
Tre gruppi di persone
Immagina di passeggiare nel mercato di Atene nel V secolo a.C. Tutti si somigliano: vestiti semplici, sandali, mani al lavoro. Eppure le persone intorno a te appartengono a tre gruppi molto diversi.
I cittadini, i πολῖται, erano i membri della città. Solo i cittadini maschi adulti potevano votare nell’assemblea, fare i giudici o ricoprire una carica. I cittadini potevano anche possedere terre e case.
I meteci, i μέτοικοι, erano stranieri liberi venuti a vivere ad Atene per sempre. Lavoravano come mercanti, vasai, costruttori o banchieri. Erano liberi, ma non potevano votare e pagavano una tassa ogni anno.
Gli schiavi, i δοῦλοι, non erano affatto liberi. Appartenevano a un padrone, come un oggetto, e potevano essere comprati e venduti. Cucinavano, pulivano, coltivavano i campi, fabbricavano oggetti nelle botteghe e scavavano nelle miniere d’argento.
Chi era cittadino?
Ad Atene la cittadinanza veniva dalla nascita, non dal luogo in cui si viveva. Dopo una legge proposta da Pericle nel 451/0 a.C., un figlio era cittadino solo se entrambi i genitori erano ateniesi (Costituzione degli Ateniesi 26.3). Un uomo nato ad Atene da padre straniero restava straniero per tutta la vita.
A diciotto anni il giovane veniva iscritto nel suo δῆμος, il suo villaggio o quartiere. I membri del demo votavano sotto giuramento: aveva l’età giusta, era libero e nato da matrimonio legittimo? Se lo respingevano, poteva ricorrere a un tribunale, ma se perdeva veniva venduto come schiavo (Costituzione degli Ateniesi 42.1). La cittadinanza era un privilegio che la città custodiva con cura.
Anche le Ateniesi erano cittadine, e solo una madre cittadina poteva dare alla luce un cittadino. Ma le donne non avevano diritti politici: non votavano, non parlavano in assemblea e non ricoprivano cariche. Chi governava davvero Atene era dunque una minoranza dei suoi abitanti: gli uomini adulti delle famiglie di cittadini.
I meteci: liberi, ma stranieri
Secondo il lessico bizantino chiamato Suda, un meteco era chi si era trasferito da una città per vivere stabilmente in un’altra, non un visitatore di passaggio. Molti venivano da altre città greche, altri dalla Tracia, dalla Fenicia o dall’Asia Minore, attirati dai commerci di Atene e del suo porto, il Pireo.
I meteci avevano doveri senza voto. Ogni anno un uomo pagava il μετοίκιον, una tassa di dodici dracme, e una donna indipendente sei; un meteco che non pagava poteva essere venduto (Suda, che cita l’oratore Iseo). Un meteco aveva bisogno anche di un garante cittadino, un προστάτης. I meteci non potevano possedere né terra né casa, a meno che la città non concedesse loro questo diritto come onore. Combattevano in guerra: Tucidide (2.31) conta almeno 3.000 opliti meteci nell’invasione di Megara del 431 a.C.
Alcuni meteci si arricchirono. Cefalo venne da Siracusa su invito di Pericle, e la sua famiglia gestiva una fabbrica di scudi al Pireo. Suo figlio, il logografo Lisia, raccontò più tardi come i Trenta Tiranni sottrassero loro 700 scudi e 120 schiavi nel 404 a.C. (Lisia 12.4, 12.19).
Gli schiavi: persone possedute da persone
La schiavitù era normale in ogni città greca, e Atene non faceva eccezione. La maggior parte degli schiavi erano stranieri, catturati in guerra o comprati dai mercanti. Lavoravano nelle case, nei campi, nelle botteghe e, nelle condizioni peggiori, nelle miniere d’argento del Laurio. Senofonte (Sulle entrate 4.14) racconta che il generale Nicia possedeva un tempo mille uomini nelle miniere e li affittava per un obolo al giorno ciascuno.
Quanti erano gli schiavi? Nessuno lo sa con certezza. Ateneo (6.272c) riferisce un censimento sotto Demetrio Falereo, alla fine del IV secolo a.C.: 21.000 Ateniesi, 10.000 meteci e 400.000 schiavi. Gli storici discutono sul significato di queste categorie, e molti ritengono la cifra degli schiavi incredibilmente alta. Tucidide (7.27) dà un indizio più piccolo e più sicuro: dopo il 413 a.C. più di 20.000 schiavi fuggirono presso gli Spartani.
Alcuni schiavi venivano liberati. Un liberto, un ἀπελεύθερος, non diventava cittadino, ma entrava tra i meteci e ne pagava la tassa. Un autore ostile, detto il Vecchio Oligarca, si lamentava perfino che ad Atene non si potessero distinguere dai vestiti schiavi, meteci e cittadini (Costituzione degli Ateniesi 1.10).
Date chiave
- 451/0 BCLegge di Pericle: il cittadino deve avere due genitori ateniesi
- 431 BCAlmeno 3.000 opliti meteci partecipano all’invasione di Megara
- 413 BCGli Spartani occupano Decelea; oltre 20.000 schiavi fuggono
- 404 BCI Trenta confiscano i beni della famiglia di meteci di Lisia
- 320–316 BCCensimento sotto Demetrio Falereo, riferito da Ateneo
Otto parole, ieri e oggi
| Greco antico | Greco di oggi | Significato |
|---|---|---|
| cittadino | ||
| straniero residente (oggi: migrante) | ||
| schiavo (anche σκλάβος) | ||
| libero | ||
| schiavo liberato, liberto | ||
| straniero, estraneo | ||
| garante; oggi protettore | ||
| demo, distretto (oggi: comune) |