
Il potere del popolo
La parola democrazia viene dal greco: δῆμος, «il popolo», e κράτος, «il potere». Nell’antica Atene democrazia significava che erano i cittadini stessi a prendere le grandi decisioni. Non eleggevano un parlamento che decidesse per loro. Si riunivano, ascoltavano i discorsi e votavano.
Atene cominciò a funzionare così dopo le riforme di Clistene, nel 508/7 a.C. Clistene divise i cittadini in dieci nuove tribù, mescolando persone della città, della costa e dell’entroterra, perché nessuna famiglia o regione potesse dominare le altre. Ogni tribù mandava cinquanta uomini in un nuovo consiglio.
Era una democrazia diretta: ogni cittadino poteva partecipare di persona. Ma cittadino, πολίτης, era solo un uomo adulto di famiglia ateniese. Le donne, gli stranieri che vivevano ad Atene e gli schiavi non votavano. La democrazia ateniese era quindi il governo di molti, ma mai di tutti.
Assemblea, consiglio e tribunali
Il cuore del sistema era l’assemblea, l’ἐκκλησία. Dal V secolo a.C. si riuniva sulla Pnice, una collina a ovest dell’Acropoli: i cittadini sedevano sul pendio e gli oratori parlavano da una tribuna di pietra, il βῆμα. Nel IV secolo a.C., secondo la Costituzione degli Ateniesi della scuola di Aristotele (43.3), si riuniva quattro volte in ogni decimo dell’anno, cioè circa quaranta volte l’anno. Ogni cittadino poteva parlare e fare proposte; di solito si votava per alzata di mano.
Il consiglio, la βουλή, preparava i lavori dell’assemblea. Aveva 500 membri, cinquanta per tribù, sorteggiati per un anno. I cinquanta di ogni tribù guidavano a turno gli affari di ogni giorno per un decimo dell’anno.
Anche la giustizia era nelle mani di cittadini comuni. Nel V secolo a.C. Atene aveva 6.000 giudici popolari (Costituzione degli Ateniesi 24.3), e nei tribunali, i δικαστήρια, giudicavano giurie di centinaia di persone. Non c’erano giudici di professione: ognuno parlava per sé. Alla fine ogni giudice metteva di nascosto in un’urna una scheda, una ψῆφος (letteralmente «sassolino»).
Sorteggio, compenso e ostracismo
Molti Ateniesi pensavano che le elezioni favorissero i ricchi e i famosi, perciò la maggior parte dei magistrati era scelta per sorteggio, κλήρωσις, tra i cittadini che si candidavano. Gli archeologi hanno trovato nell’Agorà frammenti di macchine per il sorteggio in pietra, i κληρωτήρια, del tipo che la Costituzione degli Ateniesi descrive per scegliere i giudici. Le cariche che richiedevano competenze speciali, soprattutto i dieci strateghi, gli στρατηγοί, erano elettive, e uno stratego poteva essere rieletto anno dopo anno, come Pericle.
Partecipare costava tempo, così Atene lo pagava. Pericle introdusse un compenso per i giudici nel V secolo a.C., e all’inizio del IV secolo i cittadini furono pagati anche per partecipare all’assemblea: prima un obolo, poi tre (Costituzione degli Ateniesi 27, 41.3).
Una volta l’anno l’assemblea poteva anche decidere di tenere un ostracismo. Ogni cittadino incideva un nome su un coccio, un ὄστρακον. Secondo Plutarco (Aristide 7) servivano almeno 6.000 voti, e chi veniva nominato più spesso doveva lasciare Atene per dieci anni, ma conservava i suoi beni. Il primo ostracismo avvenne nel 488/7 a.C.
Chi restava escluso e come finì
La democrazia ateniese fu straordinaria, ma non era la democrazia come la conosciamo oggi. Dopo la legge di Pericle del 451/0 a.C., un cittadino doveva avere padre ateniese e madre ateniese (Costituzione degli Ateniesi 26.3). Gli storici stimano forse 30.000 cittadini maschi adulti alla fine del IV secolo a.C., ma le cifre sono discusse. Le donne, i meteci (stranieri liberi residenti ad Atene) e i numerosissimi schiavi non avevano alcun diritto di voto.
Il sistema fu anche interrotto. Nel 411 a.C. e di nuovo nel 404–403 a.C., durante e dopo la guerra del Peloponneso, piccoli gruppi di oligarchi presero il potere; il secondo regime è ricordato come quello dei Trenta Tiranni. Entrambe le volte la democrazia fu ristabilita. Finì nel 322 a.C., quando Atene perse una guerra contro la Macedonia: il generale macedone Antipatro lasciò i pieni diritti solo a chi possedeva più di 2.000 dracme.
Le parole, però, sono sopravvissute. Ancora oggi i Greci votano con una ψήφος, vivono in un δήμος, un comune, e mandano i loro deputati alla Βουλή. E il nome ufficiale del Paese contiene la parola più antica di tutte: δημοκρατία.
Date chiave
- 508/7 BCClistene crea dieci tribù e il Consiglio dei 500
- 488/7 BCPrimo ostracismo: viene allontanato Ipparco figlio di Carmo
- 484 BCSantippo, padre di Pericle, viene ostracizzato
- 451/0 BCLegge di Pericle: il cittadino deve avere due genitori ateniesi
- 411 BCUn breve colpo di Stato oligarchico interrompe la democrazia
- 404–403 BCGoverno dei Trenta Tiranni, poi ritorno della democrazia
- 322 BCIl macedone Antipatro pone fine alla democrazia
Otto parole, ieri e oggi
| Greco antico | Greco di oggi | Significato |
|---|---|---|
| il popolo (oggi: comune) | ||
| democrazia; oggi anche repubblica | ||
| assemblea (oggi: chiesa) | ||
| consiglio (oggi: parlamento) | ||
| voto (in origine un sassolino) | ||
| cittadino | ||
| sorteggio, estrazione a sorte | ||
| ostracismo, esilio per voto |