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Vita quotidiana

Il simposio nell’antica Grecia

Nell’antica Grecia il simposio non era un convegno. Era una festa dopo la cena: gli uomini stavano sdraiati sui letti, mescolavano il vino con l’acqua in un grande vaso, cantavano, giocavano e conversavano. Qui scopri come si svolgeva un simposio, che cosa ne raccontano i poeti e Platone, e perché la parola greca di oggi per il vino, κρασί, ricorda ancora la mescolanza.

Che cos’era il simposio?

La parola greca συμπόσιον significa «bere insieme»: σύν (con) + πίνω (bere). Il simposio veniva dopo la cena, il δεῖπνον. Si portavano via le tavole con il cibo e cominciavano il vino, la musica e la conversazione.

Il simposio si teneva in una casa privata, in una stanza speciale chiamata ἀνδρών, la «stanza degli uomini». Lungo le pareti c’erano i letti conviviali, ognuno chiamato κλίνη. Le stanze erano spesso costruite per sette, undici o quindici letti, con circa due ospiti su ciascuno. Il simposio era quindi un piccolo gruppo di amici, non un grande banchetto.

Gli ospiti non stavano seduti. Si sdraiavano sul fianco sinistro, appoggiati a un cuscino, e tenevano la coppa nella mano destra. Gli ospiti erano uomini, soprattutto cittadini ricchi. Le donne delle loro famiglie non partecipavano. Altre donne erano presenti per lavorare: schiave che servivano, musiciste e danzatrici, e le ἑταῖραι, accompagnatrici pagate.

Mescolare il vino: il cratere e il simposiarca

I Greci non bevevano quasi mai il vino, οἶνος, puro. Lo mescolavano con l’acqua in un grande vaso, il κρατήρ (cratere), dal verbo κεράννυμι, «mescolare». Poi uno schiavo riempiva le coppe; chi versava il vino era l’οἰνοχόος (coppiere). Gli ospiti bevevano da una coppa larga e piatta con due anse, la κύλιξ, o da altre coppe. Molte delle coppe e dei vasi dipinti che oggi vediamo nei musei furono fatti per i simposi.

Un ospite veniva scelto come capo, il συμποσίαρχος (simposiarca). Decideva quanto forte doveva essere la miscela e quanti crateri il gruppo avrebbe bevuto. Anacreonte, poeta del VI secolo a.C., chiede a un ragazzo di versare dieci misure d’acqua e cinque di vino, per divertirsi senza diventare violento (frammento 356a). In una commedia di Eubulo, citata da Ateneo (2.36b–c), il dio Dioniso dice che i saggi bevono tre crateri: uno per la salute, uno per l’amore e il piacere, uno per il sonno. Dal quarto in poi arrivano insulti, grida e risse.

Bere vino forte, non mescolato, era considerato un’abitudine da stranieri. Erodoto (6.84) riporta un racconto spartano: il re Cleomene sarebbe impazzito perché aveva imparato dagli Sciti a bere vino forte.

Offerte, canti, giochi e conversazione

Il simposio cominciava con gli dèi. Nel Simposio di Platone (176a), dopo la cena gli ospiti versano una σπονδή, una libagione di vino, cantano un inno al dio e solo allora cominciano a bere.

Poi la serata poteva prendere molte forme:

  • Canti. Gli ospiti cantavano brevi canzoni, spesso con la lira, sull’amicizia, l’amore, il vino o la politica. Poeti come Alceo e Anacreonte scrissero molte loro poesie per queste occasioni.
  • Musica e danza. Spesso una ragazza suonava l’αὐλός, un doppio flauto, e si esibivano danzatori o acrobati.
  • Giochi. Nel κότταβος un ospite lanciava le ultime gocce di vino della sua coppa contro un bersaglio.
  • Conversazione. Gli ospiti facevano discorsi, proponevano indovinelli e discutevano.

Il simposio più famoso è un libro. Nel Simposio di Platone, ambientato nella casa del poeta Agatone ad Atene, gli ospiti decidono che ognuno berrà solo quanto vuole. Mandano via la flautista (176e) e pronunciano discorsi in lode di Eros, il dio dell’amore; parla anche Socrate. Anche Senofonte scrisse un Simposio con Socrate tra gli ospiti. Gli storici ricordano che questi libri mostrano una festa ideale; molte serate reali erano più rumorose e finivano con un chiassoso corteo per le strade, il κῶμος.

Dal simposio antico al greco di oggi

Molte parole del simposio sono ancora vive, ma alcune hanno cambiato lavoro. Il dizionario Triantafyllidis del greco moderno dà a συμπόσιο due significati: il simposio antico, o un pranzo molto ricco con molti invitati, e un incontro di scienziati che presentano relazioni, come in «ιατρικό συμπόσιο» (simposio medico). Il secondo significato è tornato in greco attraverso l’inglese «symposium».

Κρατήρας è ancora il vaso per mescolare dei musei, ma la maggior parte dei Greci lo usa per la bocca di un vulcano o per un cratere sulla Luna. La κύλικα è ormai solo una parola da museo. La parola κλίνη oggi è formale: alberghi e ospedali indicano la loro grandezza in posti letto, «κλίνες».

Per la bevanda, in taverna i Greci chiedono κρασί. La vecchia parola οίνος vive nella lingua formale: sulle etichette del vino, in parole come οινοποιείο (cantina) e in chiesa, dove il pane e il vino sono «ο άρτος και ο οίνος». L’acqua oggi si dice νερό, non ὕδωρ, anche se ὕδωρ sopravvive in parole come υδραυλικός (idraulico).

Date chiave

  1. c. 600 BCAlceo, a Lesbo, compone canti per i simposi.
  2. 6th c. BCLa kylix, la larga coppa da vino, entra in uso.
  3. c. 570–485 BCVita di Anacreonte, poeta del vino e dell’amore.
  4. c. 520 BCAd Atene nasce la pittura a figure rosse; le scene di simposio sono frequenti su coppe e crateri.
  5. 4th c. BCPlatone e Senofonte scrivono i loro dialoghi intitolati Simposio, con Socrate tra gli ospiti.

Otto parole, ieri e oggi

Greco anticoGreco di oggiSignificato
festa del bere; oggi anche convegno
vaso per mescolare; oggi cratere vulcanico
larga coppa a due anse
vino (nell’uso quotidiano: κρασί)
acqua (nell’uso quotidiano: νερό)
letto conviviale; oggi parola formale per letto
coppiere
libagione agli dèi
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