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Luoghi e monumenti

Il palazzo di Cnosso

Vicino alla città di Heraklion, a Creta, si trovano le rovine del più grande palazzo minoico: Cnosso. Aveva un grande cortile, una sala del trono, magazzini e pitture murali piene di colori. I Greci raccontavano una storia su di esso: qui, dicevano, c’era il Labirinto del Minotauro. In questa pagina camminerai nel palazzo, conoscerai l’uomo che lo ricostruì e imparerai parole greche che si usano ancora oggi.

Un palazzo intorno a un grande cortile

Cnosso si trova vicino alla città di Heraklion, sull’isola di Creta. Qui la gente visse per moltissimo tempo, dal 7000 a.C. circa fino all’epoca romana. Verso il 1900 a.C. i Minoici vi costruirono un grande palazzo. Fu danneggiato più di una volta e ricostruito. Dopo il 1450 a.C. circa vi abitarono Greci venuti dal continente, i Micenei.

Il palazzo ha quattro ali, cioè quattro parti, intorno a un grande cortile all’aperto. In greco il cortile si dice αυλή (in greco antico αὐλή). Intorno c’erano stanze per i capi, laboratori, piccoli santuari per gli dèi e sale per le feste. C’erano anche molti magazzini. Ognuno è una αποθήκη, la stessa parola che i Greci usano oggi per un ripostiglio o un deposito. Lì si conservava il cibo in alti vasi di terracotta.

La stanza più famosa è la Sala del Trono. Un sedile di pietra, un θρόνος, è appoggiato al muro, con panche di pietra su tre lati. Ai due lati ci sono grifoni dipinti, sdraiati. Il grifone, in greco γρύπας (in greco antico γρύψ), è un animale immaginario con il corpo di leone e la testa d’aquila. Chi sedeva su questo trono? Un re, una sacerdotessa o qualcuno che faceva la parte di una dea? Gli archeologi non sono ancora d’accordo.

Muri pieni di colori

I Minoici coprirono i muri del palazzo di pitture. Una pittura sul muro si chiama affresco, in greco τοιχογραφία. La parola è formata da τοῖχος, «muro», e γράφω, «scrivo, disegno».

Quando il palazzo fu scavato, si trovarono solo piccoli pezzi rotti delle pitture. Artisti che lavoravano per l’archeologo Arthur Evans, come il pittore svizzero Émile Gilliéron e suo figlio, che si chiamava anche lui Émile, rimisero insieme i pezzi e dipinsero le parti mancanti. Il famoso Principe dei gigli, un giovane che cammina tra i fiori, fu ricomposto nel 1905. Ma gli esperti non sono sicuri che tutti i suoi pezzi vengano dallo stesso dipinto.

Altre pitture mostrano dame con vestiti azzurri, giovani che saltano sopra un toro e delfini azzurri. Una copia dei delfini si trova in una stanza che Evans chiamò il Megaron della Regina. Μέγαρο (in greco antico μέγαρον) vuol dire grande sala, e oggi anche grande edificio importante, come una sala da concerti. Alcuni esperti pensano che i delfini fossero in realtà sul pavimento di una stanza al piano di sopra e che siano caduti quando l’edificio crollò. I veri pezzi degli affreschi sono conservati al Museo Archeologico di Heraklion.

Il Labirinto e il Minotauro

Gli antichi Greci raccontavano una storia famosa su Cnosso. Il re Minosse aveva un mostro, il Minotauro, con la faccia di toro e il corpo di uomo. L’abile costruttore Dedalo fece un edificio con così tante strade tortuose che nessuno riusciva a trovare l’uscita: il λαβύρινθος, il Labirinto. Minosse vi rinchiuse il Minotauro.

Atene doveva mandare a Creta sette ragazzi e sette ragazze, da dare al Minotauro. Un anno partì con loro l’eroe ateniese Teseo. La figlia di Minosse, Arianna, lo aiutò. Gli diede un gomitolo di filo. Teseo lo legò alla porta, trovò il Minotauro e lo uccise, poi seguì il filo e tornò fuori. Possiamo leggere questa storia in un libro di Apollodoro, uno scrittore vissuto molti secoli dopo la fine del palazzo.

Il palazzo era davvero il Labirinto? Molti pensano che la storia possa venire dal palazzo stesso, con i suoi corridoi bui e le sue tante stanze. Una tavoletta d’argilla di Cnosso, scritta nella scrittura chiamata lineare B, contiene la parola da-pu₂-ri-to, «labirinto». Alcuni studiosi collegano la parola a λάβρυς, una doppia ascia, un simbolo che si vede spesso nel palazzo. Ma questo legame non è sicuro.

Il palazzo di cemento di Evans e il sito oggi

Il sito fu scoperto nel 1878 da Minos Kalokairinos, un uomo di Heraklion. Poi l’archeologo britannico Arthur Evans comprò il terreno. Scavò lì dal 1900 al 1931 e trovò il palazzo, una parte della città intorno e le sue tombe.

Evans non si limitò a scavare. Ricostruì anche parti del palazzo in cemento armato, un materiale moderno. Rialzò colonne rosse e basse. In greco la colonna si dice κίονας (in greco antico κίων), ma nella lingua di tutti i giorni si dice κολόνα, una parola che viene dall’italiano. Rifece anche scale e piani superiori. Queste parti nuove aiutano i visitatori a immaginare il palazzo, ma mostrano le idee di Evans, e non sempre possiamo essere sicuri che siano giuste.

Oggi Cnosso è uno dei siti antichi più visitati della Grecia. Quasi tutto è in rovina; una rovina in greco si dice ερείπιο (in greco antico ἐρείπιον). Il Ministero greco della Cultura oggi si limita a consolidare e proteggere i vecchi muri. Nel 2025 Cnosso e altri cinque siti minoici sono entrati nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. L’UNESCO osserva che tutte le ricostruzioni di Evans sono ben documentate e chiede modi più chiari per mostrare ai visitatori che cosa è antico e che cosa è nuovo.

Date chiave

  1. c. 7000 BCI primi abitanti si stabiliscono a Cnosso.
  2. c. 1900 BCI Minoici costruiscono il primo palazzo.
  3. c. 1700 BCIl primo palazzo viene distrutto e se ne costruisce uno nuovo.
  4. c. 1450 BCIl palazzo è in parte distrutto; vi si stabiliscono Micenei venuti dalla Grecia continentale.
  5. 1878Minos Kalokairinos scopre il sito.
  6. 1900Arthur Evans comincia gli scavi a Cnosso.
  7. 1905Viene ricomposto l’affresco del Principe dei gigli.
  8. 2025Cnosso entra nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.

Otto parole, ieri e oggi

Greco anticoGreco di oggiSignificato
cortile
magazzino
trono
grifone
affresco, pittura murale
grande sala, palazzo
colonna (di solito: κολόνα, dall’italiano)
rovina
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