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Arte, scienza e idee

La ceramica greca: figure nere e figure rosse

I vasi greci sono in ogni libro di storia: figure nere sull’argilla arancione, oppure figure arancioni su sfondo nero. Qui scopri come li facevano i vasai di Atene, dal tornio al fuoco, perché i colori si sono scambiati intorno al 530 a.C. e che cosa raccontano le immagini. Incontri anche parole greche ancora vive oggi, come κεραμίδι, la tegola del tetto.

Argilla, tornio e fuoco

Nell’antica Grecia, quasi ogni casa usava vasi di argilla. Dentro si conservavano acqua, vino e olio d’oliva, e con essi si cucinava, si mangiava e si beveva. L’argilla cotta in greco si chiamava κέραμος (keramos). Da qui viene la parola “ceramica”.

Ad Atene, molti vasai lavoravano in un solo quartiere, il Κεραμεικός (Ceramico), il “quartiere dei vasai”. Ci andavano perché il piccolo fiume Eridano aveva una buona argilla sulle rive. L’antico viaggiatore Pausania raccontava un’altra storia sul nome: un eroe chiamato Ceramo. Il vasaio, il κεραμεύς, modellava l’argilla bagnata su una ruota che girava, il tornio o τροχός. Poi un pittore, lo ζωγράφος, decorava il vaso con la vernice nera, un’argilla finissima e liquida. I vasi greci non hanno uno smalto come i nostri piatti: la loro lucentezza viene da questa vernice.

Alla fine, i vasi entravano in un forno caldissimo, la fornace o κάμινος. La cottura aveva tre fasi. Prima entrava aria e tutto il vaso diventava rosso-arancio. Poi il vasaio chiudeva la fornace e la riempiva di fumo, così tutto il vaso diventava nero. Alla fine entrava di nuovo aria. L’argilla grezza tornava arancione, ma la vernice fine restava nera e lucida.

Figure nere: sagome scure sull’arancione

Il primo grande stile fu quello a figure nere. Il pittore disegnava le figure con la vernice, così dopo la cottura erano nere sull’argilla arancione. Poi incideva linee sottili nel nero con uno strumento appuntito. Queste linee mostravano occhi, capelli, muscoli e pieghe dei vestiti. A volte aggiungeva un po’ di rosso porpora o di bianco.

Nel VII secolo a.C., la città di Corinto era la prima produttrice e venditrice di vasi dipinti. I vasi corinzi mostrano spesso file di animali, come leoni e uccelli. Nel VI secolo a.C., Atene superò Corinto, e i vasi ateniesi a figure nere viaggiarono in tutto il Mediterraneo. Molti sono stati trovati in tombe etrusche in Italia.

Un tipo di vaso mantenne il vecchio stile molto a lungo. Alle Panatenee, la grande festa della dea Atena, i vincitori delle gare ricevevano grandi vasi, gli ἀμφορεῖς (anfore), pieni di olio d’oliva. Queste anfore premio mostrano Atena con la lancia e lo scudo. I pittori le decoravano a figure nere anche nel IV secolo a.C., quando quello stile era fuori moda da tempo.

Figure rosse: i colori si scambiano

Intorno al 530 a.C., alcuni pittori di Atene provarono qualcosa di nuovo: le figure rosse. Scambiarono i colori. Ora il pittore lasciava le figure del colore dell’argilla e copriva lo sfondo di vernice nera. Dopo la cottura, le figure erano rosso-arancio su uno sfondo nero lucido. Molti esperti pensano che la bottega di un vasaio di nome Andocide sia stata tra le prime a usarle, ma non ne siamo sicuri.

Perché era meglio? Con le figure nere, il pittore doveva incidere ogni dettaglio. Con le figure rosse, poteva disegnare i dettagli con il pennello. Un pennello sottile dava linee morbide per volti, mani, capelli e vestiti in movimento. Così le persone sui vasi a figure rosse sembrano più vive, e i pittori potevano mostrare corpi che si girano e si muovono.

Nel V secolo a.C. le figure rosse diventarono lo stile preferito di Atene. Alcuni dei vasi greci più belli del mondo sono di quest’epoca. Le botteghe ateniesi continuarono a produrre vasi a figure rosse fino alla fine del IV secolo a.C.

Che cosa ci raccontano i vasi

I vasi greci sono come un libro illustrato del mondo antico. Mostrano dei ed eroi dei miti, ma anche la vita di ogni giorno: atleti, soldati, musicisti, donne che vanno a prendere l’acqua, amici a una festa. La terracotta dura inoltre migliaia di anni. Anche quando un vaso si rompe, i cocci restano nel terreno, e gli stili cambiavano spesso. Per questo gli archeologi usano la ceramica per datare i luoghi dove scavano.

Alcuni artisti scrivevano il loro nome sui vasi. La parola ἔγραψεν significa “(lo) dipinse”, quindi indica il pittore. La parola ἐποίησεν significa “(lo) fece”. Di solito indica il vasaio, ma alcuni esperti pensano che possa indicare il proprietario della bottega. Pochi artisti, come Exekias, firmavano con entrambe le parole.

Ogni forma aveva un compito. L’idria serviva a portare l’acqua, la kylix era una coppa larga per bere e il cratere era un grande vaso per mescolare il vino con l’acqua. Oggi si possono vedere vasi greci nei musei di tutto il mondo, ad Atene, Londra, Parigi e New York.

Date chiave

  1. 7th c. BCCorinto è la prima città per produzione ed esportazione di ceramica dipinta.
  2. 6th c. BCAtene supera Corinto; le figure nere sono il suo stile principale.
  3. c. 530 BCPittori di Atene inventano la tecnica a figure rosse.
  4. 5th c. BCLe figure rosse sono lo stile preferito delle botteghe ateniesi.
  5. 340/339 BCUn’anfora premio delle Panatenee è ancora dipinta a figure nere.
  6. c. 300 BCLa pittura vascolare ateniese a figure rosse finisce.
  7. 1870Cominciano gli scavi al Ceramico di Atene.

Otto parole, ieri e oggi

Greco anticoGreco di oggiSignificato
vasaio
tegola
vaso a due anse
pittore
ruota, tornio
fornace
nero (μελάνι: inchiostro)
rosso (formale: ερυθρός)
A2

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