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Guerre e svolte

La civiltà micenea: il mondo di Agamennone

Molto prima dell’Atene classica, i Micenei governavano la Grecia continentale da palazzi potenti. Parlavano greco, lo scrivevano su tavolette d’argilla, seppellivano i loro sovrani con l’oro e costruivano mura così enormi che i Greci delle epoche successive dicevano che le avevano fatte dei giganti. In questa pagina scoprirai chi erano, che cosa hanno trovato gli archeologi a Micene e a Pilo, se Agamennone è esistito davvero e quali parole di quel mondo i Greci usano ancora oggi.

Chi erano i Micenei?

Circa 3600 anni fa, molto prima che Atene e Sparta diventassero famose, nella Grecia continentale nacque una ricca civiltà. I suoi abitanti li chiamiamo Micenei, dal nome della loro città più ricca, Micene (Μυκῆναι), nel nord-est del Peloponneso. Il loro mondo durò all’incirca dal 1600 al 1100 a.C., nella tarda età del bronzo, quando attrezzi e armi erano fatti di bronzo.

I Micenei parlavano una forma antica di greco: sono quindi i primi Greci di cui possiamo leggere le parole. Omero chiamava i Greci dell’età degli eroi Achei (Ἀχαιοί), e nei suoi poemi sono loro gli eroi che salparono per Troia. I Micenei impararono molto dalla più antica civiltà minoica di Creta, e la loro influenza arrivava dall’Asia Minore, dal Vicino Oriente e dall’Egitto fino al Mediterraneo occidentale.

Non esisteva un unico paese miceneo. C’erano diversi regni, ognuno con il suo palazzo: Micene e Tirinto in Argolide, Pilo in Messenia, Tebe in Beozia e altri. Ogni palazzo era il centro del governo, del commercio, dell’esercito e della religione per il territorio intorno.

Palazzi, sovrani e tavolette d’argilla

Al cuore di un palazzo miceneo c’era il mégaron (μέγαρον), una grande sala con un focolare rotondo al centro e quattro colonne di legno intorno. Era la sala del trono del sovrano. A Pilo, il palazzo costruito poco dopo il 1300 a.C. aveva più di 100 stanze al piano terra: abitazioni, laboratori e magazzini pieni di vasi.

Il sovrano aveva un titolo speciale, wanax, la parola che i Greci successivi scrivevano ἄναξ, «signore». Omero la usa ancora: Agamennone è «ἄναξ ἀνδρῶν», «signore di uomini» (Iliade 1,7). La parola greca moderna ανάκτορο, «palazzo reale», appartiene alla stessa famiglia. Omero chiama Agamennone anche βασιλεύς, la parola che è diventata l’attuale βασιλιάς, «re».

Gli scribi del palazzo tenevano i conti su piccole tavolette d’argilla, in una scrittura chiamata lineare B. Le tavolette registrano che cosa il palazzo possedeva, riceveva e distribuiva, e ci dicono molto su come funzionava uno stato miceneo. Le prime tavolette in lineare B della Grecia continentale furono trovate a Pilo nel 1939. Nel 1952 l’architetto Michael Ventris dimostrò che la scrittura era greca, partendo dal lungo lavoro della studiosa Alice Kober. Queste tavolette sono la scrittura greca più antica che conosciamo.

Mura di giganti, oro e tombe

I palazzi micenei sorgevano su colline, dentro mura enormi, le τείχη. Le pietre sono così grandi che i Greci delle epoche successive non credevano che le avessero spostate degli uomini. Il viaggiatore Pausania dice che le mura di Tirinto e di Micene erano opera dei Ciclopi (Κύκλωπες), i giganti con un solo occhio del mito. A Tirinto, scrive, una coppia di muli non riuscirebbe a smuovere nemmeno la pietra più piccola (Pausania 2,25,8). Gli archeologi chiamano ancora questo stile ciclopico: blocchi enormi e grezzi, con piccole pietre infilate negli spazi e senza malta. A Tirinto le mura arrivano a 8 metri di spessore e 13 metri di altezza.

L’ingresso principale di Micene è la Porta dei Leoni (Πύλη των Λεόντων), con due leoni di pietra scolpiti sopra il passaggio. Anche Pausania la vide (2,16,5). Fu aggiunta quando le mura furono ampliate, nel XIII secolo a.C.; gli studiosi propongono date tra il 1300 e il 1250 a.C. circa.

I Micenei costruivano anche tombe grandiose. Nel XVI secolo a.C. i sovrani venivano sepolti in profonde tombe a fossa con armi, coppe e maschere funebri d’oro. Più tardi le famiglie regnanti usarono le tombe a tholos (θόλος), camere rotonde di pietra con un’alta copertura a forma di alveare. La più famosa è il cosiddetto Tesoro di Atreo, che in realtà era una tomba. Non stupisce che Omero chiami Micene «πολύχρυσος», «ricca d’oro» (Iliade 11,46).

Agamennone: leggenda e prove

Nel mito greco, Micene era la città del re Agamennone, figlio di Atreo, che guidò i Greci contro Troia. L’Iliade di Omero racconta la sua lite con Achille, e la tragedia greca il suo assassinio al ritorno a casa. Ma è esistito davvero?

Nel 1876 l’uomo d’affari tedesco Heinrich Schliemann scavò dentro le mura di Micene e trovò le ricche tombe del Circolo A. Collegò una delle maschere d’oro ad Agamennone, e ancora oggi la chiamiamo «maschera di Agamennone». Oggi sappiamo che queste tombe a fossa risalgono al XVI secolo a.C., circa trecento anni prima dell’epoca in cui la tradizione colloca la guerra di Troia. Quindi la maschera apparteneva a un sovrano più antico. Le maschere d’oro sono oggi esposte al Museo Archeologico Nazionale di Atene.

Gli storici non sanno se Agamennone sia vissuto davvero, e non sono d’accordo su quanta storia ci sia nel racconto della guerra di Troia. È certo invece che verso il 1200 a.C. molti palazzi furono distrutti; il palazzo di Pilo bruciò in un grande incendio. Le cause sono ancora discusse: disordini, declino economico, spostamenti di popoli nel Mediterraneo e forti terremoti. Entro l’XI secolo a.C. il mondo miceneo era finito, ma il ricordo di «Micene ricca d’oro» continuò a vivere in Omero.

Date chiave

  1. c. 1600 BCInizia la civiltà micenea nella Grecia continentale.
  2. 16th c. BCI sovrani di Micene sono sepolti con l’oro nelle tombe a fossa dei Circoli A e B.
  3. c. 1300 BCViene costruito il palazzo di Pilo, centro di un regno che copre quasi tutta la Messenia.
  4. 13th c. BCLe mura di Micene vengono ampliate e si costruisce la Porta dei Leoni; si completano le mura di Tirinto.
  5. c. 1200 BCMolti palazzi vengono distrutti; il palazzo di Pilo brucia.
  6. 1876Heinrich Schliemann trova i tesori d’oro del Circolo A a Micene.
  7. 1939Carl Blegen e Konstantinos Kourouniotis riportano alla luce il palazzo di Pilo e il suo archivio in lineare B.
  8. 1952Michael Ventris dimostra che la lineare B scrive una forma antica di greco.

Otto parole, ieri e oggi

Greco anticoGreco di oggiSignificato
re
palazzo reale
grande sala (oggi: palazzo)
mura della città
porta
cupola, tomba ad alveare
oro (nel parlato: χρυσάφι)
carro (oggi anche carro armato)
B1

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