conoscono, corse nudo fuori dal bagno gridando «Εύρηκα», ho trovato. Un soldato romano lo uccise mentre studiava una figura geometrica.

La vita

Archimede nacque intorno al 287 a.C. a Siracusa, la più ricca città greca della Sicilia, figlio di un astronomo di nome Fidia. Sembra che abbia trascorso un periodo ad Alessandria, la capitale scientifica dell'epoca, e per tutta la vita mantenne una corrispondenza con i matematici di là, Conone di Samo, Dositeo ed Eratostene, ai quali inviava le sue scoperte sotto forma di lettere. Era parente, o almeno amico intimo, del re Ierone II di Siracusa, e i problemi pratici del re, una corona d'oro sospetta, una nave gigantesca, la difesa della città, diedero origine a molte delle storie famose.

Plutarco, che lo descrive nella sua vita del generale romano Marcello, dice che Archimede si interessava solo alla matematica pura e considerava le sue macchine indegne di lui, eppure furono proprio quelle macchine a renderlo leggendario. Quando i Romani assediarono Siracusa nel 214 a.C., durante la seconda guerra punica, le sue catapulte, le sue gru e gli «artigli» che sollevavano le navi fuori dall'acqua tennero a distanza la flotta per due anni, tanto che i soldati romani, dice Plutarco, fuggivano non appena una fune o una trave compariva sopra le mura.

Siracusa cadde nel 212 a.C. Marcello aveva ordinato di risparmiare Archimede, ma un soldato trovò il vecchio assorto in un disegno e lo uccise; la tradizione gli attribuisce le ultime parole «non disturbare i miei cerchi». Sulla sua tomba, per sua volontà, fu scolpita una sfera inscritta in un cilindro, la scoperta di cui andava più fiero. Cicerone ritrovò la tomba abbandonata fuori Siracusa nel 75 a.C.

Le opere

I trattati di Archimede sono giunti fino a noi, e sono vera matematica, non aneddoti. In Περί σφαίρας και κυλίνδρου (Sulla sfera e il cilindro) dimostrò che una sfera ha due terzi del volume e della superficie del cilindro che la racchiude. In Κύκλου μέτρησις (La misura del cerchio) racchiuse il valore di π tra 3 10/71 e 3 1/7 tracciando poligoni di 96 lati dentro e fuori un cerchio. In Περί επιπέδων ισορροπιών (Sull'equilibrio dei piani) enunciò la legge della leva e il concetto di baricentro, e in Περί οχουμένων (Sui corpi galleggianti) il principio che porta ancora il suo nome: un corpo immerso in un liquido riceve una spinta verso l'alto pari al peso del liquido spostato.

L'Ψαμμίτης (L'Arenario), dedicato al figlio del re, Gelone, inventa un modo di scrivere numeri enormi per contare i granelli di sabbia che riempirebbero l'universo. Il testo più straordinario è l'Έφοδος (Il Metodo), perduto per secoli e ritrovato nel 1906 dallo studioso danese Heiberg sotto le preghiere di una pergamena medievale a Costantinopoli: lì Archimede spiega come indovinava prima i suoi risultati immaginando figure in equilibrio su una leva. Le invenzioni, la vite per sollevare l'acqua ancora chiamata vite di Archimede, le macchine da guerra e gli specchi ustori della leggenda posteriore, ci sono note solo da altri autori, come la storia dell'Eureka narrata da Vitruvio: interpellato sul fatto che la corona di Ierone fosse d'oro puro, notò nel bagno che il suo corpo spostava l'acqua, ed ebbe la risposta.

L’eredità nella Grecia di oggi

Ogni scolaro greco incontra Archimede due volte: in matematica, con il cerchio e π, e in fisica, dove «η αρχή του Αρχιμήδη» (il principio di Archimede) spiega perché le navi galleggiano, e la legge della leva si insegna con la sua spacconata sul sollevare la Terra. L'esclamazione «Εύρηκα!» si usa in greco, e nella maggior parte delle lingue, ogni volta che qualcuno risolve un problema, e «μη μου τους κύκλους τάραττε» viene citato, sorridendo, da chiunque voglia essere lasciato in pace. Il palinsesto di Archimede, acquistato all'asta nel 1998 e letto ai raggi X a Baltimora, è stato pubblicato online. A Siracusa il turista può visitare il Tecnoparco Archimede, con modelli funzionanti delle sue macchine; in Grecia strade e scuole portano il suo nome, e il centro di ricerca Archimede di Atene lo onora nel campo delle scienze.

Lo sapevi?

  • Il palinsesto di Archimede, una copia delle sue opere del X secolo raschiata e ricoperta di preghiere nel XIII secolo, fu venduto da Christie's nel 1998 per due milioni di dollari e decifrato con l'imaging a raggi X.
  • La sua stima di π, tra 3 10/71 e 3 1/7, fu la più precisa al mondo per diversi secoli.
  • Plutarco racconta che era così assorto nella geometria da tracciare figure nella cenere del focolare e sulla propria pelle unta d'olio dopo il bagno.
  • Cicerone ritrovò la sua tomba dimenticata vicino a Siracusa nel 75 a.C. cercando la sfera e il cilindro che vi erano scolpiti.

Opere principali

Titolo grecoTitoloAnno
Περί επιπέδων ισορροπιώνSull'equilibrio dei piani (la legge della leva)3rd century BC
Κύκλου μέτρησιςLa misura del cerchio (il valore di π)3rd century BC
Περί σφαίρας και κυλίνδρουSulla sfera e il cilindro3rd century BC
Περί οχουμένωνSui corpi galleggianti (il principio di Archimede)3rd century BC
ΨαμμίτηςL'Arenarioc. 216 BC
Έφοδος (Μέθοδος)Il Metodo (il palinsesto)3rd century BC

Una frase da ricordare

Δῶς μοι πᾶ στῶ καὶ τὰν γᾶν κινάσω.

Nel greco di oggiΔώσε μου ένα μέρος να σταθώ και θα κινήσω τη Γη.

Dos moi pa sto kai tan gan kinaso.

Datemi un punto d'appoggio e solleverò la Terra.

Reported by Pappus of Alexandria, Synagoge VIII (4th century AD), in Doric Greek

Dal testo originale

Il testo come lo ha scritto Archimede, di pubblico dominio, con la nostra traduzione a fronte.

«Ψαμμίτης»L'Arenario

L'Arenario, dedicato a Gelone di Siracusa, si propone di contare i granelli di sabbia che riempirebbero l'universo. Ecco, nel greco dorico di Archimede, il suo inizio e il passo che è la nostra principale testimonianza sull'ipotesi eliocentrica di Aristarco.

Οἴονταί τινες, βασιλεῦ Γέλων, τοῦ ψάμμου τὸν ἀριθμὸν ἄπειρον εἶμεν τῷ πλήθει· λέγω δὲ οὐ μόνον τοῦ περὶ Συρακούσας τε καὶ τὰν ἄλλαν Σικελίαν ὑπάρχοντος, ἀλλὰ καὶ τοῦ κατὰ πᾶσαν χώραν τάν τε οἰκημέναν καὶ τὰν ἀοίκητον. Ἐντί τινες δέ, οἳ αὐτὸν ἄπειρον μὲν εἶμεν οὐχ ὑπολαμβάνοντι, μηδένα μέντοι ταλικοῦτον κατωνομασμένον ὑπάρχειν ἀριθμόν, ὅστις ὑπερβάλλει τὸ πλῆθος αὐτοῦ. Οἱ δὲ οὕτως δοξάζοντες δῆλον ὡς, εἰ νοήσαιεν ἐκ τοῦ ψάμμου ταλικοῦτον ὄγκον συγκείμενον τὸ μέγεθος, ἁλίκος ὁ τᾶς γᾶς ὄγκος ἀναπεπληρωμένων ἐν αὐτῷ τῶν τε πελάγεων πάντων καὶ τῶν κοιλωμάτων τᾶς γᾶς εἰς ἴσον ὕψος τοῖς ὑψηλοτάτοις τῶν ὀρέων, πολλαπλασίως μὴ γνώσονται μηδένα κα ῥηθῆμεν ἀριθμὸν ὑπερβάλλοντα τὸ πλῆθος αὐτοῦ.Alcuni credono, re Gelone, che il numero dei granelli di sabbia sia infinito; e intendo non solo la sabbia che si trova intorno a Siracusa e nel resto della Sicilia, ma anche quella di ogni regione, abitata o disabitata. Altri non lo ritengono infinito, ma pensano che non sia stato nominato alcun numero tanto grande da superarne la quantità. Ed è chiaro che chi la pensa così, se immaginasse una massa di sabbia grande quanto la massa della terra, con tutti i mari e tutte le cavità della terra colmati fino all'altezza dei monti più alti, sarebbe ancora molto più lontano dall'ammettere che si possa nominare un numero che superi la quantità di quella sabbia.
[…] Ἀρίσταρχος δὲ ὁ Σάμιος ὑποθέσιών τινων ἐξέδωκεν γραφάς, ἐν αἷς ἐκ τῶν ὑποκειμένων συμβαίνει τὸν κόσμον πολλαπλάσιον εἶμεν τοῦ νῦν εἰρημένου. Ὑποτίθεται γὰρ τὰ μὲν ἀπλανέα τῶν ἄστρων καὶ τὸν ἅλιον μένειν ἀκίνητον, τὰν δὲ γᾶν περιφέρεσθαι περὶ τὸν ἅλιον κατὰ κύκλου περιφέρειαν, ὅς ἐστιν ἐν μέσῳ τῷ δρόμῳ κείμενος, τὰν δὲ τῶν ἀπλανέων ἄστρων σφαῖραν περὶ τὸ αὐτὸ κέντρον τῷ ἁλίῳ κειμέναν τῷ μεγέθει τηλικαύταν εἶμεν, ὥστε τὸν κύκλον, καθʼ ὃν τὰν γᾶν ὑποτίθεται περιφέρεσθαι, τοιαύταν ἔχειν ἀναλογίαν ποτὶ τὰν τῶν ἀπλανέων ἀποστασίαν, οἵαν ἔχει τὸ κέντρον τᾶς σφαίρας ποτὶ τὰν ἐπιφάνειαν.… Aristarco di Samo, però, ha pubblicato uno scritto con certe ipotesi, dalle cui premesse risulta che il mondo è molte volte più grande di quello appena detto. Egli suppone infatti che le stelle fisse e il sole restino immobili, che la terra giri intorno al sole lungo la circonferenza di un cerchio, con il sole posto al centro della sua orbita, e che la sfera delle stelle fisse, disposta intorno allo stesso centro del sole, sia tanto grande che il cerchio su cui egli suppone che giri la terra stia alla distanza delle stelle fisse come il centro di una sfera sta alla sua superficie.

Ψαμμίτης 1.1 and 1.4–5 (c. 216 BC), in Heiberg's edition; one sentence omitted between the two passages · Testo di pubblico dominio, fonte: scaife.perseus.org

B1

Leggi di Archimede in greco (B1)

Parole del brano

  • matematico
  • studio
  • legge
  • corona
  • puro, pulito
  • risposta
  • soldato
  • soluzione

Gli altri del livello B1

Tutte le 100 personalità →