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Diogene di Sinope
Unknown author · Public domain · Wikimedia Commons

A2Antichità · Filosofo cinico

Diogene di Sinope

Διογένης ο Κυνικός

c. 412 BC – 323 BC · Sinope; Atene; Corinto

Diogene, in greco Διογένης (Diogenis), nacque a Sinope sul Mar Nero intorno al 412 a.C. e morì a Corinto nel 323 a.C. Visse ad Atene in una grande giara di terracotta, non possedeva quasi nulla e fece della propria vita una lezione pubblica: le persone hanno bisogno di molto meno di quanto credano. Le storie su di lui, la lanterna in pieno giorno, l'incontro con Alessandro Magno, la ciotola gettata via, sono gli aneddoti più celebri della filosofia greca.

La vita

Quasi tutto ciò che sappiamo di Diogene viene dal sesto libro di Diogene Laerzio, scritto circa cinque secoli più tardi e pieno di aneddoti più che di date. Nacque a Sinope, colonia greca sulla costa del Mar Nero nell'odierna Turchia, intorno al 412 a.C. Suo padre Icesia aveva a che fare con la zecca della città, e padre e figlio furono accusati di «falsificare la moneta», ragione per cui Diogene lasciò Sinope in esilio. Egli trasformò l'accusa in un motto: l'opera della sua vita sarebbe stata «falsificare la moneta» delle usanze e delle convenzioni.

Ad Atene si legò al filosofo Antistene, allievo di Socrate, e spinse la vita semplice più in là di chiunque prima di lui. Indossava un solo mantello ruvido, portava un bastone e una bisaccia, dormiva in una grande giara da dispensa (un πίθος, pithos) presso il tempio della Madre degli Dèi nell'Agorà, e mangiava, si lavava e faceva tutto il resto in pubblico. Mendicava, discuteva e insultava i personaggi famosi. Platone, si racconta, lo definì «un Socrate impazzito».

Più tardi, durante un viaggio per mare, fu catturato dai pirati e venduto come schiavo a Creta a un corinzio di nome Xeniade, di cui educò i figli. Trascorse gli ultimi anni a Corinto, dove incontrò Alessandro, e vi morì nel 323 a.C., vecchissimo, secondo la tradizione lo stesso giorno di Alessandro. I Corinzi posero un cane di marmo su una colonna sopra la sua tomba.

Le opere

Diogene non scrisse nulla che sia sopravvissuto, anche se Diogene Laerzio elenca dialoghi e perfino una «Repubblica» sotto il suo nome. La sua opera è la sua vita, e ci arriva sotto forma di storie. Quando gli chiesero perché girasse per Atene in pieno giorno con una lanterna accesa, rispose «Άνθρωπον ζητώ» (Cerco un uomo), una frase che i Greci citano ancora. Vedendo un bambino bere l'acqua dalle mani, gettò via la sua ciotola di legno, dicendo che un bambino lo aveva battuto in semplicità. Quando Platone definì l'uomo «un animale bipede senza piume», Diogene spennò un pollo, lo portò nella scuola e annunciò: «Ecco l'uomo di Platone».

La storia più famosa è l'incontro di Corinto, intorno al 336 a.C. Alessandro, il giovane re di Macedonia, venne a vedere il celebre filosofo, lo trovò a prendere il sole e gli chiese se potesse fare qualcosa per lui. Diogene rispose: «Scostati un poco dal mio sole». I compagni di Alessandro risero, ma il re disse che, se non fosse stato Alessandro, avrebbe scelto di essere Diogene.

Dietro le battute c'è un'idea seria. La felicità, insegnava Diogene, nasce dal vivere secondo natura con il minor numero possibile di bisogni, liberi dalla paura della povertà, della vergogna e dell'opinione pubblica. Quando gli chiesero da dove venisse, si definì κοσμοπολίτης, cittadino del mondo, ed è il primo uso documentato della parola. Poiché lui e i suoi seguaci vivevano «come cani» (κύνες, kynes), furono chiamati cinici, e il suo esempio condusse, attraverso il suo allievo Cratete, alla scuola stoica e a una lunga tradizione di filosofi dalla vita frugale.

L’eredità nella Grecia di oggi

Diogene è una figura fissa della cultura greca: l'uomo nella botte è proverbiale, e «Άνθρωπον ζητώ» si dice ancora, mezzo per scherzo, quando qualcuno cerca invano una persona onesta. La parola neogreca κυνικός (cinico) e la parola internazionale cinico derivano entrambe dalla sua scuola, anche se il loro significato è cambiato. L'incontro con Alessandro si legge in ogni scuola greca, nell'antologia di greco antico del ginnasio, e la risposta di Alessandro è diventata l'espressione stessa dell'ammirazione. A Sinop, la moderna città turca sorta sul sito di Sinope, una statua di Diogene con la lanterna e il cane si trova accanto al porto, e la lanterna e la giara compaiono nei dipinti, da Jean-Léon Gérôme alle vignette greche. I medici parlano perfino di «sindrome di Diogene» per indicare l'estrema trascuratezza di sé, un'etichetta che il filosofo, che aveva scelto liberamente la propria povertà, avrebbe trovato ingiusta.

Lo sapevi?

  • È la prima persona di cui si sappia che si definì «cittadino del mondo» (κοσμοπολίτης).
  • Secondo la tradizione morì nel 323 a.C. lo stesso giorno di Alessandro Magno, il re a cui aveva detto di togliersi dal suo sole.
  • Quando gli chiesero quale vino preferisse, pare abbia risposto «quello degli altri».
  • La sua tomba a Corinto era segnata da un cane su una colonna, l'animale che diede il nome ai cinici.

Opere principali

Titolo grecoTitoloAnno
Το πιθάρι στην Αγορά της ΑθήναςLa giara nell'Agorà di Atenec. 380s BC
«Άνθρωπον ζητώ»: το λυχνάρι μέρα μεσημέρι«Cerco un uomo»: la lanterna in pieno giorno
Ο κοσμοπολίτηςIl cittadino del mondo
Η συνάντηση με τον Αλέξανδρο στην ΚόρινθοL'incontro con Alessandro a Corintoc. 336 BC
Πολιτεία (χαμένη)Repubblica (perduta)

Una frase da ricordare

Μικρὸν ἀπὸ τοῦ ἡλίου μετάστηθι.

Nel greco di oggiΚάνε λίγο πιο πέρα, μου κρύβεις τον ήλιο.

Mikron apo tou iliou metastithi.

Scostati un poco dal mio sole.

Diogenes Laertius, Lives of the Philosophers 6.38, to Alexander the Great at Corinth
A2

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Parole del brano

  • filosofo
  • grande giara di terracotta
  • bicchiere, tazza
  • mano
  • cammino
  • lucerna a olio
  • cerco
  • nascondo

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