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La polis e la politica

L’ostracismo ad Atene: cacciare un cittadino con il voto

Nell’antica Atene i cittadini avevano un tipo di voto molto strano. Una volta all’anno potevano decidere di mandare via dalla città un uomo per dieci anni. Ogni votante scriveva un nome su un pezzo di vaso rotto, un ὄστρακον. Questo voto si chiamava ostracismo. Scopri perché gli Ateniesi lo facevano, chi dovette partire e quali parole greche lo ricordano ancora oggi.

Perché Atene aveva bisogno dell’ostracismo?

Per molti anni Atene fu governata da un τύραννος (tiranno). Un tiranno era un solo uomo che prendeva tutto il potere per sé. Gli ultimi tiranni furono cacciati da Atene nel 510 a.C. Dopo di allora, gli Ateniesi non ne volevano un altro.

Intorno al 508 a.C. un capo di nome Clistene cambiò il modo di governare Atene. Diede più potere al δῆμος, il popolo. Fu l’inizio della democrazia ateniese. Secondo la Costituzione degli Ateniesi, un libro antico della scuola di Aristotele, Clistene fece anche una nuova legge: la legge sull’ostracismo, l’ὀστρακισμός.

L’idea era semplice. Se un uomo diventava troppo potente, i cittadini potevano votare per mandarlo via prima che si facesse tiranno. Lo stesso libro dice che la legge fu usata per la prima volta nel 488/487 a.C., due anni dopo la battaglia di Maratona. Il primo a partire fu Ipparco, un parente dei vecchi tiranni.

Come funzionava il voto

L’ostracismo aveva due fasi.

  • Prima fase: una volta all’anno, a metà dell’anno, i cittadini si riunivano nella loro assemblea, l’ἐκκλησία. Lì votavano per alzata di mano: «Vogliamo un ostracismo quest’anno?»
  • Seconda fase: se la maggioranza diceva sì, l’ostracismo si svolgeva qualche tempo dopo nell’agorà, la grande piazza di Atene. Ogni πολίτης (cittadino) prendeva un ὄστρακον, un coccio di terracotta, e ci incideva il nome dell’uomo che voleva mandare via.

Ad Atene c’erano vasi rotti dappertutto: erano gratis e facili da usare. Alcuni magistrati contavano i cocci. Secondo lo scrittore Plutarco, servivano almeno 6.000 voti, altrimenti l’ostracismo non era valido. Un altro autore antico, Filocoro, dice invece che un solo uomo doveva ricevere almeno 6.000 voti contro di lui. Gli storici discutono ancora su chi abbia ragione. L’uomo con più voti doveva lasciare Atene per dieci anni. Era una specie di ἐξορία (esilio).

Non era la punizione per un delitto. L’uomo non andava in prigione e conservava la casa, la terra e il denaro. Dopo dieci anni poteva tornare a casa.

Nomi famosi sui cocci

Alcuni degli uomini più famosi di Atene furono ostracizzati. Uno fu Aristide, chiamato «il Giusto» perché era molto onesto. Plutarco racconta una storia sul suo ostracismo, nel 483/482 a.C. Un contadino che non sapeva scrivere diede il suo coccio a un uomo tra la folla e gli chiese di scriverci «Aristide». L’uomo domandò: «Che cosa ti ha fatto Aristide?» Il contadino rispose: «Niente. Non lo conosco nemmeno. Sono solo stanco di sentire tutti chiamarlo il Giusto.» Quell’uomo era Aristide in persona, e scrisse il proprio nome. È una bella storia, ma gli storici pensano che probabilmente non sia vera.

Aristide non rimase lontano dieci anni. Quando il re persiano Serse venne ad attaccare la Grecia, Atene richiamò gli esiliati perché aiutassero la città. Qualche anno dopo fu ostracizzato anche Temistocle, l’eroe della battaglia di Salamina.

Gli archeologi hanno trovato ad Atene più di 10.000 ostraka, soprattutto nell’agorà e nel Ceramico, il quartiere dei vasai. Su molti c’è il nome di un uomo e quello di suo padre. Su alcuni ci sono perfino parolacce! L’ultimo ostracismo colpì un politico di nome Iperbolo, tra il 418 e il 415 a.C. Dopo di allora, gli Ateniesi non lo usarono mai più.

L’ostracismo nel greco di oggi

L’ostracismo è finito quasi 2.500 anni fa, ma le sue parole fanno ancora parte del greco. Ascoltale:

  • όστρακο (ostrako) oggi di solito vuol dire guscio o conchiglia, come quello di una cozza, di una lumaca o di una tartaruga. Gli archeologi lo usano anche per un pezzo di ceramica antica.
  • οστρακισμός e εξοστρακισμός sono le parole che gli alunni greci usano per il voto antico.
  • εξορία vuol dire ancora esilio, cioè essere mandati lontano da casa o dal proprio paese.
  • ψήφος è la parola di oggi per il voto. In greco antico una ψῆφος era un sassolino, usato per contare e per votare. Il verbo ψηφίζω vuol dire «voto».

Anche l’italiano ha preso la parola: quando un gruppo esclude qualcuno, si dice che quella persona subisce l’«ostracismo».

Date chiave

  1. c. 508 BCClistene riforma Atene; la legge sull’ostracismo risalirebbe alla sua epoca.
  2. 490 BCGli Ateniesi sconfiggono i Persiani a Maratona.
  3. c. 487 BCPrimo ostracismo: Ipparco, parente dei vecchi tiranni, viene allontanato.
  4. c. 482 BCAristide «il Giusto» viene ostracizzato.
  5. c. 480 BCPrima dell’invasione di Serse, Atene richiama gli esiliati.
  6. c. 416 BCUltimo ostracismo conosciuto: Iperbolo viene allontanato.

Otto parole, ieri e oggi

Greco anticoGreco di oggiSignificato
coccio (oggi guscio)
voto per allontanare qualcuno
esilio
sassolino; oggi voto
tiranno, unico signore
il popolo (oggi comune)
assemblea (oggi chiesa)
cittadino
A2

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